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Come impugnare un testamento

12 febbraio 2017


Come impugnare un testamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 febbraio 2017



Come contestare il testamento falso, redatto dall’incapace o che lede le quote di legittima; i termini e le modalità per agire in tribunale.

È possibile impugnare un testamento per tre principali ragioni: o perché ritenuto falso (cioè scritto da un soggetto diverso da quello defunto o corretto e alterato da un’altra persona), o perché redatto dal defunto in un momento in cui non era capace di intendere e di volere (magari sotto dettatura di un terzo) o perché, pur essendo autentico e valido, ripartisce i beni secondo percentuali non conformi alla legge; in quest’ultimo caso si ha una lesione dei diritti dei cosiddetti «legittimari», quegli eredi cioè cui per legge spetta sempre una quota minima del patrimonio. Ma procediamo con ordine iniziando proprio da quest’ultimo caso.

Impugnare un testamento per lesione di legittima

Ciascuno degli eredi cui, per legge, spetta una percentuale minima del patrimonio del testatore, ha la possibilità di impugnare il testamento che non rispetti detta quota. In buona sostanza, scopo dell’erede sarà quello di mettere in discussione tutta la ripartizione dei beni effettuata dal defunto per verificare chi ha ricevuto di più e chi di meno e, all’esito di tale calcolo, ripristinare la propria quota di «legittima». Con tale azione si vanno a valutare anche le donazioni fatte dal defunto quando era ancora in vita: anche tali atti, infatti, potrebbero aver ridotto il patrimonio e, quindi, leso la legittima.

L’azione di reintegrazione della quota legittima si compone dei seguenti passaggi:

  • riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive;
  • restituzione da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive;
  • restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.

Prima di agire con l’azione di riduzione il legittimario deve rispettare questi due presupposti:

  • se è stato leso in termini di valore: accettare con beneficio d’inventario se deve agire nei confronti del legatario o del donatario che non è stato chiamato come erede (ovviamente il legittimario pretermesso non deve rispettare questo presupposto in quanto, essendo escluso dall’eredità, non è in condizione di accettarla);
  • il legittimario deve imputare alla propria quota legittima le donazioni ricevute e i legati a suo favore.

A poter agire sono solo i legittimari e non tutti gli eredi. In particolare si tratta di:

  • coniuge;
  • figli, anche adottivi, e loro discendenti;
  • genitori, nonni.

Prima di agire in giudizio contro gli altri eredi, l’interessato deve avviare il tentativo di mediazione, che è obbligatorio per tutte le cause in materia di successione. Se la mediazione fallisce è possibile rivolgersi al giudice. Se invece non viene esperita la mediazione, il giudice, alla prima udienza, dà un termine per provvedervi e, in difetto, rigetta la domanda per improcedibilità.

La causa deve essere effettuata entro il termine di 10 anni:

  • dall’apertura della successione se la lesione deriva da donazioni;
  • dall’accettazione dell’eredità se la lesione deriva da disposizioni testamentarie.

Quando la domanda di riduzione è accolta dal giudice, il legittimario ottiene una sentenza che dichiara inefficaci nei propri confronti le disposizioni testamentarie e le donazioni che hanno leso la sua quota legittima.

Leggi anche Come impugnare un testamento per lesione di legittima.

Impugnazione del testamento dell’incapace

È possibile impugnare il testamento redatto da persona che, nel momento in cui lo ha scritto, era incapace di intendere e volere. Non c’è bisogno che quest’ultima fosse stata interdetta o inabilitata dal tribunale; è sufficiente anche una momentanea situazione di incapacità come in caso di ubriacatura, effetto di farmaci o droghe, una patologia mentale poi venuta meno, ecc.

Chiunque vi ha interesse può impugnare il testamento redatto da una persona incapace ma lo deve fare entro il termine massimo di 5 anni dal giorno in cui sono state eseguite le disposizioni testamentarie, pena la sua prescrizione. È sempre necessaria la previa mediazione davanti a un organismo abilitato.

Chi intende impugnare il testamento per incapacità deve dimostrare, con ogni mezzo di prova, in modo rigoroso e specifico, l’assoluta impossibilità del testatore di autodeterminarsi nel momento in cui ha redatto il testamento. È possibile impugnare per incapacità anche il testamento redatto davanti al notaio (cosiddetto «testamento pubblico»), non avendo quest’ultimo il compito di investigare sulle effettive capacità di intendere e volere del proprio cliente.

Come impugnare un testamento falso

Chi intende impugnare un testamento perché lo ritiene falso, ossia scritto da soggetto diverso del defunto oppure successivamente alterato da altra persona, deve dimostrare la difformità della grafia del testamento con quella dell’effettivo testatore. Spetta, quindi, a chi contesta l’autenticità del testamento dare prova delle proprie affermazioni. È questo l’ultimo orientamento della Cassazione.

Anche in questo caso il termine per impugnare il testamento è di 5 anni dall’apertura della successione, pena la prescrizione dell’azione. È sempre necessaria la previa mediazione davanti a un organismo abilitato.

Lo stesso tipo di azione può essere intrapresa quando, ad esempio, si contestino alcuni elementi del testamento come la data di redazione, il che potrebbe essere essenziale per dimostrare, ad esempio, che a quel testamento ne è seguito un secondo modificativo.

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