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Lo sai che? Reati fiscali: confiscabili i gioielli della moglie del reo

Lo sai che? Pubblicato il 16 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 febbraio 2017

Se il marito è condannato per un reato fiscale, il giudice può confiscare anche i gioielli della moglie? La risposta arriva dalla Cassazione.

La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha stabilito che se un soggetto è condannato per un reato fiscale, anche i gioielli della moglie sono assoggettabili alla confisca. La legge, infatti, prevede che in caso di commissione di un illecito tributario vanno sempre confiscati i beni che costituiscono il prezzo o il profitto del reato; se ciò non è possibile, si confiscano i beni di cui il reo ha la disponibilità, per un valore equivalente al prezzo o profitto dell’illecito stesso.

Secondo la Corte, il fatto che altre persone utilizzino un bene non esclude che questo ricada nella disponibilità dell’autore del reato (come nel caso dei gioielli, utilizzati dalla moglie ma che possono essere anche nella disponibilità del marito). Dunque, anche i gioielli della moglie sono confiscabili, a meno che la stessa non dimostri di averne il possesso esclusivo (il testo della sentenza è disponibile nel box in calce all’articolo).

La confisca nei reati tributari

La legge italiana afferma espressamente che se un soggetto viene condannato per aver commesso un reato tributario (evasione fiscale ad esempio), è sempre ordinata la confisca dei beni che hanno costituito il prezzo o il profitto dell’illecito; se ciò non è possibile, si confiscano i beni di cui il condannato ha la disponibilità, per un valore corrispondente al prezzo o profitto del reato stesso [2]. Nel caso dell’evasione fiscale, ad esempio, vengono confiscati beni il cui valore equivale alla quantità di denaro che il soggetto ha evaso (cosiddetta «confisca per equivalente»).

Si possono confiscare i gioielli della moglie?

Con la sentenza in esame, la Cassazione ha affermato che è possibile confiscare oggetti utilizzati dal coniuge di chi ha commesso il reato. Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva ritenuto illegittima la confisca di alcuni gioielli appartenenti alla moglie, per un reato fiscale commesso dal marito. La decisione era stata impugnata dalla Procura e il giudizio era arrivato in Cassazione: la Suprema corte ha accolto il ricorso della Procura e ha rinviato la causa al Tribunale per una nuova deliberazione.

Il concetto di disponibilità dei beni

Il fulcro della questione ruota tutto intorno al concetto di «disponibilità» dei beni, richiesto dalla legge ai fini della confisca. Come si è visto, in conseguenza di un reato tributario si devono confiscare i beni di cui l’autore del reato ha, appunto, la disponibilità. Secondo l’orientamento costante della stessa Cassazione, la disponibilità va intesa come vero e proprio possesso dei beni. Il possesso, a sua volta, consiste nell’esercitare sui beni stessi un potere corrispondente al vero e proprio diritto di proprietà (in pratica, comportarsi come se si fosse proprietari delle cose).

Ora, avere disponibilità dei beni non significa che nessun altro soggetto possa usarli. Si pensi all’automobile intestata solo al marito, ma utilizzata costantemente anche dalla moglie. Si pensi ancora a beni come gli orologi, usati da uno solo dei coniugi ma che comunque rimangono nella disponibilità di entrambi.

La soluzione del caso

Venendo al caso di specie, quindi, l’uso dei gioielli da parte del coniuge non esclude che questi siano anche nella disponibilità del marito (autore del reato): quindi, non esclude che i preziosi siano assoggettabili alla confisca (seppur nella misura del 50% del loro valore). L’unico modo per sottrarli al sequestro è provare che si tratta di beni strettamente personali. Infatti, i beni di questa tipologia sono esclusi anche dalla comunione legale dei coniugi.

Nel caso in esame, quindi, la Corte ha rinviato la causa al Tribunale, affermando che il giudice deve innanzitutto accertare il regime patrimoniale esistente tra i coniugi (comunione legale o separazione dei beni). In caso di comunione legale, la confisca dei gioielli va esclusa solo se la moglie dimostra che si tratta di beni strettamente personali. Altrimenti, occorre verificare se il reddito della signora sia tale da giustificare l’acquisto dei gioielli stessi: se anche questo accertamento ha esito negativo, spetta sempre alla moglie del reo dimostrare che i preziosi ricadono nella sua esclusiva disponibilità (e non anche in quella del marito).

note

[1] Cass. sent. n. 6595/2017 del 13.02.2017.

[2] Art. 12 bis D.Lgs. n. 74/2000.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 26 ottobre 2016 – 13 febbraio 2017, n. 6595
Presidente Carcano – Relatore Aceto

Ritenuto in fatto

1. Con l’ordinanza in epigrafe indicata, in accoglimento dell’appello cautelare proposto dalla sig.ra B.S. , il Tribunale del riesame di Roma ha ordinato la restituzione, in favore di quest’ultima, dei preziosi sottoposti a sequestro preventivo, finalizzato alla confisca di valore, decretato dal G.i.p. del Tribunale di Monza nell’ambito del procedimento penale iscritto a carico anche del marito, P.C. , per vari reati, anche associativi, di natura tributaria.
1.1. Sostiene il Tribunale che il vincolo reale non si giustifica nei confronti della B. per due ragioni concorrenti: a) la mancanza di un sequestro preventivo emesso direttamente nei confronti della donna, titolare di redditi propri; b) la mancanza di prova che i beni fossero nella disponibilità del marito, P.C. .
2. Per l’annullamento dell’ordinanza ricorre il Pubblico Ministero articolando due motivi.
2.1. Con il primo eccepisce l’inosservanza degli artt. 321, cod. proc. pen., 322-ter, cod. pen., e 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000 e vizio di travisamento della prova.
Deduce, al riguardo, che il sequestro preventivo aveva ad oggetto beni ulteriori e diversi da quelli in relazione ai quali la B. aveva dato prova (fotografica) della sua esclusiva disponibilità. Ci si riferisce, in particolare, a vari orologi da uomo e a una moneta d’oro degli Emirati Arabi.
La decisione del Tribunale si fonda, dunque, sul travisamento di una prova che non esiste, vizio riconducibile a violazione di legge, motivo di ricorso ammesso in materia cautelare reale.
2.2. Con il secondo motivo eccepisce il vizio di carenza di motivazione, sotto il profilo della sua natura apparente, perché – deduce – il Tribunale si è limitato a dare atto della titolarità di redditi da parte della B. , di cui però non ha scandagliato la adeguatezza rispetto all’ingente valore dei beni sequestrati.

Considerato in diritto

3. Il ricorso è fondato.
4. La vicenda riguarda alcuni “gioielli”, rivendicati dalla B. in esclusiva proprietà e disponibilità, sottoposti a sequestro in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, emesso nei confronti del marito per vari reati associativi e di natura fiscale, e rinvenuti, appunto, nella casa coniugale.
4.1. Il G.i.p., successivamente adito, aveva respinto la richiesta di restituzione dei “gioielli” sul rilievo del loro rinvenimento nella casa coniugale e della non titolarità, da parte della B. , di redditi tali da giustificarne l’acquisto.
4.2. Il Tribunale ha accolto l’appello cautelare osservando che il rinvenimento dei gioielli nella casa coniugale non costituisce prova della loro disponibilità da parte del P. , come confermato dalla natura dei beni e dalla documentazione fotografica prodotta, e che in relazione a beni formalmente intestati a terzi non è sufficiente allegare la indisponibilità di redditi da parte del terzo, occorrendo fornire la prova della disponibilità da parte dell’indagato.
4.3. Osserva il Collegio che secondo quanto prevede (oggi) l’art. 12-bis, d.lgs. n. 74 del 2000 (che ripete, sul punto, quanto già disponeva l’art. 322-ter, cod. pen.), deve essere sempre ordinata la confisca di beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente al prezzo o al profitto del reato.
4.4. Come questa Corte ha già spiegato, per “disponibilità” si deve intendere la relazione effettuale con il bene, connotata dall’esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà (Sez. 2, n. 22153 del 22/02/2013, Ucci, Rv. 255950). Si tratta, dunque, di un concetto che, nell’interpretazione giurisprudenziale, è sovrapponibile al possesso civilistico (in questo senso, espressamente, Sez. 3, n. 15210 del 08/03/2012, Costagliola, Rv. 252378, secondo cui per disponibilità dell’indagato si devono intendere, al pari della nozione civilistica del possesso, tutte quelle situazioni nelle quali i beni stessi ricadano nella sfera degli interessi economici del reo, ancorché il potere dispositivo su di essi venga esercitato per il tramite di terzi).
4.5. La “disponibilità” del bene non necessariamente corrisponde al suo uso effettivo, essendo noto che il possesso può essere esercitato anche per mezzo di terzi (come non ha mancato di evidenziare proprio Sez. 3, n. 15210 del 2012, cit.). L’uso è un dato esteriore che ha natura di per sé neutra (l’uso dell’autovettura coniugale da parte del coniuge intestatario, non ne esclude la disponibilità dell’altro coniuge; allo stesso modo, determinati orologi ben possono essere indossati indifferentemente da uno dei coniugi, anche se oggetto di regalo coniugale).
4.6. L’uso, insomma, dimostra la disponibilità del bene da parte del coniuge, ma non esclude quella dell’altro, legittimando, semmai, la confisca del 50% del valore del bene stesso (Sez. 3, n. 29898 del 27/03/2013, Giorgiani, Rv. 256438; Sez. 3, n. 3535 del 06/10/2015, Miluzzi, Rv. 266246). L’uso esclude la disponibilità dell’altro coniuge solo quando ha ad oggetto un bene strettamente personale che, per questa ragione, è sottratto alla comunione legale (art. 179, comma 1, lett. c, cod. civ.).
4.7. In ogni caso, la comunione legale dei beni non è di ostacolo di per sé alla confisca “pro-quota” del bene che ne costituisce oggetto. Ciò sul rilievo che tale regime patrimoniale, per esempio, non esclude la disponibilità dell’immobile da parte dell’autore del reato e non lo sottrae all’azione esecutiva dei creditori particolari del coniuge (art. 189, cod. civ,), salvo in tal caso l’assegnazione, a favore dell’altro, della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo (Cass. civ. Sez. 3, n. 6575 del 14/03/2013, Rv. 625462). Occorre peraltro aggiungere che, secondo quanto già affermato da questa Corte, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente può riguardare nella loro interezza anche i beni in comproprietà con un terzo estraneo al reato, qualora essi siano indivisibili o sussistano inderogabili esigenze per impedirne la dispersione o il deprezzamento, essendo altrimenti assoggettabile alla misura cautelare soltanto la quota appartenente all’indagato (Sez. 3, n. 29898 del 27/03/2013, Giorgiani, Rv. 256438).
4.8. Pertanto, il ricorso, in termini assoluti, al criterio della natura del bene (gioiello o orologio o orecchino) ovvero a quello della disponibilità di un reddito da parte del coniuge che ne rivendica la disponibilità è metodologicamente errato perché prescinde completamente dal regime patrimoniale della famiglia. È evidente, infatti, che in caso di comunione legale dei beni gli acquisti effettuati dopo il matrimonio sono di proprietà anche dell’altro coniuge, a meno che, come detto, non si tratti di beni di uso strettamente personale del tutto sottratti, in quanto tali, alla disponibilità dell’altro.
4.9. Nel caso di specie, il ricorso al criterio del reddito potrebbe assumere rilevanza solo se gli acquisti sono stati effettuati in regime di separazione dei beni (il che non è dato sapere); in tal caso, però, l’acquisto effettuato con provviste dell’altro coniuge legittima la presunzione “iuris tantum” della disponibilità anche da parte di quest’ultimo (esclusi, ovviamente, i casi in cui il bene sia di natura strettamente personale) (Sez. 3, n. 11497 del 11/02/2015, Trotta, Rv. 262695).
4.10. Ne consegue che l’ordinanza impugnata deve essere annullata con rinvio al Tribunale di Roma che nel riesaminare l’appello dovrà verificare quel sia il regime patrimoniale dei coniugi B. /P. e, in caso di comunione legale dei beni, escludere dal sequestro solo i beni di natura strettamente personale della B. . In caso contrario dovrà verificare se il reddito di quest’ultima fosse tale da giustificare l’acquisto dei beni sequestrati e, ove ciò non fosse, onerare quest’ultima della prova della sua disponibilità esclusiva di tali beni.

P.Q.M.

Annulla la ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Roma, Sezione riesame.


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