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È valido il testamento con cui si lascia tutto al figlio?

7 marzo 2017


È valido il testamento con cui si lascia tutto al figlio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 marzo 2017



Il mio patrigno ha nominato mamma usufruttuaria di tutti i beni immobili e erede il figlio. Il mio fratellastro si è impossessato di tutto. È valido questo testamento?

Il testamento non può disporre di tutti i beni dell’asse ereditario in quanto la legge assicura ai successori legittimi una quota, indisponibile per lo stesso de cuius (soggetto deceduto), detta anche quota necessaria. Per successori legittimi, o legittimari, la legge intende quei soggetti legati al testatore da un vincolo di sangue o da un rapporto di coniugio, com’è nel caso della madre del lettore: si tratta del coniuge, dei figli e degli ascendenti [1]. Il codice civile [2] in tema di quote riservate ai legittimari prevede che se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge. Pertanto, un terzo dell’asse ereditario non potrà essere intaccato dal testamento olografo in oggetto che, così strutturato, ha leso la quota legittima della madre in quanto lo stesso poteva disporre – come quota disponibile – del solo (rimanente) terzo dell’eredità. Per meglio chiarire, nel caso di specie, la legge prevede:

  • 1/3 per la quota legittima della madre,
  • 1/3 per la quota legittima del fratellastro,
  • 1/3 per la quota disponibile del testatore.

In tal modo, in presenza del testamento, al fratellastro potevano (e potranno) cadere in successione i 2/3 dell’asse ereditario, mentre il restante terzo ricadrebbe (ricadrà) sulla madre.

Per determinare l’ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti; successivamente, si riuniscono fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione o testamento, secondo il loro valore determinato, e sull’asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre.

Oltre alla quota di eredità, al coniuge del defunto spetta in ogni caso il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Pertanto, il diritto di abitazione riconosciuto alla madre del lettore nel testamento non verrà conteggiato nella divisione dell’asse ereditario. Pertanto, al fine di reintegrare la quota di legge violata dal testatore, occorrerà esercitare la cosiddetta azione di riduzione [3] e volta a far dichiarare invalida la parte di testamento che ha generato la lesione stessa.

Il consiglio che si può dare, al fine di salvaguardare il rapporto con il figlio del de cuius, mantenendo dei rapporti quantomeno civili, è quello di risolvere la questione in maniera bonaria, magari facendo ragionare il soggetto, onde evitare dispendiose perdite di tempo e denaro. Tuttavia, se non dovesse funzionare, l’unica via rimarrebbe quella dell’azione giudiziaria per far dichiarare al giudice chiamato in causa la lesione stessa e ottenere la richiesta riduzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla 

note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Art. 542 cod. civ.

[3] Artt. 553 e ss. cod. civ.


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1 Commento

  1. Scusate ma la persona che ha posto il quesito non è figlio del de cuius… Quindi non ha alcun diritto a succedere…

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