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Lo sai che? Niente telecamere in casa senza il consenso della colf

Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2017

I collaboratori domestici devono essere informati della videosorveglianza e dare l’ok al trattamento dei dati. Ecco i princìpi del Garante della privacy.

Padroni a casa nostra ma fino a un certo punto. Installare un sistema di videosorveglianza con telecamere per motivi di sicurezza non è una decisione che spetta soltanto al proprietario di un immobile ma deve passare dal filtro dei collaboratori domestici. Ci vuole, insomma, il consenso della colf. Che, per motivi di privacy, può negarsi ad essere ripresa mentre toglie la polvere o lava i pavimenti qua e là. In questo caso, le soluzioni sono due: o si cambia sistema di sicurezza o si cambia la colf.

E’ una nota dell’Ispettorato nazionale del lavoro [1] a porre i limiti da rispettare quando il proprietario di una casa vuole installare la videosorveglianza non solo per controllare se entrano i ladri ma anche per vedere se il collaboratore domestico fa il suo dovere fino in fondo oppure perde tempo a guardare una serie tv o, ancora, mette le mani dove non deve. Il messaggio dell’Ispettorato è chiaro: niente telecamere in casa senza il consenso della colf. Ed il motivo è semplice: la colf lavora per un privato e soltanto nell’abitazione di quest’ultimo, non per un’azienda, e presta la propria opera esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro [2]. Questo significa che il collaboratore domestico non è interessato dalle norme previste per altri lavoratori subordinati [3], che non è soggetto allo statuto dei lavoratori [4] e che non vengono applicate le regole che consentono ad un’impresa di installare dei sistemi di videosorveglianza per controllare il comportamento dei suoi dipendenti senza il consenso dell’Ispettorato o dei sindacati.

Che cosa deve fare, dunque, il proprietario della casa che ha una colf prima di mettere il sistema di videosorveglianza? Deve, soprattutto, rispettare il codice della privacy [5] ed il relativo trattamento dei dati personali del proprio collaboratore domestico. Deve, dunque, informare la donna delle pulizie, il maggiordomo o il giardiniere privato dell’installazione di telecamere ed acquisire il loro consenso.

Telecamere in casa: i princìpi del Garante della privacy

Sono 4 i princìpi stabiliti dal Garante della privacy nel 2004 per rendere legittima l’installazione di un sistema di videosorveglianza, cioè per mettere le telecamere in casa:

  • il principio di liceità, che consente la raccolta e l’utilizzo delle immagini registrate solo per obblighi di legge o per la tutela del proprio interesse: proteggere le persone ed i beni all’interno della casa da furti, incendi, atti di vandalismo, aggressioni, ecc. E’ vietato sorvegliare gli spazi comuni fuori di casa (il marciapiede o il cortile del condominio, ad esempio. Men che meno gli spazi privati altrui;
  • il principio di necessità: le telecamere in casa vanno utilizzate solo se sono l’unico modo per difendersi, non per un uso superfluo;
  • il principio di proporzionalità: vietati zoom telescopici o sistemi che riprendono delle zone non soggette a pericoli. Insomma, non vale dire «già che ci siamo, vediamo cosa sta facendo il vicino»;
  • il principio di finalità: il proprietario dell’immobile può sorvegliare soltanto la sua casa, senza perseguire scopi di sicurezza pubblica, scopi che spettano alle Forze dell’ordine.

C’è un quinto principio, non citato dal Garante in questo elenco ma, comunque, in vigore che è quello della conoscenza. In sostanza, non si possono installare telecamere in casa senza che chi entra e chi esce (compresi la colf o altri collaboratori domestici ma anche gli ospiti) ne siano consapevoli. Bisogna, pertanto, esporre un cartello che avvisa della presenza della videosorveglianza e del fatto che qualsiasi cosa accada all’interno dell’abitazione verrà ripresa e registrata. Il cartello deve riportare nome e cognome del proprietario del sistema. Le immagini registrate devono essere cancellate non appena si rendano inutili: se non è successo nulla di particolare (niente ladri, niente incendi, nessuna situazione di emergenza) dopo 24 ore si devono sopprimere.

Il mancato rispetto di queste regole o l’utilizzo improprio dei sistemi di videosorveglianza comporta l’inutilizzabilità dei dati personali trattati, il blocco o il divieto del loro trattamento e sanzioni amministrative o penali, a seconda della violazione commessa.

note

[1] Isp. naz. Lav., nota 1004 dell’08.02.2017.

[2] Art. 1, legge n. 339/1958.

[3] Corte Cost., sent. n. 585/1987.

[4] Legge n. 300/1970.

[5] Dlgs. n. 196/2003.


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1 Commento

  1. Buon. Giorno,x cortesia vorrei chedervi un informazione,dopo acer lavorato 10 anni in nero sempre con ie promese …che un giorno ti meto aposto ,sono lasciata acasa senza un avertisment,una giusta causa,secondo lei se faci o una denuncio avrei qualche dirito,ho mi mari nei imbarazi anche io!!!Grazie !

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