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Riscaldamento autonomo, come contestare le spese addebitate

16 febbraio 2017


Riscaldamento autonomo, come contestare le spese addebitate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 febbraio 2017



Chi ha il riscaldamento autonomo e non è tenuto a pagare le spese per l’impianto centralizzato deve impugnare la delibera dell’assemblea di condominio con cui gli vengono addebitati tali oneri.

Brutte notizie per chi, in condominio, ha il riscaldamento autonomo e, ciò nonostante, si vede addebitare dall’assemblea dei costi per l’impianto centralizzato: se ritiene che tali oneri non gli competono e intende contestarli, non può limitarsi ad attendere la notifica del decreto ingiuntivo e, solo allora, proporre opposizione contro di questo. Al contrario, dovrà muoversi con largo anticipo e impugnare la delibera dell’assemblea condominiale con cui vengono ripartite le spese tra tutti i condomini. È quanto ricorda il tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

La giurisprudenza è ormai unanime dell’affermare, in materia condominiale, il principio secondo cui: se non si impugna la decisione dell’assemblea con cui ci si vede addebitate alcune spese non dovute non ci si può poi opporre al decreto ingiuntivo. I termini, in altre parole, scadono dopo quelli previsti per contestare la delibera condominiale: 30 giorni dalla data della riunione per i dissenzienti e 30 giorni dalla comunicazione del verbale di assemblea per gli assenti.

Questo significa che, se anche con votazione unanime i condomini imputano determinate spese a carico di uno dei condomini quando questi, invece, non è tenuto a sostenerle, egli deve impugnare subito la votazione per ottenerne dal giudice l’annullamento. Solo così, in caso di successivo decreto ingiuntivo vi si potrebbe opporre (sempre ammesso che il condominio decida ugualmente di procedere nonostante l’avvenuto annullamento della delibera, scelta che sarebbe del tutto illogica).

Orbene, in caso di distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato, chi preferisce l’autonomo partecipa solo alle spese di manutenzione straordinaria e non a quelle dei consumi o della gestione ordinaria. Ma se l’assemblea dovesse – dolosamente o per errore – imputargli degli oneri non dovuti, la decisione va contestata nei 30 giorni. Diversamente, anche in caso di distacco, si rischia di pagare le spese: non si può infatti impugnare il decreto ingiuntivo ma non la delibera che ha stabilito e ripartito la spesa e sulla quale si è basato l’amministratore per chiedere i contributi e, successivamente, il decreto ingiuntivo stesso. È infatti principio pacifico quello per cui la delibera di approvazione delle spese e del relativo riparto consente di richiedere un decreto ingiuntivo di pagamento provvisoriamente esecutivo. E il debito permane a meno che la delibera dell’assemblea non venga impugnata e sospesa dal giudice. Dunque, nell’eventuale opposizione a decreto ingiuntivo non possono essere poste questioni riguardanti la validità della deliberazione se quest’ultima non è stata a suo tempo contestata.

note

[1] Trib. Roma, sent. del 21.01.2017.

Autore immagine: Palumbo/Laleggepertutti.it

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA SEZIONE QUINTA CIVILE

nella persona del Giudice designato dott. Mario Bertuzzi, ha emesso la seguente SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 36687 del Ruolo Generale per l’anno 2015, vertente TRA

Z.L. e F.M.B., rappresentati e difesi in virtù di procura alle liti in calce all’atto di citazione dall’Avvocato Mariannina Maiolo, elettivamente domiciliati presso il suo studio in Roma, via Licinio Stolone n. 119.

ATTORI OPPONENTI

E

Condominio di via C. S. n. 32 in R., in persona dell’amministratore rag. S.M., rappresentato e difeso in virtù di procura alle liti a margine della comparsa di costituzione e risposta dall’Avvocato Riccardo Mariotti, elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, via dell’Amba Aradam n. 24.

CONVENUTO OPPOSTO

OGGETTO: opposizione decreto ingiuntivo.

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

Con atto di citazione notificato il 28. 5. 2015, Z.L. e F.M.B., proprietari di un’unità immobiliare facente parte del condominio di via C. S. n. 32 in R., hanno proposto opposizione al decreto ingiuntivo n. 5233 del 3. 3. 2015 che intimava loro di pagare al suddetto condominio la somma di Euro 7.173,18, oltre interessi e spese del procedimento, a titolo di pagamento di contributi condominiali risultanti bilancio consuntivo delle spese di riscaldamento 2013/2014 e relativo piano di riparto, approvati con delibera assembleare del 30. 10. 2014. A sostegno della domanda hanno dedotto di non essere tenuti al pagamento della somma richiesta per essersi la propria unità immobiliare, da loro acquistata nel 2004, distaccata già a partire dal 1993 dall’impianto di riscaldamento centralizzato, situazione da loro fatta presente all’amministratore del condominio numerose comunicazioni, e che parimenti non è dovuta la somma di Euro 2.646,54 richiesta per la cancellazione di un pignoramento immobiliare a loro non imputabile.

Il condominio convenuto si è costituito deducendo che nessuna delibera assembleare ha mai autorizzato la controparte a distaccarsi dall’impianto di riscaldamento e comunque l’inammissibilità delle contestazioni sollevate in quanto rivolte nei confronti di delibere di approvazione della spesa e della sua ripartizione mai impugnate e quindi divenute definitive.

Nel corso dell’istruttoria sono stati prodotti documenti e depositate memorie.

Infine, sulle conclusioni delle parti all’udienza del 26. 10. 2016 la causa è stata trattenuta in decisione, con assegnazione dei termini di legge per il deposito delle comparse conclusionali e memorie di replica.

L’opposizione proposta è infondata.

Va premesso in fatto che la somma portata dal decreto ingiuntivo risulta dalla delibera dell’assemblea condominiale del 30. 10. 2014, che ha approvato il rendiconto consuntivo delle spese di riscaldamento e relativo piano di riparto, prodotta in giudizio. Questa delibera costituisce prova del credito azionato in base al consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui, ai sensi dell’art. 63 disp. att. cod. civ., la delibera dell’assemblea di condominio che approva la spesa e la ripartisce tra i condomini costituisce titolo di credito del condominio e, di per sé, prova l’esistenza di tale credito e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condomino a pagare le somme nel giudizio di opposizione che quest’ultimo proponga contro tale decreto (Cass. n. 27292 del 2005; Cass. n. 2387 del 2003).

Parte opponente ha contestato la pretesa del condominio sostenendo di non dover contribuire alle spese di riscaldamento per la ragione che il proprio appartamento è stato distaccato già da molti anni dall’impianto centralizzato. Tale contestazione appare però improponibile in questo giudizio, in quanto essa si risolve in una censura avverso la delibera che ha approvato la spesa e l’ha posta, approvando il relativo piano di riparto, a carico, pro quota, degli opponenti, censura che avrebbero dovuto essere proposta a mezzo di specifica impugnazione della stessa delibera, vale a dire formulando apposita domanda di annullamento. Costituisce principio di diritto vivente la massima secondo cui le censure avverso le delibere dell’assemblea del condominio possono essere proposte e sono esaminabili dal giudice soltanto nel giudizio che segue all’impugnativa della delibera stessa, ai sensi dell’art. 1137 cod. civ., e non anche in sede di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, emesso ai sensi dell’art. 63 disp. att. cod. civ., in cui il controllo del giudice è limitato, sotto questo profilo, alla sola verifica della perdurante esistenza ed efficacia della relativa delibera. Un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità ha infatti chiarito che l’attualità del debito del singolo condomino per il pagamento dei relativi oneri non è subordinato alla validità della deliberazione di spesa, ma solo alla sua perdurante operatività, in quanto non sospesa nel giudizio riguardante la sua legittimità, con l’effetto che, nell’ipotesi in cui l’amministratore del condominio promuova il procedimento monitorio per la riscossione degli oneri condominiali, l’eventuale opposizione da parte del condomino ingiunto potrà riguardare la sussistenza del debito e la documentazione posta a fondamento dell’ingiunzione, ovvero il verbale della delibera assembleare, non anche la validità della deliberazione avente ad oggetto l’approvazione delle spese condominiali, che può essere contestata unicamente con l’impugnazione di cui all’art. 1137 del codice civile (Cass. S.U. n. 26629 del 2009; Cass. n. 17014 del 2010; Cass. n. 17206 del 2005). Nel caso di specie non risulta né è stato dedotto che la delibera condominiale del 30. 10. 2014 sia stata annullata o sospesa in via giurisdizionale ovvero revocata dalla stessa assemblea.

Con riferimento alla contestazione dell’importo di Euro 2.646,54, che si assume richiesto dal condominio ad altro titolo, si osserva infine che la contestazione non appare chiara e risulta comunque smentita dal piano di riparto per le spese di riscaldamento approvato dalla assemblea del 30. 10. 2014, da cui emerge che l’importo richiesto in via monitoria corrisponde esattamente a quello ivi indicato a debito a carico dei condomini opponenti.

L’opposizione va pertanto respinta.

La spese di lite seguono la soccombenza della parte opponente.

P.Q.M.

respinge l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da Z.L. e F.M.B. e li condanna in solido alla rifusione delle spese sostenute dal condominio opposto, che liquida in Euro 3.500,00, oltre accessori di legge e spese generali;

Così deciso in Roma, il 23 gennaio 2017. Depositata in Cancelleria il 23 gennaio 2017.

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