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Si può sorpassare se la linea sulla strada è cancellata?

15 febbraio 2017


Si può sorpassare se la linea sulla strada è cancellata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2017



Lecito il sorpasso, anche in prossimità di un incrocio, se la segnaletica è inadeguata o contraddittoria.

Il conducente che, in presenza di un incrocio, sorpassa un’altra auto non può essere contravvenzionato se la segnaletica con il divieto di invadere l’altra corsia non è presente e se anche la linea di mezzeria è cancellata dall’usura e dalla pioggia. La multa è dunque nulla e non va pagata. È quanto chiarito dal tribunale di Siena con una recente sentenza [1].

È vero, l’amministrazione proprietaria della strada non è sempre tenuta a collocare la segnaletica, né è responsabile per quegli incidenti che, pur in assenza di cartelli stradali, potevano essere evitati usando l’ordinaria diligenza (leggi Il Comune è responsabile se non mette i cartelli stradali); solo laddove la situazione di pericolo risulta nascosta e imprevedibile, la P.A. è tenuta ad avvertire in anticipo i conducenti con obblighi e divieti ai margini della carreggiata, rispondendo in caso contrario dei danni conseguenti ad eventuali sinistri. Ma ciò non significa che l’automobilista possa essere multato se compie una manovra che non viene esplicitamente proibita da alcun cartello stradale. Questo significa che l’omessa collocazione della segnaletica, anche se non obbligatoria, fa sì che non si possa rimproverare alcuna colpa al conducente. L’amministrazione, insomma, non può richiedere il rispetto di ciò che non risulta pubblicizzato mediante segnalazione.

La legge [2] sancisce che, ai fini della validità della multa, è necessario che la violazione sia stata commessa consapevolmente dal trasgressore, cioè con coscienza e volontà, e sia determinata quantomeno da colpa. Per cui, la mancata apposizione dei cartelli stradali in prossimità di un incrocio e la presenza di una striscia continua ormai cancellata dalla pioggia e perciò contraddittoria, rende esente da qualsiasi responsabilità l’automobilista: il suo comportamento, infatti, pur in violazione del codice della strada, non si può dire voluto e consapevole. Non avendo potuto prendere cognizione del divieto, egli era in buona fede. Ma il tutto a condizione, comunque, che la situazione di pericolo (l’incrocio) non fosse visibile e che, comunque, la manovra non possa qualificarsi come «pericolosa»: in tali casi, infatti, sussiste un obbligo per il conducente di adeguare sempre la propria condotta di guida alle condizioni concrete della strada e al pericolo eventuale. In altre parole, solo la buona fede salva dalla multa.

Nel caso di specie, da un lato, l’intersezione non era segnalata, dall’altro, la presenza della striscia longitudinale discontinua di separazione dei sensi di marcia, risultava incongruente e inadeguata; ma, in ogni caso – cosa che è più importante – il sorpasso non appariva pericoloso per gli altri conducenti, non essendo visibile l’incrocio.

note

[1] Trib. Siena, sent. n. 90 del 24.01.2017.

[2] Art. 3 L. 689/1981.

Repubblica Italiana

Tribunale Ordinario di Siena

In Nome del Popolo Italiano

all’udienza del 24/01/2017

il giudice

dott.ssa Linda Pattonelli

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa n. … tra le parti:

M.V. (C.F.) e A.C., con il patrocinio dell’avv. …, elettivamente domiciliato in VIA …,

presso il difensore avv. …

COMUNE DI S.

RICORRENTI

RESISTENTE CONTUMACE FATTO E PROCESSO

Il sig. M.V. e la sig.ra A.C. hanno proposto appello avverso la sentenza n. …, emessa in data 04/03/13 e depositata in data 06/05/13, con cui il Giudice di Pace di Siena ha rigettato il ricorso in opposizione proposto dagli odierni appellanti avverso la sanzione amministrativa irrogata a loro carico dalla Polizia Municipale di S. con il verbale di contestazione n. …, notificato ai ricorrenti, il primo in qualità di conducente e la seconda in qualità di comproprietario, rispettivamente in data 05/12/12 e in data 18/12/12, per la violazione dell’art. 148, commi 12 e 16 CdS, asseritamente commessa in data 14/11/12, allorquando il sig. V., a bordo del motoveicolo tg …, mentre percorreva viale X, giunto all’altezza dell’intersezione non regolata con via Y, ha intrapreso la manovra di sorpasso sulla sinistra di un’autovettura mentre questa stava effettuando la manovra di svolta a sinistra, entrandovi in collisione. Hanno dedotto, in particolare, gli appellanti, quali motivi a sostegno della proposta impugnazione, l’errata valutazione delle risultanze processuali e l’errata ricostruzione ed interpretazione dei fatti da parte del giudice di prime cure, atteso che:

– il luogo del sinistro non avrebbe dovuto essere qualificato come intersezione stradale, bensì come accesso;

– via Y, del resto, avrebbe dovuto considerarsi quale strada privata;

Sentenza 90/2017

– e in ogni caso, quand’anche il luogo fosse ritenuto un’intersezione, essa non sarebbe stata segnalata e comunque non sarebbe stata visibile a causa della presenza di stalli di sosta, di un albero e dell’uscita di un distributore di carburante, talché non avrebbe potuto rinvenirsi l’elemento soggettivo della colpa nella condotta tenuta dal conducente al momento del sinistro.

Il Comune resistente, pur destinatario di regolare notifica, non si è costituito ed all’udienza del 30/06/14, fissata per la prima comparizione delle parti, è stato dichiarato contumace.

Istruita la causa con le produzioni documentali e l’acquisizione del fascicolo del giudizio di primo grado, la causa è stata discussa all’udienza del 24/01/17 avanti al giudice nuovo assegnatario del fascicolo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’appello merita accoglimento, dovendosi dichiarare l’illegittimità della sanzione irrogata, per i motivi di seguito esposti.

Corretta appare, invero, la pronuncia impugnata nella parte in cui qualifica il luogo del sinistro – e della contestata infrazione – quale intersezione, atteso che, come affermato dagli stessi ricorrenti nel ricorso in prime cure (pag. 3 ricorso), viale X è una strada comunale mentre via Y è una strada privata ad uso pubblico e a sfondo chiuso, e che, secondo la definizione di legge (art. 3, comma 1, n. 1), CdS), costituisce “intersezione a raso” “l’area comune a più strade”, intendendosi per “strada” l’area ad uso pubblico destinata alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali”. Né, del resto, proprio per la pacifica funzionalità ad uso pubblico di via Y, l’area in questione può essere definita quale “accesso”, per tale intendendosi, alla luce della nozione di cui all’art. 44 Regolamento di esecuzione ed attuazione del nuovo codice della strada, “a) le immissioni di una strada privata su una strada ad uso pubblico;b) le immissioni per veicoli da un’area privata laterale alla strada di uso pubblico”, e non anche le immissioni di una strada ad uso pubblico su una strada comunale.

Parimenti immune da censure appare l’affermazione, contenuta nella pronuncia del giudice onorario, in ordine all’insussistenza di alcun obbligo, per l’ente comunale proprietario della strada, di apposizione di segnalazioni in prossimità delle intersezioni, ciò non imponendo gli artt. 39 e 40 CdS, né tantomeno l’art. 112 Regolamento esecuzione che, con riferimento alle strade urbane quale quella in esame, riserva all’autorità la valutazione discrezionale in ordine alla necessità o meno della relativa installazione (art. 112: “Il segnale INTERSEZIONE CON DIRITTO DI PRECEDENZA (fig. II.43/a) deve essere usato sulle strade extraurbane e, ove ritenuto necessario, su quelle urbane, per presegnalare una intersezione con strade subordinate”).

Peraltro, omette il giudicante di considerare come il fatto della non rimproverabilità a carico del Comune dell’assenza – pacifica e comunque documentata, con efficacia di prova legale, dai verbali di accertamento urgente compiuti dalla Polizia Municipale – di alcuna segnalazione atta a preavvertire l’utente della presenza imminente dell’intersezione, di per sé, non valga automaticamente a fondare la sanzionabilità del conducente che percorra il viale X, in ipotesi di suo sorpasso in tale specifica area.

Ai sensi dell’art. 194 CdS, infatti, “In tutte le ipotesi in cui il presente codice prevede che da una determinata violazione consegua una sanzione amministrativa pecuniaria, si applicano le disposizioni generali contenute nelle Sezioni I e II del capo I della legge 24 novembre 1981, n. 689, salve le modifiche e le deroghe previste dalle norme del presente capo”: ipotesi in cui si annovera la presente, ponendo il comma 16 dell’art. 148 CdS una sanzione pecuniaria alla violazione, qui contestata ai ricorrenti, del disposto del comma 12 del medesimo articolo (cfr. art. 148 CdS, comma 12: “È vietato il sorpasso in prossimità o in corrispondenza delle intersezioni”, come specificato dall’art. 347 del Regolamento: “3. Non è consentito il sorpasso in prossimità e in corrispondenza delle intersezioni non regolate da semafori ovvero da agenti del traffico”; art. 148 comma 16: “Chiunque non osservi i divieti di sorpasso posti dai commi 9, 10, 11, 12 e 13 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 162 a euro 646. Quando non si osservi il divieto di sorpasso di cui al comma 14, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da euro 318 a euro 1.272. Dalle violazioni di cui al presente comma consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI. Quando si tratti del divieto di cui al comma 14, la sospensione della patente è da due a sei mesi. Se le violazioni sono commesse da un conducente in possesso della patente di guida da meno di tre anni, la sospensione della stessa è da tre a sei mesi”). Orbene, com’è noto, il legislatore del 1981, nel fornire una disciplina sistematica alle sanzioni amministrative, ne ha stabilito l’irrogazione alla stregua del principio di soggettività disponendo, in particolare, quale principio generale, quello per cui (art. 3, L. n. 689/81, rubricato “Elemento soggettivo”, 2Nelle violazioni cui e’ applicabile una sanzione amministrativa ciascuno e’ responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa. Nel caso in cui la violazione e’ commessa per errore sul fatto, l’agente non e’ responsabile quando l’errore non e’ determinato da sua colpa”: ragion per cui la verifica della sussumibilità della condotta concreta dell’utente della strada in una fattispecie di infrazione codicistica sanzionata in via amministrativa contempla sempre la valutazione in ordine alla sussistenza, non soltanto, di una condotta materialmente difforme dalla prescrizione normativa, ma altresì di una rimproverabilità sul piano soggettivo di detta condotta, quantomeno a livello di colpa.

Con riferimento all’indagine in ordine alla violazione del divieto di sorpasso in prossimità di intersezioni, in particolare, come affermato dal S.C., occorrerà verificare, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, in presenza di intersezioni non segnalate, l’aspetto dell’oggettiva visibilità e prevedibilità dell’incrocio, nonché l’eventuale personale conoscenza aliunde dello stato dei luoghi da parte dell’agente in concreto, atteso che “la mancanza di cartelli indicatori stradali non esime da colpa il conducente che, in violazione del divieto posto dall’art. 148 comma 12 cds, effettui un sorpasso in prossimità o in corrispondenza di un crocevia, a meno che all’assenza del segnale si accompagni l’impossibilità (ad esempio per la particolare conformazione dei luoghi, per la vegetazione, ecc.) di avvistare tempestivamente il crocevia, e sempre che il conducente non ne sia comunque a conoscenza. (Cass. n. 2764/99).

Ciò posto, e venendo dunque alla disamina del caso di specie, non pare, in effetti, ricorrere in concreto l’elemento soggettivo della colpa a carico del conducente del motoveicolo al momento dell’effettuazione del sorpasso in prossimità del luogo del sinistro, non risultando oggettivamente visibile e prevedibile la presenza dell’imminente intersezione:

– come evincibile dalla documentazione fotografica allegata in atti, invero, la visione dell’imbocco di via Y appare impedita, oltreché dalla mancanza di alcun segnale della tipologia di cui alle citate figure II 43/a-b-c del Regolamento, anche dalla presenza di veicoli in sosta e di alberi;

– inoltre, la presenza sul manto stradale di linea discontinua fornisce, per contro, all’utente stradale un’indicazione contraddittoria con il divieto di sorpasso di cui all’art. 148, comma 12 CdS come specificato dall’art. 347, comma 3 Regolamento;

– parimenti contraddittoria con il predetto divieto, ed ancor prima con la presenza di un’intersezione stradale, appare l’apposizione, quasi a ridosso della stessa, di stalli di sosta per veicolo, stante il divieto di sosta, posto dall’art. 158 CdS, in corrispondenza ed in prossimità delle aree di intersezione;

– la stessa relazione peritale datata 21/01/13, contenuta nel fascicolo di primo grado, del resto, nel ricostruire la dinamica del sinistro, rileva l’impossibilità per chi si trovi in fase di sorpasso nell’area de qua di avvedersi dell’intersezione, oggettivamente non percepibile e peraltro non segnalata.

Donde, la non ascrivibilità dell’infrazione a carico del conducente, con conseguente illegittimità della sanzione irrogata, non emergendo ex actis una conoscenza particolare da parte dello stesso dello stato dei luoghi, l’onere della cui dimostrazione incombeva in capo alla PA resistente, in ossequio ai principi invalsi in tema di riparto degli oneri probatori nei giudizi di opposizione a sanzione amministrativa (Cass. n. 4898/1: “nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, grava sull’amministrazione opponente l’onere di provare gli elementi costitutivi dell’illecito, ma la sua inerzia processuale non determina l’automatico accertamento dell’infondatezza della trasgressione, in quanto il giudice, chiamato alla ricostruzione dell’intero rapporto sanzionatorio e non soltanto alla valutazione di legittimità del provvedimento irrogativo della sanzione, può sopperirvi sia valutando i documenti già acquisiti sia disponendo d’ufficio, ai sensi dell’art. 23, sesto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, “ratione temporis” applicabile, i mezzi di prova ritenuti necessari”).

La rilevata insussistenza di alcun obbligo in capo alla PA di apposizione della segnaletica di intersezione e la condotta processuale remissiva tenuta dall’ente resistente nel corso del giudizio di secondo grado integrano le gravi ed eccezionali ragioni legittimanti, ai sensi del comma 2 dell’art. 92 c.p.c., nella versione ratione temporis vigente, la compensazione integrale delle spese di lite.

PQM

Il Tribunale di Siena, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione assorbita e/o disattesa:

– in totale riforma della sentenza n. … emessa in data 04/03/13 dal Giudice di Pace di Siena e depositata in data 06/05/13, accerta l’illegittimità del verbale di contestazione n. …, notificato ai ricorrenti rispettivamente in data 05/12/12 e 18/12/12;

– dichiara integralmente compensate tra le parti le spese di lite. Siena, 24/01/17

Il giudice dott.ssa Linda Pattonelli

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