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Lo sai che? Prescrizione contributi Inps gestione separata

Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 febbraio 2017

Omesso versamento contributi Inps artigiani e commercianti: la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione è dolosa e quindi sospende il termine di prescrizione.

I contributi Inps si prescrivono in cinque anni decorrenti dalla data di scadenza del versamento. Tuttavia, in caso di mancata dichiarazione ai fini contributivi della gestione separata (omessa compilazione del quadro RR del modello unico) l’Inps può pretendere il pagamento dei contributi e delle sanzioni anche dopo il decorso di cinque anni, in quanto l’omessa dichiarazione sospende la prescrizione. In altri termini, l’omessa/incompleta dichiarazione dei redditi rilevante ai fini contributivi viene considerata dolosa perché finalizzata all’evasione dei contributi e, pertanto, è idonea a sospendere la prescrizione, fino a quando l’Inps scopre i redditi taciuti. Scoperta che avviene a seguito dei controlli effettuati e comunicati dall’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi del contribuente.

A rendere applicabile la sospensione della prescrizione è dunque la mancata compilazione, in sede di dichiarazione fiscale, del quadro RR; tale omissione viene infatti considerata dalla Cassazione [1] come una vera e propria evasione, deducendosi dalla stessa l’intento doloso del contribuente di eludere i controlli fiscali.

In particolare, secondo i giudici, occorre distinguere l’ipotesi del semplice omesso versamento dei contributi (nonostante la dichiarazione) dall’ipotesi dell’omessa dichiarazione fiscale per evitare il pagamento dei contributi. La fattispecie dell’omissione contributiva deve ritenersi limitata all’ipotesi del (solo) mancato pagamento da parte del datore di lavoro, in presenza di tutte le denunce e registrazioni obbligatorie necessarie; invece, la mancanza di uno solo degli altri necessari adempimenti – in quanto strettamente funzionali al regolare svolgimento dei compiti dell’Inps e alla tempestiva soddisfazione dei diritti pensionistici dei lavoratori assicurati – è sufficiente ad integrare gli estremi dell’evasione.

Sempre secondo la Cassazione [2], la mancata compilazione del quadro RR comporta l’applicazione della sanzione per evasione, in quanto fa presumere l’esistenza di una specifica volontà di sottrarsi al versamento dei contributi dovuti, non avendo valore, ai fini giustificativi, la regolare presentazione della mera denuncia fiscale. Tale orientamento è anche supportato dalla legge [3] che, nel disciplinare le sanzioni da omissione ed evasione contributiva, dispone l’applicazione di sanzioni sia nel caso in cui vi è un mancato o ritardo nel pagamento dei contributi e dei premi (in questo caso la sanzione non può essere superiore al 40% dell’importo dei contributi non corrisposti), sia nell’eventualità in cui vi sia stata un’evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero (in quest’ultimo caso è prevista l’applicazione di una sanzione civile pari al 30%).

Dato che la mancata compilazione del quadro RR viene considerata come espressione dell’intento doloso di omettere dati rilevanti ai fini contributivi, deve ritenersi realizzato uno dei casi di sospensione della prescrizione previsti dalla legge [4].

Il termine di prescrizione si sospende quando il debitore ha dolosamente occultato l’esistenza del debito, finché il dolo non sia stato scoperto. Il che significa che il termine di prescrizione quinquennale dei contributi Inps non decorre più dal giorno in cui i contributi dovevano essere corrisposti secondo la normativa vigente, bensì dal giorno in cui l’Inps, grazie alla comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, ha scoperto i presupposti (taciuti) della contribuzione.

Tale orientamento è stato condiviso dal Tribunale di Milano [5], secondo il quale, in  tema di  sospensione  della  prescrizione  di  un diritto, il comportamento semplicemente omissivo del debitore ha efficacia sospensiva della prescrizione  solo  se  ha ad  oggetto  un  atto  dovuto,  vale  a  dire  un  atto  cui  il  debitore  sia tenuto  per  legge. In caso (non  di  comportamento  semplicemente  omissivo  del  debitore,  ma)  di  mancato compimento di un atto dovuto per legge, sussiste la causa di sospensione del decorso della prescrizione.

La causa di sospensione produce i suoi effetti sino a quando l’Amministrazione Finanziaria [6], in sede di controllo  formale  della  dichiarazione  dei  redditi  ha  rilevato  l’omissione provvedendo alla relativa comunicazione all’Inps.

note

[1] Cass. Sez. Unite, sent. n. 4808/2005.

[2] Cass. sent. n. 28966/11.

[3] Art. 116, c. 8, Legge 338/2000.

[4] Art. 2941 c.c. n. 8).

[5] Trib Milano, sent. n. 5591/2011.

[6] Art. 36 ter D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione dei redditi).


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1 Commento

  1. Avvocato, qui andiamo a finire male. Ci sarà sempre più omissione di contributi. Ma come fate voi nella legge a non accorgervi che i datori di lavoro stanno pagando somme assurde di contributi? Non sapete che è illegale? In quale paese succede? Il governo paga il 13 percento ed i commercianti oltre il 100 percento? E tutti i diavoli giornalisti a far finta di nulla. E come si può pretendere che i sindacati non si corrompano anche loro? In rete mischiano addirittura i vari settori per abbassare le statistiche e non fare apparire la grande sola. Sono abusi di potere, fallimento della politica. Un vero disastro!

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