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Ferie arretrate, servono per la pensione?

13 Febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Febbraio 2017



Le ferie non godute al termine del rapporto aumentano l’ammontare dei contributi utili per ottenere la pensione? 

Vorrei dimettermi per ottenere la pensione anticipata: ho 6 mesi di ferie arretrate, sono utili per il calcolo dell’anzianità o, essendo pagate, alzano solo il montante della pensione?

L’unico modo per includere le ferie arretrate nelle settimane utili per il diritto alla pensione è accordarsi con l’azienda e godere di tutte le ferie residue in modo effettivo. Ad esempio, se al momento delle dimissioni avanzano 6 mesi di ferie, il lavoratore può optare, dietro accordo col datore di lavoro, per prorogare le dimissioni di 6 mesi e, nel mentre, smaltire tutte le ferie rimanenti.

Se il lavoratore non gode delle ferie residue ma ne riceve la liquidazione al momento della cessazione del rapporto (la fine del rapporto di lavoro è uno dei pochi casi in cui è possibile monetizzare le ferie), queste aumentano soltanto la misura della pensione, ma le settimane non incrementano i periodi di contribuzione.

Pensione anticipata: contributi necessari

In assenza di accordo col datore di lavoro per lo smaltimento delle ferie, dunque, è necessario valutare attentamente quali sono, anno per anno, i contributi necessari per ottenere la pensione anticipata, considerato che le ferie non godute non sono utili ad aumentare il requisito contributivo per questo trattamento.

In particolare, i contributi necessari per ottenere la pensione anticipata sono:

  • nel triennio 2016-2018, 42 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini);
  • nel biennio 2019-2020, 43 anni e 2 mesi;
  • nel biennio 2021-2022, 43 anni e 5 mesi;
  • nel biennio 2023-2024, 43 anni e 8 mesi.

Questi requisiti possono cambiare se la speranza di vita effettivamente riscontrata dall’Istat differisce dagli adeguamenti automatici previsti dalla Legge Fornero: ad esempio, è molto probabile che il requisito di 42 anni e 10 mesi resti inalterato anche nel biennio 2019-2020, perché si è riscontrato un decremento dell’aspettativa di vita.

Ferie non godute e contributi

Se si raggiungono i requisiti per la pensione anticipata anche senza necessità di computare i mesi di ferie aggiuntivi, il godimento delle ferie residue non è necessario, dato che la retribuzione dovuta sulla liquidazione delle ferie fa parte dell’imponibile previdenziale, dunque la misura della prestazione aumenta nella stessa maniera anche se le ferie non sono fruite effettivamente (peraltro, i contributi sulle ferie non godute devono essere liquidati dall’azienda a prescindere dalla cessazione del rapporto, precisamente entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione).

Se, invece, i requisiti per la pensione si raggiungono soltanto includendo i periodi non goduti, è necessario smaltirli prima della cessazione del rapporto perché vengano considerati ai fini del diritto alla prestazione (tralasciamo, per non divagare, il diritto del dipendente al risarcimento del danno per le ferie non godute entro l’anno di maturazione, come confermato da una recente sentenza della Cassazione [1]).

Ferie non godute e preavviso

Bisogna però considerare, a questo proposito, l’incidenza del periodo di preavviso.

Il periodo di preavviso, secondo quanto disposto dal Codice Civile [2], non può essere computato nelle ferie. Questo lasso di tempo, che intercorre dalla comunicazione di recesso (licenziamento o dimissioni) sino al momento dell’effettiva cessazione, difatti, ha la funzione di evitare che la risoluzione immediata del contratto comporti un pregiudizio per l’altra parte.

Conseguentemente, durante il preavviso la prestazione lavorativa deve essere eseguita regolarmente: diversamente, la parte che decide di recedere senza rispettare il periodo di preavviso deve indennizzare l’altra, anche se si tratta del lavoratore.

Se, nonostante quanto previsto dal Codice Civile (e dai principali contratti collettivi), avviene comunque la fruizione delle ferie durante il preavviso, il periodo viene prorogato in misura corrispondente alle ferie godute.

Le ferie, alla pari delle altre assenze tutelate, come quelle per malattia, sospendono infatti il decorso del preavviso, che riprende inalterato al termine dell’astensione dal lavoro: questo perché durante tale periodo il rapporto è ancora attivo e sono applicabili tutte le regole attinenti. Peraltro, durante il preavviso, poiché le parti conservano tutti gli obblighi e diritti derivanti dal contratto di lavoro, maturano regolarmente anche i ratei relativi alle ferie ed ai permessi (come chiarito da una nota sentenza della Cassazione [3]).

Tuttavia, il soggetto che riceve la comunicazione di risoluzione del rapporto di lavoro (in questo caso il Suo datore di lavoro) può volontariamente rinunciare al preavviso, per un periodo corrispondente alle ferie da fruire. La rinuncia al preavviso, difatti, non deve per forza riguardare l’intero periodo, come previsto dal contratto applicato in base ad anzianità e livello d’inquadramento, ma può riguardare anche le sole giornate di ferie. Lo stesso ragionamento è valido anche per i permessi retribuiti maturati, di qualunque tipologia siano (Rol, ex-festività, etc.).

La rinuncia al preavviso, che può essere anche disposta in un accordo a firma di entrambe le parti, è espressamente prevista da diversi contratti collettivi, compreso quello dei dipendenti pubblici.

Ferie non godute e pensione: smaltirle o liquidarle?

Riassumendo quanto esposto, nel caso del lettore e, in generale, di chi ha maturato parecchie ferie residue ed è prossimo alla pensione:

  • se il periodo di ferie residue non è necessario per raggiungere i requisiti della pensione anticipata (o della diversa tipologia di pensione), non è indispensabile richiederne il godimento al termine del rapporto;
  • se invece il periodo di ferie serve per ottenere il requisito di anzianità contributiva per la pensione, allora, prima di dimettersi, sarà indispensabile trovare un accordo con l’azienda che ne contempli lo smaltimento nel rispetto del periodo di preavviso, o con espressa rinuncia al preavviso da parte dell’azienda;
  • ad ogni modo, bisogna considerare che il preavviso è computato a tutti gli effetti nell’anzianità contributiva utile alla pensione: bisogna dunque effettuare un’attenta valutazione dei requisiti, che consideri non solo le ferie, ma anche la durata di quest’ultimo periodo, per stabilire il momento adatto in cui chiedere le dimissioni.

note

[1] Cass. sent. n.1756/2016.

[2] Art. 2109 Cod. Civ.

[3] Cass. sent. n. 14646/2001.


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