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La raccomandata inviata a casa dell’ex fidanzato è valida?

13 Febbraio 2017


La raccomandata inviata a casa dell’ex fidanzato è valida?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2017



Le notifiche eseguite a casa del precedente convivente, dopo la rottura dell’unione, sono illegittime.

Non ha alcun valore la notifica fatta a casa dell’ex fidanzato se il rapporto sentimentale si è rotto e la convivenza è cessata. In tal caso l’atto si considera come se non fosse mai arrivato al destinatario e privo di qualsiasi effetto. È quanto chiarito dalla Corte d’Appello di Roma con una recente sentenza [1].

Il nostro codice di procedura civile stabilisce che la consegna delle raccomandate da parte del postino o degli atti notificati a mano dall’ufficiale giudiziario può avvenire solo nei confronti del familiare convivente. La convivenza, peraltro, deve essere «stabile» e non può limitarsi a un semplice rapporto di ospitalità temporanea. Chi si trasferisce a casa del compagno o della compagna può ricevere, in tale luogo, la corrispondenza, a patto che vi trasferisca anche la residenza anagrafica. Ma la cessazione della convivenza, unita anche al trasferimento della stessa residenza, fa venire meno la validità della notifica che, pertanto, si considera come mai avvenuta; e ciò vale anche se l’ex fidanzato/a ha accettato la busta dal postino e firmato l’avviso di consegna. Non rileva, dunque, il fatto che, a conti fatti, il postino abbia consegnato la busta al precedente partner, ma l’effettività della conoscenza da parte del destinatario, conoscenza che non può dirsi presunta se il rapporto sentimentale è venuto ormai meno.

Quindi, ad esempio, una multa, una cartella di pagamento da parte dell’Agente della riscossione esattoriale, un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, un decreto ingiuntivo o qualsiasi altro atto giudiziario non produrrà alcun effetto se c’è stata la rottura del fidanzamento. Rottura che andrà, comunque, dimostrata (ad esempio tramite la testimonianza dell’ex). La conseguenza è di tutto rilievo: dall’atto non può scaturire alcuna conseguenza per il destinatario (posto che questi non ne ha mai avuto conoscenza) e non saranno legittimi gli atti compiuti successivamente alla notifica come, ad esempio, un pignoramento, un fermo auto, un’ipoteca, ecc.

Attenzione però: il destinatario non deve impugnare l’atto la cui notifica è nulla sostenendo di non averne avuto notizia: difatti, la circostanza che questi contesti la notifica è una tacita confessione di averla invece ricevuta (come ci si può opporre a qualcosa di cui non si è a conoscenza?). Dunque, egli dovrà attendere la successiva mossa della controparte e, solo allora, sostenere di non aver mai ricevuto alcun previo avvertimento.

note

[1] C. App. Roma, sent. del 12.10.2016.

I precedenti

Tribunale Teramo, sez. lav., 12/10/2016, n. 639

Nel caso di consegna dell’atto a mani di famigliare sottoscrittosi nello spazio a fianco della casella, barrata, destinata all’indicazione del “familiare convivente” nell’avviso di ricevimento – in luogo che, tuttavia, all’esito dell’istruttoria, non sia risultato coincidere né con la residenza, né con la dimora del destinatario della notifica -, deve ritenersi inoperante la presunzione di conoscenza dell’atto da parte del destinatario, essendo per contro la notifica affetta dal vizio della violazione della disposizione dell’art. 139, comma 2, c.p.c. relativa alle persone a cui può essere effettuata la consegna dell’atto, essendo quelle indicate nella disposizione stessa legittimate a ricevere la notifica solo in quanto effettivamente conviventi.

Consiglio di Stato, sez. V, 07/10/2016, n. 4132

E’ nulla la notifica dell’atto introduttivo del giudizio al controintereressato se effettuata mediante copia a mani a familiare convivente senza l’avvenuta attestazione dell’ufficiale giudiziario, di cui all’art. 139 c.p.c., che l’atto è stato consegnato nella residenza del destinatario.

Tribunale Bari, sez. III, 30/09/2016, n. 4937

Non può operare la presunzione di cui all’art. 139, comma 2, c.p.c., che presuppone che la notifica sia stata richiesta ed effettuata presso la residenza del destinatario, per cui le persone che per varie ragioni si trovino al suo interno, specie se legate da stretti rapporti di parentela consegnino a loro volta il plico o l’atto al suo destinatario, alla diversa ipotesi di notificazione effettuata nel diverso luogo di residenza di un parente stretto (fratello), che lo ha ricevuto in qualità di familiare convivente.

Cassazione civile, sez. II, 24/09/2015, n. 18951

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, eseguita mediante consegna dell’atto a persona di famiglia che conviva, anche temporaneamente, con il destinatario, il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario e abbia preso in consegna l’atto da notificare, onde non è sufficiente, per affermare la nullità della notifica, la mancata indicazione della qualità di convivente sull’avviso di ricevimento della raccomandata, il cui contenuto, in caso di spedizione diretta a mezzo piego raccomandato, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, del Dlgs 546/1992, e quello prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria e non già quello previsto dall’articolo 139 c.p.c..

Cassazione civile, sez. VI, 17/04/2015, n. 7830

La presunzione prevista dall’art. 139, comma 2, c.p.c., secondo cui in assenza del destinatario nella casa di abitazione nel Comune di sua residenza, la consegna effettuata ad una persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, deve ritenersi sufficiente, presuntivamente, ad integrare l’avvenuta consegna dell’atto, presuppone che la notifica sia stata richiesta ed effettuata presso l’abitazione del destinatario (esclusa, nella specie, la validità della notifica di un verbale di infrazione al codice della strada che era stata eseguita in luogo diverso dalla residenza del contravventore e nelle mani della madre, presso la residenza di quest’ultima. Il contravventore aveva dedotto di aver trasferito la residenza circa un anno prima della notifica del verbale e che tale trasferimento era stato registrato. Inoltre, la madre non era familiare convivente ed il messo notificatore aveva omesso di ricercare il destinatario dell’atto presso la sua residenza o domicilio).

Cassazione civile, sez. trib., 11/07/2014, n. 15973

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, eseguita mediante consegna dell’atto a persona di famiglia che conviva, anche temporaneamente, con il destinatario, il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l’atto da notificare, onde non è sufficiente, per affermare la nullità della notifica, la mancata indicazione della qualità di convivente sull’avviso di ricevimento della raccomandata, il cui contenuto, in caso di spedizione diretta a mezzo piego raccomandato, ai sensi dell’art. 16, comma 3, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, è quello prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria e non già quello previsto dall’art. 139 cod. proc. civ.


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