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Se ho debiti con il fisco posso fare una donazione?

19 febbraio 2017


Se ho debiti con il fisco posso fare una donazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2017



Scatta la revocatoria nei primi 5 anni, il pignoramento diretto contro il fondo patrimoniale o il trust entro 1 anno e il reato di sottrazione fraudolenta alle imposte per debiti oltre 50mila euro.

Donare un bene ai propri familiari, per chi ha debiti con l’Agenzia delle Entrate, non è mai stato così difficile come in questi tempi. Sono tre, in particolare, gli strumenti di cui dispone il fisco per poter recuperare il patrimonio sottratto fraudolentemente dal contribuente all’esecuzione forzata: l’azione revocatoria (che si esercita entro i primi 5 anni), il pignoramento diretto entro 1 anno per i beni conferiti nel fondo patrimoniale e la denuncia per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Una recente sentenza della Cassazione [1] ha analizzato proprio quest’ultimo aspetto, per cui vale la pena approfondirlo.

Fondo patrimoniale e trust: per 1 anno attaccabili liberamente

Chi dona una casa o altro bene o la conferisce in un fondo patrimoniale o in un trust può ugualmente subire il pignoramento diretto del bene nel primo anno dal rogito, senza che il creditore – in questo caso il fisco – esegua l’azione revocatoria. Si tratta di una recente modifica apportata al codice civile [1], che consente l’azione diretta sul bene a condizione, però, che il creditore trascriva il pignoramento entro 1 anno dalla trascrizione dell’atto di donazione, del fondo patrimoniale o del trust.

Dunque, per pignorare i beni oggetto di donazione o inseriti nel fondo patrimoniale o in un trust, l’Agenzia delle Entrate non deve più proporre l’azione revocatoria per ottenere l’inefficacia dell’atto. Gli effetti dell’atto di cessione del bene sono pertanto sospesi per il primo anno dalla loro trascrizione.

Azione revocatoria

In ogni caso, per i primi 5 anni dal compimento della donazione, questa può essere oggetto di revocatoria da parte del fisco a condizione che si dimostri la malafede del contribuente. In altre parole, bisogna dar prova che quest’ultimo, all’esito dello spoglio del proprio bene, non ne abbia altri su cui il creditore possa azionare un eventuale pignoramento. Questo significa che se, invece, il contribuente è titolare di altri beni l’azione revocatoria non può essere intrapresa.

Con il vittorioso esito della revocatoria, il fisco ottiene la possibilità di pignorare ugualmente la casa o qualsiasi altro bene donato dal contribuente, benché la proprietà si sia già trasferita.

Denuncia per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

Chi dona i propri beni e rimane senza nulla, rischia di essere infine denunciato per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il reato, però, scatta solo se il debito con il fisco:

  • riguarda l’Iva, l’Irpef e le altre imposte sui redditi;
  • è superiore a 50mila euro;
  • il contribuente non ha altri beni che il fisco può sottoporre a pignoramento.

Se manca anche una sola di queste tre condizioni, non si rischia più il penale anche se si donano tutti i propri beni.

La denuncia può essere fatta entro massimo 7 anni e mezzo, termine di prescrizione del reato.

Con la sentenza in commento è stato condannato un imprenditore che aveva ceduto le quote societarie a un prezzo irrisorio ed era rimasto senza soldi in banca per fronteggiare il debito con l’Agenzia delle Entrate. La condotta è stata ritenuta indice di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Infatti, per la terza sezione penale, due erano gli indici che conducevano alla condanna: il prezzo di cessione delle quote della Srl assolutamente irrisorio e la mancanza di denaro in banca, solo 3500 euro.

note

[1] Cass. sent. n. 7682/17 del 17.02.2017.

[2] Art. 2929bis cod. civ.« Il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di vincolo di indisponibilità o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, ad esecuzione forzata, ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza di vittorioso esperimento dell’azione revocatoria, se trascrive il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto è stato trascritto.

La disposizione di cui al presente comma si applica anche al creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, interviene nell’esecuzione da altri promossa.

Quando il pregiudizio deriva da un atto di alienazione, il creditore promuove l’azione esecutiva nelle forme dell’espropriazione contro il terzo proprietario.

Il debitore, il terzo assoggettato ad espropriazione e ogni altro interessato alla conservazione del vincolo possono proporre le opposizioni all’esecuzione di cui al Titolo V del Libro III del Codice di procedura Civile quando contestano la sussistenza dei presupposti di cui al primo comma, nonché la conoscenza, da parte del debitore, del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore».

Autore immagine: 123rf com

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