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Lo sai che? Avvocato, come farsi pagare la parcella per incarichi stragiudiziali

Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2017

L’avvocato può pretendere i soldi della parcella per gli incarichi ricevuti di natura stragiudiziale anche senza un accordo scritto: sufficiente anche la prova dell’incarico tramite testimoni.

Una cosa è certa: se, tutte le volte in cui l’avvocato svolge una causa per conto del cliente, la prova del conferimento dell’incarico è già insita nella procura firmata a margine dell’atto processuale, nel caso invece di attività stragiudiziale (una consulenza, la redazione di un contratto, una lettera di diffida, ecc.) la dimostrazione può essere fornita in qualsiasi altra forma, non essendo obbligatorio il mandato scritto. Questo significa che l’avvocato può pretendere il pagamento della parcella dimostrando, anche solo con testimoni, che il cliente gli ha dato l’incarico di svolgere quella determinata attività. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Avevamo visto, non molto tempo fa, come anche una semplice email, inviata al professionista, possa far scattare, in favore di quest’ultimo, il diritto al pagamento del corrispettivo qualora, rispondendo al quesito posto dal cliente, svolga l’incarico richiestogli (leggi Consulenza legale: se invii una mail all’avvocato devi pagarlo). La posta elettronica può essere, infatti, un valido elemento per dimostrare un rapporto contrattuale. La semplice domanda rivolta all’avvocato, dunque, dà diritto a quest’ultimo a presentare la parcella, posto che l’opera professionale si presume sempre a titolo oneroso.

Ma che succede se non ci sono prove scritte dell’incarico? Quando si tratta di attività stragiudiziale – sostiene la Cassazione – è ben possibile ricorrere ai testimoni. Del resto, il mandato al professionista per l’espletamento di consulenza legale e comunque di attività stragiudiziale non deve essere necessariamente provato per forma scritta, potendo essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti. È proprio il codice civile a stabilire che il giudice – tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza – può ammettere il creditore a provare, anche con testimoni, sia il contratto che il suo contenuto.

Peraltro, la semplice fattura o la parcella, anche se vidimata dall’ordine, non può essere considerata una prova certa del credito: lo è soltanto per l’eventuale richiesta di un decreto ingiuntivo, ma in caso di opposizione del cliente è necessario che il credito venga dimostrato in altro modo. E, mancando un documento scritto che attesti il conferimento dell’incarico – documento che la legge non richiede obbligatoriamente – non resta che appellarsi alla prova testimoniale. Come del resto sempre succede in questi casi. Da questa può ricavarsi, ad esempio, il fatto storico della presenza del cliente nello studio dell’avvocato, l’avvenuto pagamento di fatture anteriori relative al medesimo incarico professionale, il deposito di documentazione e, in ultima istanza, la stessa richiesta dell’attività stragiudiziale.

note

[1] Cass. ord. n. 3968/2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza interlocutoria 11 novembre 2016 – 14 febbraio 2017, n. 3968
Presidente Ragonesi – Relatore Acierno

Fatto e diritto

In ordine al procedimento recante il numero di R.G. 8458 del 2014 è stata depositata la seguente relazione:
“Il Tribunale di Milano ha rigettato l’opposizione allo stato passivo proposta da S.R. nei confronti del Fallimento (omissis) s.p.a. ed avente ad oggetto il pagamento e la collocazione in privilegio di prestazioni professionali forensi stragiudiziali e giudiziali sulla base delle seguenti argomentazioni:
l’opponente ha richiesto l’ammissione al passivo di Euro 23.333,32 per prestazioni stragiudiziali, per le quali deduce di aver emesso fatture; nonché Euro 69.999,96 per prestazioni giudiziali come da preavvisi di fatture e note spese allegate per le quali si invoca la collocazione privilegiata ex art. 2751 bis, n. 2, cod. civ.. Il giudice delegato ha escluso il credito per prestazioni stragiudiziali e ha ammesso in via privilegiata per le giudiziali una somma molto minore.
Il Tribunale ha condiviso tale soluzione osservando in ordine alle prestazioni stragiudiziali che la lettera d’incarico era rivolta ad uno studio legale associato e che, inoltre, non recava data certa. Tale certezza non poteva essere tratta da documenti unilaterali quali le fatture o dall’avvenuto pagamento di altre fatture; i documenti prodotti erano tardivi e le prove per testi erano state formulate in modo inammissibile ed erano prive di supporto documentale.
In ordine alle prestazioni giudiziali 11 Tribunale ha ritenuta corretta la quantificazione del giudice delegato con ampia argomentazione in fatto.
Il S. ha proposto ricorso per cassazione sostenendo nel primo motivo che la prova scritta della data certa di conferimento dell’incarico professionale (in data anteriore al fallimento), poteva ricavarsi dall’avvenuto pagamento di fatture anteriori al fallimento relative al medesimo incarico professionale; nel secondo ha contestato la valutazione d’inammissibilità e difetto di rilevanza delle prove testimoniali richieste nonché la tardività della documentazione posta a sostegno delle stesse in quanto prodotta con l’atto introduttivo dell’opposizione allo stato passivo; nell’ultima parte della seconda censura ha rilevato che erroneamente era stato ritenuto che l’incarico fosse stato conferito allo studio legale associato e che comunque non si era trattato di una ratio dccidendi autonoma.
Si ritiene di dover prendere le mosse proprio da quest’ultima censura. Poiché il Tribunale ha espressamente ritenuto di dover prescindere dall’accertamento relativo alla legittimazione passiva deve ritenersi che la motivazione relazione alla mancata prova della cessione del credito in favore del ricorrente sia un obiter dictum rispetto all’esclusiva ratio decidendi relativa al difetto di data certa del contratto con il quale è stato conferito l’incarico professionale.
Rispetto a tale ratio entrambe le censure prospettate appaiono manifestamente fondate e possono essere trattate congiuntamente. Il Tribunale non ha fatto buon governo del principio, fermo nella giurisprudenza di questa sezione così massimato:
Il mandato professionale per l’espletamento di attività di consulenza e, comunque, di attività stragiudiziale non deve essere provato necessariamente con la forma scritta, “ad substantiam” ovvero “ad probationem“, poiché può essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti e il giudice (nella specie, in sede di accertamento del relativo credito nel passivo fallimentare), tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza, può ammettere l’interessato a provare, anche con testimoni, sia il contratto che il suo contenuto; inoltre, l’inopponibilità, per difetto di data certa ex art. 2704 c. c., non riguarda il negozio, ma la data della scrittura prodotta, sicché il negozio e la sua stipulazione ín data anteriore al fallimento possono essere oggetto di prova, prescindendo dal documento, con tutti gli altri mezzi consentiti dall’ordinamento, salve le limitazioni derivanti dalla natura e dall’oggetto del negozio stesso. (Cass. 2319 del 2016; 4705 del 2011).
Alla stregua di tale principio deve rilevarsi che la data certa del conferimento dell’incarico professionale può essere provata per testimoni e che i capitoli di prova orale riprodotti in ricorso (limitatamente a quelli relativi alle prestazioni stragiudiziali cap. da I a 9) hanno ad oggetto tali circostanze con conseguente necessità di riesaminarne la rilevanza (ferma l’ammissibilità) alla luce delle considerazioni svolte e del principio di prova scritta costituito dal pagamento di fatture relative ad altre prestazioni professionali stragiudiziali riguardanti il medesimo incarico, non risultando eseguito il ragionamento presuntivo alla luce complessiva (ovvero costituita anche dai cap. di prova testimoniale) dei mezzi di prova dedotti e richiesti dalla parte opponente.
Per quanto riguarda invece le prestazioni professionali relative all’attività giudiziale la valutazione del Tribunale è insindacabile in sede di giudizio di legittimità avendo ad oggetto esclusivamente il merito della quantificazione.
In conclusione il ricorso, ove si condividano i predetti rilievi deve essere accolto per quanto di ragione”.
Il Collegio ritiene di disporre la trattazione in pubblica udienza.

P.Q.M.

Dispone la trattazione in pubblica udienza.

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