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Lo sai che? Ingiurie contro l’onore delle persone: la Cassazione dice le parolacce

Lo sai che? Pubblicato il 30 ottobre 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 ottobre 2012

La Cassazione ha ripreso in mano l’elenco delle parolacce di uso comune e si sta divertendo a ricordare cosa possa dirsi ingiuria e cosa no. Ecco un paio di esempi divertenti.

Costituisce ingiuria gridare “architetto del cazzo” all’indirizzo di un uomo senza che questi abbia posto un comportamento tale da giustificare una reazione così violenta. Non si scherza con la legge neanche quando si è arrabbiati. E la Cassazione non ammette scuse. Secondo infatti una recente sentenza della Suprema Corte [1], l’ingiuria – e quindi la sanzione penale – scatta anche nel proferire frasi che, per quanto volgari, sono ormai entrati nel  lessico comune (per quanto triste) come, appunto, quella in commento.

Ancora, ricorda la Cassazione [2], che può costituire ingiuria anche la frase “femmina senza palle”: un’espressione – secondo la Corte – da intendere nel senso traslato dell’essere privi di una personalità matura e consapevole.

Ricordiamo che per aversi ingiuria è necessario:

– offendere l’onore o il decoro di una persona

– che la persona sia presente al momento dell’azione lesiva.

Non è necessaria la presenza di una pluralità di persone. Se, infatti, la frase viene comunicata a più persone ricorre il differente reato della diffamazione.

 

note

[1] Cass. sent. n. 33221 del 23.08.2012.

[2] Cass. sent. n. 24964 del 18 aprile-21 giugno 2012.


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