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Lo sai che? Si può annullare l’asta se il prezzo è troppo basso?

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2017

Se un immobile oggetto di esecuzione forzata viene venduto all’asta ad un prezzo molto più basso del suo effettivo valore l’asta può essere annullata?

Purtroppo, l’orientamento da ultimo preso dai tribunali di merito è incline a tutelare maggiormente il creditore procedente rispetto al debitore.

Il codice di procedura civile [1], in tema di espropriazione immobiliare, fissa una soglia oltre la quale il giudice non potrebbe disporre la vendita: egli può fissare un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di un quarto e, dopo il terzo tentativo di vendita andato deserto, fino al limite della metà. L’interpretazione della norma si sostanzia nel fatto che, laddove dovesse essere disposta una vendita per un prezzo inferiore di oltre la metà a quello stimato dal consulente all’interno della procedura esecutiva, si potrebbe eccepire la violazione della disciplina codicistica e chiedere l’estinzione della procedura, con l’annullamento di un’eventuale asta di aggiudicazione. Tuttavia, l’orientamento consolidato della giurisprudenza ritiene viceversa che, nell’ambito delle procedure esecutive immobiliari, la legge non limita il numero delle vendite, ma attribuisce al giudice dell’esecuzione la facoltà, dopo il quarto tentativo di vendita andato deserto, di fissare un prezzo base inferiore fino al limite di metà rispetto a quello precedente. Questo significa che, con questo orientamento, il giudice, fino a quando lo riterrà opportuno, potrà stabilire dei prezzi via via decrescenti di base d’asta con l’unico limite della soddisfazione delle spese esecutive per il creditore.  Di conseguenza, il prezzo d’asta potrebbe – per assurdo – ridursi fino a quando il giudice, valutate le spese sostenute dal creditore, decida di bloccare la vendita perché non più di interesse pubblico. Questo orientamento rischia di danneggiare gravemente il patrimonio del debitore che così lo vede disintegrarsi senza, tuttavia, estinguere il proprio debito. Inoltre, sul punto sarebbe violato anche l’articolo 164 bis delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie il quale prevede che quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo.  Ma, sempre secondo la giurisprudenza maggioritaria, il richiamo del debitore alla fattispecie in esame dell’articolo citato non è pertinente atteso che, tale disposizione, mira soltanto a tutelare le ragioni dei creditori nonché i costi della procedura esecutiva e ciò al fine di evitare che le procedure incardinate a seguito di pignoramento proseguano senza fine quando le stesse diventano inidonee a soddisfare i creditori e i costi dell’esecuzione. Pertanto, quello che si può dire al lettore è che, un’eventuale opposizione – già di per sé tardiva in quanto l’assegnazione è stata effettuata – non avrebbe, ad oggi, grosse possibilità di essere accolta.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla 

note

[1] Art. 591 cod. proc. civ.


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