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La moglie che rifiuta l’eredità può rimanere nella casa

15 febbraio 2017


La moglie che rifiuta l’eredità può rimanere nella casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 febbraio 2017



Non risponde dei debiti del marito defunto la moglie che rifiuta l’eredità ma ciò nonostante continua a vivere nella casa coniugale.

Alla morte del coniuge, è possibile rinunciare all’eredità continuando però a vivere nella casa familiare. Difatti il diritto di abitazione, che per legge spetta al marito o alla moglie superstite, non viene meno in caso di rinuncia all’eredità. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano in una recente sentenza [1] che riprende, peraltro, l’interpretazione costante della giurisprudenza.

Cos’è il diritto di abitazione del coniuge superstite?

Oltre alla cosiddetta quota di legittima, alla morte di uno dei due coniugi, l’altro ancora in vita ha il diritto di continuare ad abitare nella casa adibita a residenza familiare, anche se vi sono altri eredi divenuti proprietari dell’immobile. Facciamo un esempio: immaginiamo un uomo che, alla sua morte, lasci solo la moglie e un figlio e come unico bene una casa da dividere tra i due, in parti uguali. Nonostante il figlio abbia il 50% di tale immobile, egli non potrà mandare via la madre che, fino all’ultimo dei suoi giorni, potrà rimanervi dentro. Si tratta, cioè, del diritto di abitazione che spetta per legge e funziona in modo molto simile all’usufrutto.

Insieme al diritto di abitazione, al coniuge superstite spetta anche il diritto di uso sui mobili che corredano l’abitazione, se di proprietà dei defunto o comuni.

Che succede in caso di rinuncia all’eredità

Anche se rinuncia all’eredità, la moglie può continuare ad abitare la casa del marito deceduto (e viceversa). Il fatto di rimanere nell’immobile non significa un’accettazione tacita dell’eredità, con la conseguenza che il coniuge superstite non dovrà rispondere dei debiti del defunto. Sappiamo, infatti, che chi intende rifiutare l’eredità deve comunicarlo entro 10 anni, ma se è nel possesso dei beni del parente deceduto (ad esempio un figlio convivente) è tenuto a [3]:

  • effettuare l’inventario dei beni di cui ha il possesso entro 3 mesi dall’apertura della successione;
  • comunicare l’eventuale intenzione di rinunciare all’eredità nei successivi 40 giorni.

L’erede che, nonostante il possesso dei beni del defunto, non svolga tali pratiche non può più rinunciare all’eredità e il suo comportamento viene considerato come accettazione tacita e pura.

Tale regola, però, come anticipato, non vale per il coniuge: la moglie o il marito superstite può continuare a vivere nell’immobile del compianto senza però perdere il diritto a rinunciare all’eredità. Difatti, spiega la giurisprudenza, il diritto di abitazione nella casa familiare, destinato al coniuge superstite, ha natura di legato ed è diverso da una normale attribuzione patrimoniale a titolo di eredità. Ne consegue che la rinuncia all’eredità, da parte del coniuge superstite, non implica rinuncia al diritto di abitazione. Il coniuge, difatti, si trova in possesso del bene in base a quanto gli riconosce il codice civile che attribuisce il possesso indipendentemente dalla qualità di erede.

note

[1] Trib. Milano, sent. n 11285/16.

[2] Art. 540 cod. civ.

[3] Art. 485 cod. civ., in base al quale «il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità. Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice».

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Buongiorno,
    Vorrei capire cosa effettivamente succede successivamente alla morte del coniuge superstite (madre di due figli maggiorenni) che insieme ai figli ha rinunciato all’eredità (50% del marito) e che attualmente conserva il diritto di abitazione.
    Ai due figli andrà il 25% ciascuno, ma che ne sarà dell’altro 50% rinunciato a suo tempo?
    Grazie

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