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Lo sai che? Si può suonare il pianoforte a qualsiasi ora?

Lo sai che? Pubblicato il 6 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 marzo 2017

Il pianoforte, per quanto dolce e melodiosa possa essere la sua musica, non può essere suonato sempre. Vediamo cosa dice la Cassazione in merito.

Pianoforte: può essere suonato a tutte le ore?

Chopin, Mozart, Beethoven: la loro musica sfida il tempo e la storia. Ma si scontra anche con la legge: già… perché, per quanto soavi e bellissime possano essere le loro melodie, la Corte di Cassazione è stata chiara: se l’immissione di rumore non supera il limite consentito, l’uso del pianoforte non può essere impedito ma occorre l’insonorizzazione e una limitazione di orario.

L’occasione che ha spinto i Giudici a pronunciarsi è stata loro fornita da due ragazze che, studiando al conservatorio, trascorrevano molto tempo a suonare il pianoforte, senza limiti di orario, disturbando, così, una coppia di vicini di casa meritevoli, quindi, di essere risarciti dei danni morali e biologici. Ciò non significa, tuttavia, che il pianoforte non possa essere suonato: l’importante è limitare l’orario. Il limite di tollerabilità previsto dal codice civile [2], infatti, non deve essere visto con carattere assoluto, ma relativo, tenendo conto delle peculiarità del caso concreto. In pratica, se il rumore non supera il limite consentito e avviene negli orari stabiliti, non è possibile vietare al musicista di esercitarsi.

Pianoforte: qual è il limite da rispettare?

Ma qual è esattamente il limite da rispettare? La regola di base per tutti i rumori – e quindi anche per quelli musicali – è quella secondo cui è vietato oltrepassare il normale rumore di fondo di 5 decibel durante le ore diurne e di 3 decibel in quelle notturne, fermo restando il divieto di suonare, come è ovvio che sia durante le ore di riposo.

In molti condomini, per evitare litigi, è lo stesso regolamento condominiale a prevedere quali siano gli orari entro i quali è consentito suonare lo strumento musicale. Se così non è, è possibile dare riferimento al regolamento di polizia urbana, cioè un documento emanato dal Comune di competenza, che prescrive orari e soglie di tollerabilità in base alla zona geografica. Generalmente gli orari consentiti per poter suonare sono compresi tra le 9 e le 12 del mattino e le 16.30 fino alle 19/20 di sera.

note

[1] Cass. sent. n. 9434 dell’11.06.2012.

[2] Art. 844 cod. civ.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile

Sentenza 11 giugno 2012, n. 9434

Data udienza 5 aprile 2012

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETTI Giovanni Battista – Presidente

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere

Dott. LANZILLO Raffaella – rel. Consigliere

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22147/2010 proposto da:

(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS);

– intimati –

Nonche’ da:

(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dagli avvocati (OMISSIS), (OMISSIS) giusta delega in atti;

– ricorrenti incidentali –

contro

(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta delega in atti;

– controricorrenti all’incidentale –

avverso la sentenza n. 86/2010 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA, depositata il 04/02/2010; R.G.N. 23/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 05/04/2012 dal Consigliere Dott. RAFFAELLA LANZILLO;

udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega;

udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso rigetto di entrambi i ricorsi.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 27 giugno 1994 (OMISSIS) e (OMISSIS), in proprio e quali rappresentanti legali dei figli minori (OMISSIS) e (OMISSIS), hanno convenuto davanti al Tribunale di Chieti i coniugi (OMISSIS) ed (OMISSIS), che abitavano l’appartamento al piano soprastante al loro, lamentando intollerabili immissioni di rumore poiche’ le due figlie dei convenuti, allieve del Conservatorio, si esercitavano costantemente al pianoforte.

Gli attori hanno chiesto la condanna dei convenuti ad eseguire opere di insonorizzazione; a cessare dall’uso del pianoforte o a limitarlo a determinate ore del giorno ed a risarcire i danni biologici e morali, nonche’ i danni patrimoniali subiti da (OMISSIS), che svolgeva in un locale attivita’ professionale.

I convenuti hanno resistito alle domande, contestando ogni responsabilita’.

Nel corso del giudizio, in esito a molteplici domande di provvedimenti di urgenza, sono state disposte quattro perizie d’ufficio sull’entita’ delle immissioni di rumore.

Il processo e’ stato interrotto per la morte del convenuto, (OMISSIS), e successivamente riassunto.

Con sentenza n. 1092/2005 il Tribunale ha imposto ai convenuti di suonare il pianoforte solo in determinati orari e li condannati al risarcimento dei danni nella misura di euro 25.000,00 complessivi, con integrale compensazione delle spese di CTU e parziale compensazione delle altre spese di causa.

Proposto appello da entrambe le parti, le cause sono state riunite.

La Corte di appello dell’Aquila ha confermato la condanna emessa in primo grado, incrementando a lire 28.750,00 la somma dovuta in risarcimento dei danni, oltre agli interessi ed al pagamento delle spese processuali.

Gli attori in primo grado propongono sei motivi di ricorso per cassazione.

Resistono gli intimati con controricorso, proponendo a loro volta due motivi di ricorso incidentale, a cui resistono i ricorrenti principali con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con il primo motivo i ricorrenti principali denunciano violazione dell’articolo 112 cod. proc. civ., assumendo che Corte di appello ha pronunciato la sentenza esclusivamente nei confronti di (OMISSIS) ( (OMISSIS)) e di (OMISSIS), omettendo di menzionare, sia nell’intestazione della sentenza, sia nella motivazione e nel dispositivo, i due figli, (OMISSIS) e (OMISSIS) (OMISSIS), che pure sono indicati come parti del giudizio di appello ed hanno anch’essi chiesto una somma in risarcimento dei danni.

1.1.- La censura e’ fondata, ma non giustifica l’annullamento della sentenza impugnata, trattandosi di mero errore materiale, palesemente irrilevante ai fini della decisione. La Corte di appello, come gia’ il Tribunale, ha proceduto alla liquidazione dei danni determinando l’importo dovuto ai danneggiati in un’unica somma “che complessivamente ammonta a euro 28.750,00”, senza alcun riferimento alle posizioni personali.

Trattasi di liquidazione cumulativa, sulla quale non esplica alcuna influenza l’omessa, specifica menzione dei due figli, poiche’ da alcun dato risulta che, in mancanza del suddetto errore, sarebbe stato liquidato ai ricorrenti un importo diverso e superiore.

Ne’ gli attori avevano differenziato le rispettive domande di risarcimento dei danni non patrimoniali.

2.- Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione dell’articolo 844 cod. civ. sul rilievo che la Corte di appello, pur avendo accertato tramite le CTU svolte nel corso del giudizio che le immissioni di rumore superano il limite dei 40 decibel, nonche’ il livello differenziale di 5 decibel fra il rumore ambientale e quello di fondo, non ha inibito ai convenuti l’uso del pianoforte, ma solo ha confermato i limiti di orario: misura non sufficiente ad eliminare il disturbo, tenuto anche conto della situazione dei luoghi.

3.- Con il terzo motivo denunciano anche violazione dell’articolo 32 Cost. e del D.P.C.M. 1 marzo 1991, nonche’ omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, poiche’ la Corte di appello ha valutato la tollerabilita’ delle immissioni in base ai parametri contenuti nel suddetto d.p.c.m., che e’ applicabile solo ai rapporti fra privati e pubblica amministrazione e non ai rapporti fra privati, poiche’ prevede margini di tolleranza piu’ ampi (5 decibel differenziali fra rumore ambientale e rumore di fondo).

4.- I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati perche’ connessi, sono inammissibili sotto piu’ profili, oltre che non fondati.

In primo luogo i ricorrenti richiamano a supporto delle loro doglianze il D.P.C.M. del 1991 e le relazioni di CTU esperite nel corso del giudizio, senza dichiarare di avere prodotto i suddetti atti e documenti unitamente al fascicolo allegato al ricorso; senza specificare se essi siano stati comunque prodotti, come siano contrassegnaiti e dove siano reperibili fra gli altri atti e documenti di causa, si’ da consentirne alla Corte di cassazione il controllo, come prescritto a pena di inammissibilita’ dall’articolo 366 cod. proc. civ., n. 6, con riguardo agli atti ed ai documenti sui quali il ricorso si fonda (Cass. civ. 31 ottobre 2007 n. 23019; Cass. civ. Sez. 3, 17 luglio 2008 n. 19766; Cass. civ. S.U. 2 dicembre 2008 n. 28547, Cass. civ. Sez. Lav, 7 febbraio 2011 n. 2966, fra le tante).

In secondo luogo le censure di vizio di motivazione sono affette da insanabile contrasto logico, non potendo la denunzia di omessa motivazione coesistere con quella di motivazione insufficiente e contraddittoria in quanto, come desumibile dalla formulazione alternativa e non congiuntiva delle ipotesi in questione nell’articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, una motivazione mancante non puo’ essere insufficiente e men che mai contraddittoria. L’insufficienza e la contraddittorieta’ presuppongono che una motivazione, della quale appunto ci si duole, risulti comunque formulata (Cass. civ. Sez. 2, 26 gennaio 2004 n. 1317; Cass. civ. Sez. 3, 1 aprile 2011 n. 7575, fra le altre).

In terzo luogo l’individuazione delle misure che appaiono idonee, nel singolo caso, a contemperare le esigenze dei proprietari confinanti spetta alla valutazione discrezionale del giudice, da compiersi caso per caso, tenuto conto degli interessi in discussione e non richiede necessariamente che venga imposto il divieto di svolgere l’attivita’ rumorosa, ove le immissioni possano essere contenute tramite diversi rimedi. La Corte di appello ha accertato – sulla base delle numerose consulenze tecniche di ufficio, esperite in sede cautelare e di merito – che le immissioni sonore hanno superato i limiti di tollerabilita’ nel solo vano soggiorno dell’abitazione degli attori e non sempre ae continuativamente (cfr. sentenza, p. 5-6, e accertamenti della seconda consulenza (OMISSIS)); che esse sono provocate da esigenze di studio delle figlie dei convenuti e che questi hanno eseguito opere di insonorizzazione per ridurre il disturbo.

Ha correttamente motivato la soluzione accolta in base al principio, piu’ volte affermato da questa Corte, per cui il limite di tollerabilita’ di cui all’articolo 844 cod. civ. non ha carattere assoluto, ma relativo, e deve essere fissato tenendo conto delle peculiarita’ del caso concreto (Cass. civ. 25 agosto 2005 n. 17281, fra le altre).

Il riferimento ai parametri fissati dal decreto del 1991 non ha avuto efficacia determinante della decisione, in quanto detti parametri sono stati richiamati per giustificare l’incremento della somma attribuita in primo grado agli attori in risarcimento dei danni; non per trame conseguenze in ordine ai rimedi contro le emissioni, in relazione ai quali la Corte – applicando i principi di cui all’articolo 844 cod. civ. – ha ritenuto sufficienti i limiti di orario imposti all’uso del pianoforte dalla sentenza di primo grado.

Trattasi di valutazione che attiene al merito della vertenza; che risulta congruamente e logicamente motivata, oltre che oggettivamente condivisibile, e che pertanto non e’ suscettibile di riesame in questa sede di legittimita’.

5.- Il quinto motivo, con cui i ricorrenti denunciano violazione degli articoli 91 e 92 cod. proc. civ. e vizi di motivazione, nella parte in cui I/ha confermato la parziale compensazione delle spese del giudizio di primo grado, e’ manifestamente infondato.

Premesso che nella specie e’ applicabile il testo dell’articolo 92 anteriore alle modifiche introdotte dalla Legge 28 dicembre 2005, n. 263 (legge applicabile solo ai procedimenti instaurati successivamente al 1 marzo 2006), la valutazione circa l’opportunita’ o meno di compensare le spese processuali e’ affidata al potere discrezionale del giudice di merito e non e’ suscettibile di ricorso per cassazione se non per violazione di legge, restando limitato il sindacato di legittimita’ ad accertare che non risulti violato il principio per cui le spese processuali non possono essere poste neppure parzialmente a carico della parte vittoriosa.

Quanto al resto, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca, sia in presenza di altre giuste ragioni – che in base alla legge applicabile al giudizio il giudice di merito non ha l’obbligo di specificare – puo’ essere disposta la compensazione delle spese (Cass. civ. 17 novembre 2006 n. 24495; Cass. civ. 6 ottobre 2011 n. 20457, fra le piu’ recenti).

6.- Con il sesto motivo i ricorrenti lamentano ancora violazione dell’articolo 91 cod. proc. civ. e delle norme in tema di tariffe forensi, sul rilievo che la Corte di appello ha fortemente ridotto le somme liquidate in loro favore a titolo di diritti e di onorari, senza motivare sul punto ed incorrendo nella violazione dei minimi tariffari inderogabili ai sensi della Legge 13 giugno 1942, n. 794, articolo 24.

6.1.- Il motivo e’ fondato limitatamente alla denunciata violazione degli importi minimi di tariffa, violazione che risulta oggettivamente dimostrata nel ricorso tramite la trascrizione delle voci esposte in parcella e di quelle corrispondenti ai minimi.

La sentenza impugnata deve essere per questa parte cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito, liquidando in favore dei ricorrenti euro 508,00 per spese vive, euro 1.882,00 per i diritti ed euro 2.500,00 per onorari, in luogo delle somme liquidate dalla Corte di appello, e cosi’ in totale euro 4.890,00; oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali, a norma di legge.

7.- Con il ricorso incidentale i ricorrenti denunciano violazione degli articoli 2043 e 2059 cod. civ., in relazione all’articolo 844 cod. civ., nonche’ violazione dell’articolo 2697 cod. civ., ed omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione, sul rilievo che la Corte di appello ha quantificato i danni subiti dagli attori nella misura di euro 2.500,00 all’anno, moltiplicando tale somma per l’intero periodo intercorso fra la data della proposizione della domanda introduttiva del giudizio (giugno 1994) e la data della pubblicazione della sentenza di primo grado (novembre 2005), senza tenere alcun conto del fatto che l’uso del pianoforte e’ stato loro inibito nel 1997, con provvedimento di urgenza, e che il divieto e’ rimasto in vigore fino al deposito della sentenza di primo grado; sicche’ le immissioni sonore si sono verificate solo per un periodo di tempo molto ridotto.

7.1.- I motivi non sono fondati.

La Corte di appello ha espressamente dichiarato di avere tenuto conto dei periodi di “relativa sospensione delle emissioni sonore, presto riprese con modalita’ e frequenza anche maggiori, quindi con rinnovaita carica lesiva, e comunque per oltre la meta’ delle ore diurne giornaliere” (p. 8), ed ha proceduto alla quantificazione del danno in via equitativa anche sulla base di tale premessa.

Trattasi di valutazione di merito non suscettibile di riesame in questa sede di legittimita’ (anche ad omettere ogni indagine circa il fatto che l’interruzione dell’uso del pianoforte sia stata effettivamente osservata per tutto il periodo indicato: circostanza che i ricorrenti principali contestano e che comunque non risulta essere stata sottoposta all’attenzione della Corte di appello).

8.- Il ricorso incidentale deve essere rigettato.

9.- Considerato l’esito della controversia ed il rigetto della massima parte dei motivi del ricorso principale, oltre che del ricorso incidentale, si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione, decidendo i ricorsi riuniti, accoglie il sesto motivo del ricorso principale e rigetta gli altri motivi e il ricorso incidentale.

Cassa la sentenza impugnata in redazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna i resistenti a pagare ai ricorrenti, in rimborso delle spese del giudizio di appello, la somma complessiva di euro 4.890,00, di cui euro 508,00 per spese vive, euro 1.882,00 per diritti ed euro 2.500,00 per onorari, oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge. Compensa le spese del giudizio di cassazione.


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