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Servitù di passaggio: come impedire agli estranei di attraversare il mio fondo?

10 marzo 2017


Servitù di passaggio: come impedire agli estranei di attraversare il mio fondo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2017



Sono proprietario di un fondo gravato in passato da servitù di passaggio, ora urbanizzato, attraversato da chiunque perché è più veloce raggiungere la strada provinciale. Come impedirlo?

In primo luogo, occorre chiarire che la servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo (detto servente) per l’utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario (detto dominante), quindi, può giovare della servitù soltanto colui che ha nella propria disponibilità il fondo dominante e non anche terzi estranei.

La servitù, sebbene prevista dall’atto di proprietà e, dunque, avente titolo presumibilmente convenzionale, può comunque avere natura coattiva, perché costituita per servire fondi interclusi. In tal caso, essa è suscettibile di estinzione [1]: il passaggio che cessa di essere necessario può essere soppresso ad istanza del proprietario di uno dei due fondi vicini. L’istanza richiesta è quella giudiziale, quindi, ai fini dell’estinzione della servitù occorre una sentenza [2]. Ciò non toglie, tuttavia, che la soppressione della servitù possa aversi anche per comune volontà delle parti: qualora il proprietario del fondo dominante – ovvero colui che attualmente ha il diritto di passaggio – sia d’accordo, si potrebbe stipulare un contratto per sancire l’estinzione della servitù. Diversamente, in caso di resistenza da parte di quest’ultimo, al lettore non resta che adire il tribunale e, dunque, richiedere la soppressione della servitù non più necessaria gravante sul fondo previa dimostrazione del venir meno della situazione che ha dato origine al diritto di passaggio.

Si ricorda anche che, sebbene gravato da servitù, il terreno è di proprietà del lettore e, pertanto, a patto di non impedire il passaggio ai proprietari dei fondi attigui che godono della servitù, può delimitarlo o recintarlo per escludere che terzi possano transitarvi liberamente. Se la seguente circostanza non è stata specificata, la servitù andrebbe intesa soltanto al fine di consentire il passaggio pedonale e non anche quello carrabile [3], per cui si potrebbe legittimamente impedire che i proprietari dei fondi vicini transitino sul suo terreno con autovetture o motocicli.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Dini

note

[1] Ai sensi dell’art. 1055 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 11955 del 22.05.2009.

[3] Cass. sent. n. 5434 del 05.03.2010.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 05.03.2010, n. 5434

In tema di servitù prediali, l’art. 1063 c.c. stabilisce una graduatoria delle fonti regolatrici dell’estensione e dell’esercizio delle servitù, ponendo a fonte primaria il titolo costitutivo del diritto, mentre i precetti dettati dai successivi artt. 1064 e 1065 c.c. rivestono carattere meramente sussidiario. Tali precetti, pertanto, possono trovare applicazione soltanto quando il titolo manifesti al riguardo lacune o imprecisioni non superabili mediante l’impiego di adeguati criteri ermeneutici; ove, invece, il contenuto e le modalità di esercizio risultino puntualmente e inequivocabilmente determinati dal titolo, a questo soltanto deve farsi riferimento, senza possibilità di ricorrere al criterio del soddisfacimento del bisogno del fondo dominante col minor aggravio del fondo servente.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 22.05.2009, n. 11955

Il venir meno della interclusione del fondo dominante, cioè della situazione che aveva determinato la costituzione della servitù coattiva di passaggio, non comporta l’estinzione di questa in modo automatico, neanche nel caso in cui la servitù sia stata costituita convenzionalmente, ma richiede una sentenza costitutiva emessa su domanda del soggetto interessato, i cui effetti si producono “ex nunc”; sicché, per paralizzare la “actio confessoria” diretta all’accertamento della sussistenza e difesa di una servitù coattiva, non è sufficiente una semplice eccezione, ma occorre un’espressa domanda riconvenzionale, la quale è inammissibile, ai sensi dell’art. 345 cod. proc. civ., ove sia stata proposta per la prima volta in grado di appello.

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