Diritto e Fisco | Articoli

Personal trainer: dove può svolgere attività?

10 marzo 2017


Personal trainer: dove può svolgere attività?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2017



Sono un personal trainer configurato a livello fiscale come ditta individuale: posso effettuare le valutazioni dello stato di forma dei miei clienti presso qualsiasi abitazione?

Il settore fitness è notoriamente poco regolamentato. Non esiste alcuna legge che disciplini la figura dell’istruttore o personal trainer, se non alcune leggi regionali che vi fanno riferimento. Le legislazioni regionali fanno riferimento all’articolo 8 della Legge Regionale Lombardia, prevedendo quanto segue: «Tutela della salute dei praticanti.

  1. Nelle palestre, nelle sale ginniche e nelle strutture sportive aperte al pubblico dietro pagamento di corrispettivi a qualsiasi titolo, anche sotto forma di quote sociali di adesione, i corsi finalizzati al miglioramento dell’efficienza fisica devono essere svolti con la presenza di un istruttore qualificato o di un istruttore specifico di disciplina.
  2. Sono considerati istruttori qualificati quelli in possesso di diploma rilasciato dall’Istituto Superiore di Educazione Fisica (Isef) o di laurea in scienze motorie (…), ovvero in possesso di diploma o di laurea equipollenti conseguiti all’estero. L’istruttore qualificato è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva.
  3. Sono considerati istruttori specifici di disciplina quelli in possesso di apposita corrispondente abilitazione, rilasciata dalla federazione nazionale competente, riconosciuta o affiliata al Coni, nonché rilasciata dalle scuole regionali dello sport del Coni e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni (nel nostro caso l’Asi Nazionale). Gli insegnanti tecnici delle associazioni tecniche sportive specifiche, riconosciuti dalla Regione ai sensi dell’articolo 9, comma 2, sono equiparati agli istruttori specifici. L’istruttore specifico di disciplina è responsabile della corretta applicazione dei programmi e delle attività svolte nella struttura sportiva».

Detto ciò, sembra evidente che per risolvere il dubbio del lettore, in assenza di altre norme specifiche, bisogna ricorrere all’aiuto dei cosiddetti principi generali dell’ordinamento, cioè dalle norme generali dello Stato. Prima di cominciare una qualunque programmazione di allenamento, è consigliabile per il trainer accertarsi dello stato di forma del cliente. Dall’interpretazione dei dati rilevati sarà possibile comprendere con immediatezza la situazione di efficienza fisica nella quale si trova e intraprendere il miglior programma di allenamento per il raggiungimento degli obiettivi. Oltre a tale verifica, il trainer dovrà sincerarsi dello stato di salute del soggetto. È meglio effettuare sempre una piccola anamnesi per accertarsi che non vi siano situazioni che sconsiglino la pratica sportiva o che prevedano di praticarla secondo delle modalità particolari. Normalmente è opportuno effettuare un colloquio conoscitivo, richiedendo se il cliente ha patologie di una certa entità, se sta seguendo cure farmacologiche specifiche, se ha problemi di natura cardiocircolatoria o se qualche famigliare ha mai avuto problemi cardiaci (alcune problematiche cardiache hanno una certa familiarità ed è più probabile andare incontro a rischi se qualche familiare ha già riscontrato dei problemi). È assolutamente fondamentale, tuttavia, che il trainer non si sostituisca mai al parere del medico, né si azzardi a formulare diagnosi in caso di qualche disturbo. Risulta necessario, inoltre, che, prima di intraprendere l’attività sportiva, il cliente si sia sottoposto ad una idonea visita medica. Ciò non solleverà completamente il trainer da tutte le responsabilità in caso di incidenti, ma il fatto che il cliente fosse idoneo alla pratica sportiva escluderà certamente le implicazioni mediche e quelle non facilmente preventivabili. In altre parole, con il certificato di idoneità medica il trainer è al riparo da danni al proprio cliente che non siano stati causati da propria imperizia o negligenza.

Relativamente all’obbligo di certificazione medica deve essere citato l’art. 42-bis della legge 9 agosto 2013, n. 98 che stabilisce la non obbligatorietà della certificazione medica, ma nulla vieta al trainer di chiederla se non addirittura di pretenderla dal proprio cliente in ordine alla sicurezza e la tutela di entrambi, per i motivi evidenziati prima.

Non risulta che ci sia nessuna norma che vieti al trainer di effettuare le valutazioni di stato di forma presso una propria struttura che sia un proprio studio o una propria abitazione privata e il locale presso cui effettivamente svolge il predetto esame non necessariamente deve essere di proprietà o in affitto: può anche essere di un terzo. L’importante è che i locali devono essere igienicamente adeguati e non deve esserci un espresso divieto (ad esempio condominiale, comunale, ecc…) ad esercitare attività commerciale. Il tutto, infine, deve essere accompagnato da relative fatture, ricevute fiscali ed eventuali contratti, sia per quanto riguarda le visite ai clienti, sia per l’utilizzo dei locali medesimi.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Ettore Pietro Silva


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI