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Lo sai che? Buono pasto e mensa, spettano ai collaboratori?

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2017

Lavoratori parasubordinati: hanno diritto ai buoni pasto, all’accesso alla mensa e all’indennità sostitutiva? 

Collaboro con una pubblica amministrazione: ho diritto alla mensa, ai ticket restaurant o a un’indennità sostitutiva, visto che devo osservare un orario di lavoro?

In merito all’accesso alla mensa, ai buoni pasto e all’indennità sostitutiva, le disposizioni vigenti sono differenti e numerose, poiché la regolamentazione dettagliata si trova all’interno dei contratti collettivi e degli accordi territoriali ed aziendali e mancano dei riferimenti normativi validi per tutti.

Il buono pasto, difatti, non rappresenta una parte della retribuzione, ma un beneficio assimilato alle prestazioni di assistenza, cioè alle cosiddette prestazioni di welfare, prova ne sia il fatto che è esente dalle imposte sino a un determinato limite; lo stesso discorso vale per l’erogazione diretta dei servizi di mensa e dell’indennità sostitutiva di mensa.

Il buono pasto spetta, dunque, se previsto in un apposito accordo, collettivo o individuale: può spettare dunque anche ai lavoratori parasubordinati, o cococo, ma soltanto se oggetto di espressa pattuizione. Lo stesso discorso vale anche per l’accesso alla mensa o per il diritto all’indennità sostitutiva di mensa: in mancanza di un accordo che li preveda, questi benefici non possono essere pretesi.

Collaboratori pubblici: diritto alla mensa e ai buoni pasto

Per quanto riguarda l’erogazione dei buoni pasto e dell’indennità sostitutiva di mensa ai lavoratori del comparto pubblico, secondo un noto parere [1] dell’ Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni, spettano, in generale, al personale contrattualizzato dipendente della pubblica amministrazione, compresi i dipendenti civili delle amministrazioni e delle articolazioni del comparto ministeri, a fronte di un orario di lavoro articolato su cinque giorni settimanali ed in assenza di un servizio mensa o di servizi sostitutivi presso la sede di lavoro.

Per quanto concerne il personale con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, o parasubordinati in genere, invece, non è possibile riconoscere l’erogazione dei buoni pasto, dell’indennità sostitutiva o l’accesso alla mensa, in quanto, a parere del Dipartimento per la funzione pubblica, mancano i requisiti della contrattualizzazione e dell’obbligo della prestazione oraria, oltre al fatto che i collaboratori non siano qualificabili come dipendenti dell’amministrazione.

Ma che cosa dire a proposito dei collaboratori vincolati dagli accordi al rispetto di un determinato orario, dunque tenuti ad assicurare la presenza negli stessi orari ai quali sono legati i dipendenti aventi diritto ai buoni, o all’indennità sostitutiva di mensa o all’accesso alla mensa stessa?

Tali lavoratori, a rigor di logica, avrebbero pieno diritto agli stessi benefici per parità di trattamento.

Collaboratori e dipendenti pubblici: differenze

A questo proposito, l’ Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni motiva, nella circolare, la differenza di trattamento sulla base dei limiti sussistenti negli incarichi individuali ad esperti di provata competenza [2], a prescindere dal fatto che siano determinati preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Il testo Unico del pubblico impiego, difatti, pur consentendo alle pubbliche amministrazioni l’utilizzazione di rapporti di lavoro diversi da quello subordinato, analogamente ad un privato datore di lavoro, impone anche un preciso limite, cioè l’impossibilità di affidare ai collaboratori i medesimi compiti che sono svolti dai dipendenti. Pertanto, l’attività svolta dal personale non subordinato deve essere tale da eccedere le competenze dei dipendenti, oppure non deve potersi svolgere per assenza interna di determinate figure professionali.

Per quanto riguarda le caratteristiche del rapporto di collaborazione con gli enti pubblici, deve essere presente una continuità della prestazione, la coordinazione con le attività e le finalità del committente e la prestazione deve risultare prevalentemente personale. Il collaboratore deve essere quindi inserito nell’organizzazione del committente, per garantire dei risultati integrabili in tale organizzazione, sempre però in presenza di una gestione autonoma del tempo di lavoro da parte del collaboratore.

In parole semplici, l’attività del collaboratore si può anche svolgere al di fuori del luogo di lavoro in cui opera l’organizzazione che fa capo al committente, venendo questi in contatto con l’organizzazione solo nei tempi utili allo svolgimento della sua collaborazione. Pertanto il collaboratore non entra a far parte dell’organizzazione del committente e, nel caso in cui il committente sia una pubblica amministrazione, questi non può in alcun modo essere considerato un suo dipendente.

Da questo deriva, quindi, il mancato riconoscimento dell’accesso alla mensa o del diritto ai buoni pasto o all’indennità sostitutiva; ne deriva però, anche l’impossibilità di richiedere al collaboratore un’attestazione della propria presenza nei luoghi in cui si svolge l’attività del committente.

note

[1] Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni, Parere Prot. n.181/2003.

[2] Art.7, Co.6, D.lgs 165/2001.


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