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Tirocinio giudiziario e pratica possibili contemporaneamente

15 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2017



Illegittimo il provvedimento del Coa che subordina la validità del tirocinio ad un previo semestre di pratica forense.

Importanti chiarimenti giungono dalla giurisprudenza amministrativa in materia di riconoscimento dello stage formativo presso gli uffici giudiziari. Si parla cioè di quel tirocinio nei tribunali italiani introdotto dal cosiddetto decreto del fare [1], che consente ai laureati in giurisprudenza, dopo l’espletamento di un periodo della durata di 18 mesi di affiancamento ad un magistrato formatore, di accedere ad una serie di vantaggi espressamente previsti dalla legge. Tra questi: l’accesso al concorso in magistratura ordinaria, il diritto ad una borsa di studio nei limiti delle risorse individuate annualmente dal Ministero, la convalida di un anno di pratica forense o notarile oppure di un anno di frequenza di una scuola superiore per le professioni legali (Sspl). Esso infine costituisce titolo di preferenza per la nomina a giudice onorario e a vice procuratore onorario, nei concorsi indetti dall’amministrazione della giustizia, dall’Avvocatura dello Stato e da altre amministrazioni statali. Tali vantaggi sono conseguibili solo al termine dei 18 mesi e previo rilascio dell’attestato di compiuto tirocinio con esito positivo.

Nonostante l’espressa previsione, una parte dei Consigli dell’Ordine degli Avvocati interpretavano la norma in modo restrittivo, sostenendo che il vantaggio della riduzione di un anno del periodo complessivo di pratica forense fosse subordinato al previo svolgimento di un periodo di praticantato semestrale presso uno studio legale. O comunque che, in costanza di tirocinio con il magistrato, la pratica forense eventualmente svolta non avesse valore. Il che costringeva il tirocinante “farista” a dover comunque attendere la fine dei 18 mesi in tribunale per poter completare gli ulteriori mesi mancanti di pratica con un avvocato ed accedere così all’esame di abilitazione per la professione forense.

La vicenda

Con proprio atto, pubblicato online in data 26 ottobre 2016, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna subordinava ad uno dei praticanti iscritti la validità dello stage di 18 mesi presso l’ufficio giudiziario, già espletato, al previo svolgimento di un periodo di praticantato semestrale presso uno studio legale. Ciò ai fini del riconoscimento dell’anno di pratica forense. Tale regola era il frutto di un’interpretazione analogica fatta dal Coa di una disposizione in vigore per un altro tipo di tirocinio, sempre svolto presso gli uffici giudiziari e disciplinato dal regolamento sull’attività di praticantato del praticante avvocato [2]. Quest’ultimo tirocinio riguarda esclusivamente la pratica forense e rappresenta una modalità alternativa di svolgimento della stessa affiancando un magistrato nei tribunali, anziché un avvocato, per un periodo non superiore a 12 mesi.

Con tale provvedimento il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna vanificava il beneficio previsto dalla legge [1] privando il tirocinante “farista” dell’importante sconto esercitabile sulla durata della pratica forense.

La diversità dei tirocini e l’annullamento del provvedimento del Coa

L’interpretazione del Coa felsineo è da ritenersi errata. A confermare tale tesi è intervenuto il Tar della Regione Emilia Romagna [3]. Innanzitutto il giudice amministrativo ha sottolineato la diversità dei due istituti formativi, ribadendo che solo lo stage ex art. 73 ha una disciplina di carattere autoapplicativo, non essendo previsto alcun regolamento attuativo successivo, ed osservando come il decreto del fare abbia previsto espressamente l’equiparazione di tale stage ad un anno di pratica legale o notarile senza imporre requisiti o oneri preliminari.

Peraltro il legislatore ha espressamente riconosciuto che la pratica forense supplementare possa essere svolta contemporaneamente allo stage giudiziario [4].

Alla luce di tali considerazioni il Tar ha annullato i provvedimenti illegittimi del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna, ricordando che è prerogativa del legislatore statale disciplinare l’accesso alle professione, e non degli enti.

Il tirocinio giudiziario introdotto dall’art. 73 decreto del fare [1] non è incompatibile con lo svolgimento simultaneo della pratica forense presso uno studio legale, fermi restando i doveri di astensione contemplati dalla legge e la compatibilità dei tempi da dedicare ad entrambi i percorsi formativi. Gli ulteriori sei mesi di pratica forense possono svolgersi, pertanto, in concomitanza al tirocinio giudiziario. È da annullare il provvedimento col quale un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati subordini la validità della riduzione di un anno della pratica forense all’ulteriore svolgimento di un semestre successivo allo stage giudiziario.

note

[1] Art. 73 D. Lgs. 69/2013.

[2] D.M. 58/2016.

[3] TAR Emilia-Romagna sent. n. 57/17, del 01.02.17.

[4] Art. 73, co. 10, D. Lgs. 69/2013.


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