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Agenzia delle Entrate: come comportarsi se ti fa domande

13 febbraio 2017


Agenzia delle Entrate: come comportarsi se ti fa domande

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 febbraio 2017



In caso di accertamento e di invito al contribuente a presentarsi presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate o di controlli presso la sede del contribuente, le domande a sorpresa sono illegittime.

L’Agenzia delle Entrate non può chiedere al contribuente di presentarsi presso gli uffici a fornire chiarimenti sulla propria posizione fiscale e, una volta lì, fargli invece “domande a sorpresa”, volte a raccogliere elementi utili per l’accertamento fiscale. Anche l’interrogatorio va condotto secondo regole ben precise fissate dalla legge. Dunque, in tutti questi casi, il contribuente può rifiutarsi di rispondere e chiedere un termine per fornire i chiarimenti per iscritto o a mezzo di un proprio difensore. È quanto ricorda la Commissione Tributaria Regionale di Reggio Emilia [1] che, in questo, non fa che ribadire i principi già espressi dalla Cassazione. Ma procediamo con ordine.

Nel corso dei controlli fiscali – tanto di quelli che si svolgono presso la sede del contribuente, tanto di quelli che avvengono presso gli uffici dell’amministrazione – spesso gli ispettori richiedono informazioni di vario tipo ai contribuenti. È difatti potere del fisco, che sta eseguendo una verifica, presentare al contribuente una serie di domande per avere chiarimenti sulla sua situazione economica e reddituale, su eventuali movimentazioni sospette, su pagamenti ricevuti o effettuati, su documenti rivenuti presso la sua sede, ecc. Insomma, tutto ciò che può essere utile per verificare se vi è regolarità o evasione fiscale può formare oggetto di interrogatorio. Le risposte vengono così verbalizzate e – in molti casi – sono successivamente utilizzate per giustificare l’accertamento fiscale. Tale potere spetta tanto all’Agenzia delle Entrate nel momento in cui chiama il contribuente innanzi all’ufficio, tanto agli ispettori della finanza all’atto dell’accesso presso la sede dell’impresa o dello studio professionale o del negozio. Ma tutto ciò può avvenire rispettando il diritto del contribuente di difesa e il principio di buona fede, elementi fondamentali del moderno Stato di diritto. Questo significa che è illegittimo il comportamento dell’agenzia delle Entrate che sottopone al contribuente un interrogatorio a sorpresa, senza cioè prima avergli anticipato su cosa verteranno le domande. Per cui, in tali casi, le risposte date d’impulso dall’interessato, magari frettolosamente e solo per dimostrare la propria fede (nella paura – come spesso succede – che il rifiuto possa creare problemi superiori) non possono invece essere utilizzate a base della successiva rettifica del reddito.

Come deve comportarsi l’Agenzia delle Entrate in caso di interrogatorio? Un comportamento corretto è quello di informare il contribuente, prima dell’incontro, sui motivi dei chiarimenti richiesti, invitandolo a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento.

In particolare l’Agenzia delle entrate deve fornire al contribuente:

  • un preavviso mediante raccomandata con avviso di ricevimento o con il messo notificatore;
  • la possibilità di farsi rappresentare da un terzo delegato (che è un vero e proprio diritto del contribuente, non a discrezione dell’ufficio);
  • la possibilità, a fronte delle richieste, di fornire risposte entro un termine non inferiore a 15 giorni.

Pertanto, se queste regole non vengono rispettate e solo una volta davanti all’ispettore, il contribuente riceve domande a sorpresa, questi può rifiutarsi di rispondere e riservarsi di farlo in un termine da assegnarsi, non inferiore a 15 giorni.

È molto importante, in ogni caso, rispondere alle domande del fisco o presentare i documenti di cui è stata richiesta l’esibizione – seppur con le accennate regole – poiché, in caso contrario, tutto ciò che non viene eccepito e documentato in sede di confronto amministrativo, non può poi essere utilizzato in caso di ricorso davanti al giudice.

Ricordiamo infine che l’Agenzia delle Entrate può inviare ai contribuenti dei questionari relativi a dati e notizie di carattere specifico rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti.

L’ufficio può invitare ogni altro soggetto ad esibire o trasmettere, anche in fotocopia, atti o documenti fiscalmente rilevanti concernenti specifici rapporti intrattenuti con il contribuente e a fornire i chiarimenti relativi.

note

[1] CTP Reggio Emilia, sent. n. 38/2/2017.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Mi pare che tutti i diritti e gli obblighi del contribuente siano esposti in ogni atto dell’Ade di default. Inoltre, visto che non vale la prova testimoniale, si può parlare di colloquio più che di interrogatorio. Le affermazioni del contribuente possono essere variate e sostenute o confutate con documentazione o argomentazioni concludenti. Forse proporre un atteggiamento rilassato può portare nella gran parte dei casi ad una valutazione condivisa e più aderente alla realtà

  2. io, sono stato fregato una volta dall’agenzia delle entrate, da contribuente onesto e in buona fede, ho accettato mio malgrado di rispondere senza indugi e in buona fede ad rispodere alle loro domande pagando a caro prezzo la mia sincera, chiara e corretta buona fede – Da quel momento tra me e l’agenzia delle entrate è nata una guerra , ogni volta che provano a vessarmi è guerra, li porto ad affrontare financo i tre gradi di giudizio, piuttosto pago i legali tributari ma a loro non concedo più neanche un centesismo di euro

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