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Lo sai che? Cappella di famiglia, a chi spetta la proprietà?

Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 febbraio 2017

Possedere le chiavi della cappella di famiglia e avere libero accesso alla tomba fa scattare l’usucapione e lo “ius sepulchri”.

Per fortuna dopo morti non si può più litigare, ma gran parte delle controversie tra vivi riguardano proprio aspetti legati ai defunti e, tra queste, non ci sono solo le questioni ereditarie, ma anche quelle connesse ai diritti sulla cappella di famiglia e al libero accesso alla tomba dei familiari. Di questo si è occupata una recente sentenza della Cassazione chiamata a dirimere la controversia tra alcuni parenti “alla lontana”. A chi spetta, in particolare, la proprietà del sepolcro destinato ad accogliere i defunti delle famiglie che, come spesso succede, benché provenienti da due soli ceppi, poi finiscono per perdere ogni rapporto tra loro e a convivere – almeno dopo morti – sotto lo stesso tetto?

Secondo la Corte [1] anche sulla cappella di famiglia può scattare l’usucapione e, quindi, l’acquisto della proprietà per via dell’uso esclusivo e indisturbato per 20 anni. In questo caso colui che abbia utilizzato il sepolcro, in modo esclusivo e indisturbato, avendone le chiavi e disponendo dello stesso come se fosse l’esclusivo titolare, può acquistarne la proprietà. Indubbiamente rileva verificare chi sia il soggetto che abbia chiesto la concessione amministrativa. Ma l’aspetto determinante è la prova di aver esercitato, sulla cappella in questione, un potere di fatto corrispondente al diritto al sepolcro, inteso sia come diritto a essere seppelliti o a seppellire, sia come diritto di accesso al sepolcro in cui si trova tumulata la salma dei propri congiunti. Accertato che, per oltre 20 anni, una persona abbia tumulato i propri defunti nella cappella, facendone uso continuativo, ritenendo di essere titolare del relativo diritto al sepolcro e comportandosi come tale, in modo pacifico e indisturbato e avendone finanche le chiavi, allora scatta l’usucapione e il diritto alla proprietà esclusiva.

Insomma, si diventa proprietari della cappella di famiglia attraverso usucapione per 20 anni, ossia con l’esercizio del cosiddetto ius sepulchri (diritto al sepolcro) che si esercita attraverso l’accesso al sepolcro e la tumulazione dei familiari: due facce dello stesso diritto.

note

[1] Cass. sent. n. 4196/2017.


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