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Quando impugnare una cartella esattoriale?

15 Feb 2017


Quando impugnare una cartella esattoriale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Feb 2017



L’impugnazione è una contestazione, normalmente effettuata tramite ricorso al tribunale: per le cartelle di pagamento i termini non sono sempre uguali.

Quando si intende impugnare una cartella di pagamento perché la si ritiene illegittima, ci sono 60 giorni di tempo dalla notifica della stessa se il suo contenuto riguarda imposte (ad esempio: Irpef, Iva, imposta di registro, imposta di bollo, Irap, canone Rai, Imu, Ici, Tari, Tosap, ecc.). I termini si riducono a 30 giorni se la cartella riguarda una multa stradale e a 40 giorni se, invece, si tratta del pagamento di contributi previdenziali Inps e Inail.

Ma procediamo con ordine e vediamo i termini entro cui impugnare una cartella di pagamento.

Quando è possibile impugnare la cartella esattoriale?

Il contribuente può impugnare la cartella esattoriale per vizi propri della cartella medesima (ad esempio, la mancata indicazione degli interessi, errori di compilazione, illegittimità della notifica della cartella) oppure nel merito (ossia se ritiene non dovute le somme in essa contenuta).

È possibile impugnare il merito della cartella (ossia il fatto che le somme non siano dovute o siano dovute secondo importi diversi) solo se la cartella è il primo atto impositivo ricevuto dal contribuente. Quando invece la cartella è emessa a seguito ad un avviso di accertamento, essa non è che un’intimazione di pagamento della somma dovuta in forza dell’avviso e non costituisce un nuovo ed autonomo atto impositivo: il contribuente, quindi, deve impugnare l’avviso dell’Agenzia delle Entrate e, se non lo ha fatto, non può rimettersi nei termini contestando la cartella. In tal caso, dunque, la cartella esattoriale è impugnabile solo per vizi propri, con esclusione di qualsiasi questione attinente alla legittimità dell’accertamento.

Quando impugnare la cartella di pagamento per imposte e tributi

Il termine entro cui impugnare una cartella esattoriale per il mancato pagamento di tasse è di 60 giorni. Il termine decorre:

  • dalla data di ricevimento della cartella, quando l’ha consegnata il postino (con raccomandata a.r.) o il messo notificatore (con consegna a mani);
  • dalla data in cui è stata ritirata la raccomandata all’ufficio postale se il destinatario, assente al momento dell’arrivo del postino, ha curato detto ritiro nei primi 10 giorni dall’avviso di compiuta giacenza. Se, invece, lo ha fatto successivamente, il termine inizia comunque a decorrere dall’11° giorno dall’avviso di compiuta giacenza.

Il predetto termine, invece, non va rispettato se il contribuente non ha mai ricevuto la cartella di pagamento e, ciò nonostante, ha subito un pignoramento, un fermo auto o la notifica di una intimazione di pagamento (ossia un sollecito). In tali casi, però, è necessario rispettare i termini per l’impugnazione di tali atti, in quanto viziati sotto l’aspetto formale, essendo mancata la notifica dell’atto prodromico (la cartella esattoriale).

Il ricorso va presentato non già al tribunale ordinario, ma alla Commissione Tributaria Proovinciale.

Quando impugnare la cartella esattoriale per multe stradali

Se la cartella ha ad oggetto multe stradali, l’impugnazione va effettuata entro 30 giorni. Anche in questa ipotesi il termine decorre dalla data di consegna della cartella o dal momento del ritiro del plico alla posta, comunque non oltre il 10° giorno successivo all’avviso di giacenza.

Il ricorso, in questo caso, va presentato al giudice di pace.

Quando impugnare la cartella esattoriale per Inps e Inail

Quando la cartella ha ad oggetto il mancato versamento di contributi previdenziali dovuti all’Inps o all’Inail il termine per l’impugnazione è di 40 giorni. Valgono le regole anzidette sul decorso del termine.

Il ricorso va depositato presso il tribunale ordinario, sezione lavoro e previdenza.

Come si calcola il termine per impugnare la cartella esattoriale?

I 60 giorni di tempo per impugnare la cartella esattoriale si contano a partire dal giorno successivo a quello di perfezionamento della notifica della cartella in modo consecutivo e se il giorno della scadenza è festivo, questa è prorogata al primo giorno successivo non festivo; inoltre, vale quanto di seguito riportato per la sospensione feriale e eventuali proroghe del termine.

Il termine è perentorio; pertanto, in caso di ricorso/reclamo tardivo, anche l’eventuale costituzione della parte convenuta non ne sana l’inammissibilità.

Se però i termini scadono per una causa non imputabile al contribuente quest’ultimo può richiedere la rimessione in termini.

Il termine per la proposizione del ricorso è sospeso per 26 giorni nel periodo di sospensione feriale ossia dal 6 al 31 agosto (compresi) di ciascun anno. In tutti i casi, se il giorno della scadenza è festivo (compreso il sabato), questa è prorogata al primo giorno non festivo successivo.

Inoltre il termine è prorogato di 6 mesi in caso di decesso o perdita di capacità di stare in giudizio o di rappresentanza del contribuente.

Che succede se non impugno la cartella e ricevo un’ipoteca o un fermo?

Chi fa scadere i termini per il ricorso contro la cartella, sicché questa diventa ormai definitiva, non può poi far valere i vizi di quest’ultima impugnando i successivi atti di esecuzione forzata (il pignoramento) o le misure cautelari (fermo e ipoteca). Potrà al più impugnare tali atti solo per vizi propri come, ad esempio, se il fermo o l’ipoteca vengono iscritti senza l’invio del preavviso nei 30 giorni prima.

Entro quanto impugnare il pignoramento

Allo stesso modo, il contribuente che non ha impugnato la cartella esattoriale e, in conseguenza di ciò, riceve un pignoramento, può fare ricorso contro il pignoramento stesso entro 60 giorni, ma solo per vizi propri di tale procedura e non per questioni attinenti al merito della cartella. Potrebbe ad esempio contestare il fatto di non aver mai ricevuto la cartella, il che invalida tutto il procedimento.

Il reclamo-mediazione prima del ricorso contro la cartella

Per tutti i debiti fino a 20mila euro il contribuente, prima di proporre il ricorso in tribunale, deve presentare un’istanza di reclamo-mediazione nei confronti dell’amministrazione titolare del credito, dando a questa la possibilità di annullare eventualmente l’atto illegittimo.

note

Autore immagine: 123rf com


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