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Che fare se per errore non mi costituisco parte civile?

7 marzo 2017


Che fare se per errore non mi costituisco parte civile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2017



Mal consigliato, non mi sono costituito parte civile in un processo. Temo che, se perderò la causa, verrò denunciato dal mio avversario per calunnia. Potrebbe accadere?

Sicuramente, il lettore ha commesso un errore non costituirsi parte civile (avrebbe eventualmente sempre potuto rinunciare a richiedere il risarcimento) ed a non farsi rappresentare da un avvocato.

Detto questo, che è un fatto al quale adesso non si può porre rimedio (il processo penale è fatto di tempistiche precise entro le quali determinati atti devono essere compiuti), prevedere l’esito di una causa, in un senso piuttosto che l’altro, è questione ardua, rischiando la previsione di rivelarsi non corretta. Con tutte le cautele del caso, la vicenda potrebbe chiudersi con una pronuncia di assoluzione per l’avversario del lettore. Infatti, per il nostro codice di procedura penale, per potersi emettere sentenza di condanna, è necessario che la responsabilità dell’imputato venga provata oltre ogni ragionevole dubbio [1]. Senza addentrarci in inutile tecnicismi la dicitura “oltre ogni ragionevole dubbio” sta a significare che , per potersi emettere sentenza di condanna, è necessario che quella proposta dall’accusa (il pm) sia la ricostruzione dei fatti più coerente e logica possibile e resistente – da un punto di vista logico-giuridico – alla eventuale diversa ricostruzione dei fatti proposta dall’imputato.

Detto questo, comunque, in linea teorica, nulla esclude che il giudice ritenga poco convincenti le argomentazioni dell’imputato (e dei testimoni) e, invece, particolarmente incisive e più credibili quelle del lettore. Difficilmente il lettore sarà risentito.

Quanto, infine,  alla possibilità che egli possa essere denunciato per calunnia, è una eventualità possibile, ma non necessariamente negativa. Spieghiamoci meglio: nel momento in cui il lettore dovesse essere processato perché ritenuta responsabile di aver falsamente denunciato il suo avversario sapendolo innocente (è in questi casi che si configura la calunnia: denuncio una persona per un reato mentre so che la stesso è innocente) avrà la possibilità, difendendosi in quel processo, di far emergere la reale dinamica dei fatti come si sono realmente svolti. In questo modo potrebbe far emergere circostanze che, a causa della mancata presenza come parte civile nel processo a carico dell’aversario, non sono emerse. Tutto questo, pur non avendo effetto diretti nel processo a carico di quest’ultimo (quello instaurato sulla base della denuncia del lettore, per intenderci) potrebbe, ove si consideri l’ipotesi che la sentenza potrebbe ancora non essere  definitiva (perché il pm ha appellato la sentenza di assoluzione di primo grado) rimescolare le carte.

In conclusione, il consiglio da dare è il seguente: attendere (non ha altra scelta) la decisione del giudice per quanto riguarda il processo a carico dell’avversario. Nella malaugurata ipotesi in cui il lettore dovesse essere poi denunciato per calunnia, approntare una strategia difensiva tale da far emergere, anche a mezzo di testimoni – ove ce ne siano – la reale dinamica della vicenda. In questo modo potrebbe sia dimostrare la sua innocenza rispetto alla calunnia sia, indirettamente, far emergere la falsa ricostruzione della vicenda fornita dall’avversario.

Un’ultima specificazione per completezza: l’imputato non può essere accusato di falsa testimonianza. Ha il diritto di difendersi anche mentendo.

 

 Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 533 cod. proc. pen.


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