Diritto e Fisco | Editoriale

Internet negato e disuguaglianza digitale: risarcito il danno da stress

17 Settembre 2012 | Autore:
Internet negato e disuguaglianza digitale: risarcito il danno da stress

Mancato funzionamento di internet: la compagnia telefonica deve risarcire il danno all’utente.

“Un ostacolo all’esercizio del diritto di istruire i propri figli e una violazione del diritto allo studio”: è questo il danno riconosciuto a una mamma per il mancato funzionamento di internet per un disguido della compagnia telefonica, danno che è costato al gestore una condanna al risarcimento di quasi 2.500 euro.

La chiamano “febbre da web”, ma in realtà chi è abituato a navigare sa bene cosa significhi non potersi collegare anche solo per una giornata. Un po’ come quando a casa manca l’acqua o la luce.

Viviamo l’era della connessione e starne fuori significa essere esclusi dal mondo. Così il Giudice di Pace di Trieste, Stefania Bernieri [1], ha riconosciuto un danno patrimoniale di 1.600 euro e un danno esistenziale di 800 euro alla povera donna rimasta senza connessione per ben cinque mesi. C’è da uscire pazzi…

Il Giudice ha sottolineato l’importanza del web ai fini dell’esercizio dei diritti garantiti dalla stessa Costituzione italiana (in particolare, il diritto allo studio e all’istruzione) e ha considerato il danno come “particolarmente grave in un’epoca in cui la comunicazione è fondamentale in ogni aspetto della vita quotidiana”. Una “apprensione angosciosa”, si legge nella motivazione della sentenza, quella che avrebbe afflitto la donna rimasta senza rete.

La sentenza ha, senza dubbio, i suoi meriti. Il disagio psicologico dell’essere “tagliati fuori” dal mondo e dalle relazioni, in un’era in cui, anche coi fratelli, si comunica tramite email o Facebook, non avrebbe neanche bisogno di apposita prova in giudizio. È un danno che si può già presumere, perché insito nel fatto stesso. Non c’è necessità di una perizia psichiatrica per dimostrare che, senza acqua a casa, l’impossibilità di fare la doccia porti con sé anche un imbarazzo relazionale…

 

 


note

 [1] GdP Trieste, sent. n. 587 del 30.07.2012.


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