HOME Articoli

Lo sai che? Mediazione incompatibile con l’Ue: avvocato non necessario

Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

Nelle liti tra professionisti e consumatori, la parte deve essere libera di attivare la mediazione senza l’assistenza dell’avvocato. Illegittime le sanzioni in caso di rifiuto della proposta.

La mediazione italiana potrebbe nuovamente cadere per via dell’incompatibilità con le direttive comunitarie [1]: a metterlo nero su bianco è l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue che ha appena depositato le proprie conclusioni [2] (qui scaricabili) in un giudizio rimesso ai giudici di Strasburgo dal Tribunale di Verona. Alla gogna, in particolare, due punti della normativa italiana sulla mediazione: l’obbligo dell’assistenza dell’avvocato e le sanzioni in caso di rifiuto dell’offerta transattiva nel caso in cui, nella successiva sentenza, il giudice confermi lo stesso importo.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la questione si pone solo per le liti tra consumatori e professionisti. La direttiva comunitaria sembrerebbe non imporre la presenza obbligatoria di un difensore. Con la conseguenza che il cittadino potrebbe difendersi anche da solo, senza dover necessariamente farsi assistere da un avvocato (e pagargli la relativa parcella). È di questa opinione anche l’avvocato generale della Corte di Giustizia. Secondo quest’ultimo, è vero da un lato che gli Stati membri, anche al fine di decongestionare i tribunali, possono rendere obbligatoria la mediazione come condizione per poter – in caso di suo fallimento – avviare la causa in tribunale (e ciò vale anche quando la controversia attiene a diritti dei consumatori) purché non si obblighi le parti a farsi assistere da un avvocato nel corso della mediazione medesima, almeno quando la vertenza riguarda diritti dei consumatori. In tal senso, la legge italiana [3] è incompatibile con il diritto dell’Unione.

Il secondo aspetto importante, toccato dall’avvocato generale, riguarda le penalizzazioni in caso di fallimento della mediazione. Penalizzazioni che non avrebbero alcuna ragione di esistere. Difatti la direttiva comunitaria è improntata alla totale libertà delle parti (o quantomeno del consumatore) di ritirarsi dalla mediazione per motivi anche puramente personali, che non devono essere motivati (ad esempio, perché insoddisfatta dello sviluppo di tale procedura). Anche in questo caso, pertanto, è illegittima – e incompatibile con l’Ue – la normativa italiana quando ricollega effetti negativi al ritiro dalla mediazione per motivi puramente soggettivi.

La parola, ora, passa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la quale, se confermerà le conclusioni dell’avvocato generale, costringerà di nuovo l’Italia a rivedere la legge sulla mediazione e ad apportare urgenti modifiche.

note

[1] In particolare, la direttiva sulla tutela del consumatore n. 2013/11Ue e quella sulla mediazione n. 2008/52/Ue.

[2] Conclusioni dell’avvocato generale della C. Giust. Ue del 16.02.2017 nella causa C-75/16.

[3] Dlgs 28/2010.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. Finalmente l’applicazione della norma europea sul diritto alla difesa senza l’obbligo di rivolgersi ad un legale che regolarmente ne combina di tutti i colori e per un impossibile risarcimento bisogna rivolgersi ad un altro legale come in una infinita catena di S Antonio!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI