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Che cos’è il carpooling?

6 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 marzo 2017



BlaBlaCar, Zego, BringMe o GoGoBus: sono sempre di più le compagnie di carpooling. Ma di cosa si tratta? E quali vantaggi offre?

 

Carpooling: cos’è?

È probabile che il titolo di questo pezzo non faccia venire in mente proprio nulla a molti di noi. E allora vi dò qualche indizio in più: a cosa pensate se dico BlaBlaCar, Zego, BringMe o GoGoBus Esatto, per carpooling si intende proprio questo, la condivisione dell’auto tra privati. Un business nato da circa 10 anni ma che è sempre più sulla cresta dell’inda, con fatturati stratosferici e numeri a 6 zeri.

L’obiettivo principale è quello di ridurre i costi di spostamento e, non a caso, il carpooling è uno degli ambiti di intervento della cosiddetta mobilità sostenibile, proprio perché riduce il numero di auto in circolazione con effetti benefici su inquinamento, congestione stradale e necessità di infrastrutture.

Carpooling: come funziona?

BlaBlaCar si inserisce in questo contesto: è la più grande community al mondo di carpooling per le tratte interurbane. Ma come funziona? Il principio di partenza è quello secondo cu se due o più persone devono percorrere la stessa tratta, possono farlo con una macchina anziché con due o più, viaggiando insieme. ecco, quindi, che basta andare sul sito, trovare il passaggio inserendo la città di partenza e di arrivo e la data che interessa. Il pagamento può essere effettuato con carta di credito, PayPal o in contanti. La compagnia prevede anche un sistema di feedback: significa che il viaggiatore può inserire sul sito, al termine del viaggio, la sua opinione (come si è trovato con il conducente, se ha trovato comodo il servizio, se lo riutilizzerebbe, ecc…).

Servizio analogo a quello BlaBlaCar è Zego che funziona grazie a un’app, con la quale si chiede un passaggio istantaneo, suggerendo un rimborso spese, che però è liberamente contrattabile e pagabile con carta o PayPal (è previsto un costo a titolo di commissione, pari a un quinto della somma pattuita), senza che i rimborsi ricevuti possano costituire una fonte di reddito professionale per il driver (cioè per chi guida). Lo scopo, infatti, è sempre quello di condividere amichevolmente spese e costi di viaggio.

Per chi volesse approfittare “pullman pooling”c’è GoGoBus: ci si prenota on line, da computer, tablet o smartphone, scegliendo la destinazione. Si può trattare sia di una meta già presente in elenco ma si può anche proporne una nuova sulla base di un evento che si ritiene di pubblico interesse. Poiché il viaggio viene confermato solo se e quando le adesioni raggiungono la quota minima di 19 passeggeri, al momento della prenotazione non si paga nulla. I tragitti collegano tutta la Penisola.

Carpooling: attenzione a non confonderlo con…

Non manca chi confonde il carpooling con  il car sharing o il ride sharing. Facciamo chiarezza: il ride sharing è il trasporto di terzi da parte di un privato con un’auto di proprietà, con o senza scopo di lucro. Compagnie che offrono questo servizio sono Uber e Lyft. Mentre il car sharing è l’autonoleggio a tempo di un’automobile di proprietà di terzi.

Carpooling: quali sono i vantaggi?

Molti i vantaggi offerti da questa soluzione:

  • ottimizzazione delle risorse: automobili che non circolano vuote ma al completo, con più persone a bordo, meno investimenti in nuove infrastrutture, il viaggio può essere pianificato in poche ore;
  • risparmio economico: a testa si spende molto meno per carburante, olio, pneumatici, pedaggi, costi di parcheggio, ecc…;
  • riduzione dell’inquinamento, poiché i mezzi in circolazione diminuiscono.

 

Carpooling: qual è la normativa di riferimento?

Non c’è una legge specifica che disciplina il carpooling per cui su applicano lenorme previste per il trasporto di cortesia, caratterizzato dalla mancanza di qualsiasi vincolo negoziale per il soggetto che lo effettua.

Dal punto di vista assicurativo, il Codice delle Assicurazioni stabilisce che la normale rca auto obbligatoria copre anche i danni subiti dai terzi trasportati [1].

note

[1] In particolare, il Codice delle Assicurazioni (d. lgs. n. 209 del 07.09.2005 e successive modificazioni) stabilisce all’art. 141, co. 1, che «salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo di legge, fermo restando quanto previsto all’articolo 140, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento dell’eventuale maggior danno nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile civile, se il veicolo di quest’ultimo è coperto per un massimale superiore a quello minimo».

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