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San Valentino, il diritto della donna a rovinare l’uomo

14 febbraio 2017


San Valentino, il diritto della donna a rovinare l’uomo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 febbraio 2017



Disinnamorarsi è un diritto, ma se a questa presa di consapevolezza corrisponde anche il destino – non solo sentimentale, ma anche economico – di un’altra persona, non si tratta più di diritto, ma di potere.

Innamorarsi è una fortuna, disinnamorarsi un diritto: ma se la fine dell’amore è causata da una scelta della moglie, sull’uomo non ricadono solo le tristi conseguenze sentimentali. Per come è ancora scritta la nostra legge, si può dire che la donna ha il potere di “rovinare” l’uomo economicamente. Come? Molto semplice.

Immaginiamo una coppia, marito e moglie, dove lei non lavora e lui, invece, ha un reddito di 1.800 euro al mese. La coppia ha due figli ancora in età scolare e una casa di proprietà dell’uomo. Un giorno, lei si rende conto di non amare più il marito, glielo comunica e gli chiede di andarsene di casa. Lui non ne vuole sapere: sostiene che, trattandosi di una decisione non sua, è piuttosto la moglie a dover traslocare. Così la donna si rivolge al giudice. All’esito della causa di separazione, il tribunale riconosce alla moglie:

  • il diritto a vivere nella casa coniugale insieme ai figli: figli che il padre potrà vedere due o tre volte a settimana;
  • il diritto a un assegno di mantenimento per sé di circa 300/400 euro;
  • il diritto a ricevere il mantenimento per i figli di circa 500/600 euro;
  • il diritto a ottenere il 50% delle spese straordinarie per i figli.

Risultato: dalla scelta –premeditata o meno –di porre fine al matrimonio, la donna si ritrova, da nullatenente che era prima del matrimonio, ad avere:

  • casa ove vivere;
  • figli con sé;
  • un totale di circa 1.000 euro come contributo per il proprio mantenimento e quello dei figli.

Il marito, invece, che magari era ancora innamorato della moglie, è costretto a:

  • distaccarsi dagli amati figli;
  • vedere i figli solo in giorni prestabiliti;
  • vivere con meno della metà del reddito che guadagna;
  • andare via dalla propria casa e sostenere le spese di un affitto o un nuovo mutuo;
  • sentirsi contattato ogni volta che c’è una spesa straordinaria.

San Valentino è proprio il momento giusto per chiedersi se questo sia davvero amore…

Esiste un diritto a “disinnamorarsi”? Immaginiamo che la moglie dica al marito che non lo ama più. È responsabile e subisce l’addebito?

Assolutamente no. L’addebito consegue solo alla violazione di doveri matrimoniali come la fedeltà o la coabitazione. È diritto di ciascun coniuge lasciare l’altro perché non lo ama più. Con la conseguenza – anche se può sembrare paradossale e ingiusto – che se a non essere più innamorata è la moglie, e questa ha un reddito inferiore a quello del marito, l’uomo sarà costretto a pagarle il mantenimento e, in presenza di figli, a lasciarle la casa coniugale dove questa andrà a vivere con i bambini, fino alla loro indipendenza economica.


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10 Commenti

  1. … se la casa coniugale è una villetta di due o 3 appartamenti: La definizione di casa coniugale si applica all’intera casa… !! (quando si guasta qualcosa paga Lui… dopotutto la casa è sua.)
    (?Ma non c’e’ scritto nel CC ‘Il proprietario è colui che ne gode liberamente’…? mahh)

    E se ci porta un altro uomo devi dimostrare che lui gli passa dei soldi, per chiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento… eddaveddé se poi la giudice te la concede.

    1. Si dice che:
      la donna è il sesso debole; che nel posto di lavoro è discriminata; in politica occupa meno cariche del maschio, ecc….. mi pare che la parità dei diritti rivendicata dalla donna è solo una grande presa in giro, in realtà esse hanno sempre governato nell’ambito familiare e condizionato la società civile. Come sempre dimostrato dalla cosidetta giustizia italiana e non solo è il maschio ad essere discriminato. Poi ci lamentiamo delle tragedie familiari.

  2. scusa ma mi sembra una articolo delirante….

    PS.conosco uomini che vedono di più i migli da separati dovendo esercitare (per forza) il diritto di visita

    che in costanza di matrimonio…

    1. L’articolo non è affatto delirante, caso mai il delirio lo stai manifestando pienamente tu e pretestuosamente. Mi sembra logico che il marito, in quanto lavora per portare il reddito e che quindi stia di più lontano dalla famiglia, veda di conseguenza di meno anche i figli.
      Caso mai queste leggi ad hoc per voi vi consentono, durante la lontananza del marito, di trovare l”amore” nuovo per poi dichiarare che non si ama più il poveraccio di turno con tutte le conseguenze morali ed economiche che gli piovono in testa. Facile vero?

  3. sono 25 anni che pago gli alimenti alla ex moglie ed a mia figlia 28 anni una perennemente disoccupata e l’altra studente universitaria,bene io credo che finche’ non chiudero gli occhi per lasciare questo mondo saro’ costretto a pagare questa tassa.possibile che non ci siano altre possibilita d’uscita?

    1. Se il marito e’ quello che lavorava e portava il reddito a casa mi sembra abbastanza logico che vedesse meno i figli. La tua e’ una stupida e faziosa osservazione. Noi non ci siamo girati il cervello caso mai voi state esercitando pesantemente una prerogativa di favoritismo assoluto rovinando piu’ della meta’ delle famiglie sotto l’alibi ” non ti amo piu”…certo il piu’ delle volte le donne sono adultere e il laviretto gli viene piu’ bene proprio perche’ il marito e’ fuori al lavoro. Vergogna!!!

  4. Bisognerebbe aggiungere che , visto che la donna nn lavora ha diritto al patrocinio gratuito e i tribunali solitamente danno torto ai mariti perche altrimenti pesano sulle casse dei tribunali stessi e il marito si ritrova a dover pagare le sue spese legali e anche quelle delle ex mogli ! In pratica si ritrovano a spendere anche quel poco che gli rimarrebbe per campare in spese legali …

  5. Considerando tutte le esperienze coniugali si può certamente affermare che il matrimonio è un contratto capestro per l’uomo e che il nostro ordinamento giuridico ancora non è stato aggiornato al nuovo stato di fatto sociale. Pertanto finché i patti matrimoniali non saranno equi per entrambi, perché rischiare? Al di là della dottrina ipocrita clericale, conviene la convivenza. Prendere una casa in fitto con contratto a firma congiunta dei conviventi e la pacchia per le donne finisce immediatamente.

    1. Tutto puo’ funzionare finche’ non ci sono figli di mezzo, ma se per disgrazia ce ne sono, la donna e’ sempre tutelata dalle leggi vigenti e siamo incastrati comunque…

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