HOME Articoli

Lo sai che? Entro quanto impugnare un licenziamento

Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 15 febbraio 2017

Il licenziamento deve essere contestato dal lavoratore con una lettera inviata con raccomandata a.r. o con posta certificata alla sede dell’azienda entro i 60 giorni successivi.

A fronte di diversi tipi di licenziamento possibili, esiste invece un unico modo per impugnarlo: inviare una lettera di contestazione all’azienda entro massimo 60 giorni dopo. Dunque, quando il licenziamento è invalido (perché nullo, annullabile, discriminatorio o inefficace) il lavoratore può impugnare il licenziamento secondo le modalità che a breve vedremo.

Entro quanto tempo impugnare il licenziamento?

La legge assegna, al lavoratore che voglia contestare il licenziamento, un termine relativamente breve, scaduto il quale, anche se il licenziamento è palesemente illegittimo, questi non potrà più agire in tribunale per la tutela del proprio diritto al risarcimento o alla reintegra sul posto di lavoro (si parla, a riguardo, di decadenza dal diritto all’impugnazione). In particolare, il licenziamento illegittimo deve essere impugnato entro 60 giorni che partono dal giorno in cui il dipendente ha ricevuto la comunicazione del licenziamento medesimo. Il termine decorre dal momento in cui il licenziamento è pervenuto all’indirizzo del lavoratore, salva la dimostrazione da parte del medesimo che egli, senza sua colpa, è stato impossibilitato ad avere conoscenza della lettera di licenziamento. Non si tiene quindi conto del termine, eventualmente successivo, di cessazione dell’efficacia del rapporto di lavoro (come nel caso in cui sia stato dato un termine di preavviso). Quindi, da quando il dipendente riceve la lettera di licenziamento decorrono i 60 giorni per contestarlo.

La lettera di impugnazione del licenziamento non può essere sostituita da una istanza presentata alla Direzione Territoriale del Lavoro con cui si chiede di indire un tentativo di conciliazione con l’azienda per trovare un accordo sul licenziamento illegittimo.

Secondo una recente sentenza della Cassazione, per tutti gli atti di natura stragiudiziale – come appunto l’impugnazione del licenziamento – vale, ai fini della verifica del rispetto del termine, il giorno di ricevimento della raccomandata e non quello di spedizione. In altre parole, il dipendente deve preoccuparsi di far pervenire la lettera, al datore, entro il sessantesimo giorno, non potendosi limitare solo a consegnarla all’ufficio delle Poste entro tale termine. Ciò significa che ogni disguido o ritardo del servizio postale ricade sul mittente, il quale, in via prudenziale, è meglio che spedisca la missiva con qualche giorno di anticipo. Tuttavia, si segnala un diverso orientamento, proprio in materia di impugnazione del licenziamento, offerto delle Sezioni Unite [1] – anche se più datato – in cui viene dato parere contrario. In particolare, secondo la Corte, l’impugnazione del licenziamento mediante raccomandata deve intendersi inviata nei termini richiesti dalla legge se la spedizione avviene entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento, anche se la dichiarazione stessa sia ricevuta dal datore di lavoro oltre detto termine.

Licenziamento orale, non c’è obbligo di impugnazione

Il termine dei 60 giorni, previsto a pena di decadenza per l’invio della lettera di contestazione del licenziamento, non vale se detto licenziamento è avvenuto in forma orale e non scritta (come prevede la legge) [2]. In questo caso il lavoratore può agire per far dichiarare l’inefficacia del licenziamento orale senza bisogno di inviare prima l’impugnazione, purché si attivi entro il termine di prescrizione di 5 anni.

Al lavoratore basta sostenere di essere stato licenziato verbalmente, ossia senza alcuna lettera in cui gli sia stata intimato il predetto provvedimento. All’azienda spetta dimostrare il contrario, producendo la relativa documentazione.

Come si contesta il licenziamento?

Per contestare – o meglio, «impugnare» – il licenziamento è necessario inviare all’azienda (nei termini di cui abbiamo appena parlato) una dichiarazione, con raccomandata con avviso di ritorno (a mezzo del servizio di Poste Italiane).

La contestazione può essere spedita anche con posta elettronica certificata all’indirizzo Pec ufficiale del datore di lavoro per come risulta indicato alla Camera di Commercio e pubblicato sul registro Ini-Pec.

L’impugnazione può avvenire anche con un telegramma, in quanto quest’ultimo ha la medesima efficacia di prova della scrittura privata, ma solo a condizione che l’originale consegnato all’ufficio di partenza sia stato sottoscritto dal mittente, oppure se è stato consegnato o fatto consegnare all’ufficio di partenza dal mittente stesso, anche senza sottoscriverlo. Vale anche il telegramma dettato per telefono all’operatore, anche da parte di un terzo e da un’utenza telefonica non appartenente al lavoratore, purché su mandato e a nome del lavoratore.

Se il datore di lavoro è una società, bisogna prestare particolare attenzione alla sede ove si invia la raccomandata: questa deve essere quella legale che risulta dall’atto costitutivo (eventualmente ricavato con una visura della Camera di Commercio) o la sede effettiva (quella ove agiscono gli amministratori o si riunisce l’assemblea dei soci).

Se l’azienda opera su più sedi distaccate, è legittimo inviare la contestazione del licenziamento alla sede ove si è prestato attività solo a condizione che è da questa stessa sede che è partito il licenziamento.

La lettera di impugnazione del licenziamento può essere inviata, oltre che dal lavoratore, anche da una associazione sindacale cui questi aderisce o da un rappresentante, come ad esempio il suo avvocato, purché munito di apposita procura. Dunque, il dipendente che abbia ricevuto la lettera di licenziamento può delegare alla contestazione il proprio legale di fiducia, firmandogli apposita procura. Invece, se l’impugnazione è proposta dall’associazione sindacale non è necessaria la procura né scritta né orale, per via del potere di rappresentanza e tutela degli interessi del lavoratore previsto dalla legge.

Cosa deve contenere la contestazione del licenziamento?

Nella lettera di impugnazione del licenziamento il dipendente deve dichiarare, anche se genericamente, di non aderire al licenziamento e, quindi, di contestarlo. Quindi il lavoratore non deve per forza indicare tutti i motivi per i quali ritiene illegittimo il licenziamento, ma deve quantomeno esprimere in modo chiaro e inequivoco la propria volontà di impugnare il recesso.

Il secondo termine da rispettare per impugnare il licenziamento

Al lavoratore, però, non basta rispettare il termine di 60 giorni per l’invio della lettera di contestazione del licenziamento (cosiddetta «impugnazione stragiudiziale del licenziamento»). Egli deve inoltre compiere un secondo step, senza il quale non può ottenere tutela: in particolare, nei successivi 180 giorni dall’invio della lettera di impugnazione, deve depositare – a mezzo del proprio avvocato – il ricorso in tribunale contro il datore di lavoro. In buona sostanza, egli deve iniziare la vera e propria causa.

La legge, infatti, stabilisce che, ai fini dell’efficacia della lettera di dell’impugnazione del licenziamento, è necessario che ad essa segua, entro 180 giorni:

  • il deposito del ricorso giudiziale in tribunale
  • oppure la comunicazione alla controparte dell’eventuale richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato.

Tale termine di 180 giorni decorre dalla data di spedizione dell’impugnazione del licenziamento.

Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia stato raggiunto l’accordo necessario, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 8830/2010.

[2] Cass. sent. n. 10547/2016; n. 22825/2015; Risp. Interpello Min. Lav. 25 marzo 2014 n. 12.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI