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Lo sai che? Che cos’è l’anatocismo?

Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 febbraio 2017

L’anatocismo è la produzione di interessi sugli interessi. Scopriamo se legittimo o meno.

L’anatocismo degli interessi è tema ampiamente trattato a partire almeno dagli anni ‘90 e pur tuttavia ancora dai contorni non ben definiti. Con il termine anatocismo si intende la produzione degli interessi sugli interessi. Ma cosa significa esattamente? E che conseguenze ha?

Il denaro produce interessi

È infatti noto che una somma di denaro è in grado di produrre interessi. In sostanza, un debitore di una somma di denaro dovrà pagare, per estinguere totalmente il suo debito, la somma originariamente dovuta (detta capitale) ed un’ulteriore somma di denaro (detta quota interessi) che si produce con il passare del tempo, a partire dal momento in cui la somma capitale era determinata nel suo ammontare ed il creditore ne ha preteso il pagamento.

La produzione di interessi si giustifica perché il fatto di avere a disposizione una somma di denaro comporta un vantaggio economico per la capacità del denaro di essere facilmente investito o comunque impiegato in attività produttive.

Interessi sugli interessi

L’anatocismo si ha quando su questi interessi vengono calcolati altri interessi. In sostanza, gli interessi già maturati producono ancora ulteriori interessi.

Facciamo un esempio.

Si pensi al caso in cui la banca anticipi al cliente 10.000 euro con tasso di interesse fissato al 10%. Gli interessi saranno quindi pari a 1.000 euro per un totale di 11.000 euro. Trascorso il periodo di capitalizzazione (e cioè il periodo in cui la quota interessi diventa quota capitale), su questa somma andranno corrisposti gli ulteriori interessi anatocistici pari a 1.100 euro. Essi infatti si sono prodotti non più sulla somma originaria di 10.000 euro, ma sulla maggiore somma di 11.000 euro (10.000 euro di quota capitale e 1.000 di quota interessi).

È chiaro come ripetendo l’operazione per ogni periodo di capitalizzazione (che può essere trimestrale, semestrale o annuale), il debito aumenti progressivamente.

Anche per tale ragione, la legge tende a limitare questa possibilità [1].

È una pratica legittima? Quali le conseguenze?

Nonostante la legge ne avesse previsto limiti rigorosi, in passato si riteneva che gli interessi anatocistici fossero pienamente legittimi in quanto nel settore bancario si era diffuso l’uso di applicarli ai contratti di conto corrente.

Ciò fino al 1999, quando la Corte di Cassazione [2] ha dichiarato la nullità della clausola relativa all’anatocismo in quanto non basata su un uso riconosciuto come valido dalla legge.

La conseguenza è che i titolari di contratto di conto corrente possono richiedere alla banca tutti gli interessi illegittimamente calcolati e versati. E se il conto corrente è risalente nel tempo, può trattarsi di cifre anche molto rilevanti.

Ciò ha scatenato un enorme contenzioso ai danni delle banche ed è anche per questo che le vicende dell’anatocismo hanno subito continui cambiamenti nel tempo. Molti infatti sono gli interventi normativi e giurisprudenziali che hanno inciso sulla materia tanto da poter considerare diverse fasi storiche.

Senza presunzione di completezza, in sintesi può dirsi che:

  • nel periodo precedente il 2000, l’anatocismo era vietato e le relative clausole nulle, ciò che vuol dire che gli interessi versati possono essere richiesti;
  • per il periodo successivo all’1 luglio 2000 [3], l’anatocismo è valido purché la relativa clausola sia approvata per iscritto e venga prevista a condizione di reciprocità (e cioè applicata in modo paritario per la banca e per il cliente);
  • nel periodo tra il 2014 [4] ed il 2016, l’anatocismo è del tutto vietato;
  • dal 2016 [5] è vietato solo per gli interessi debitori (cioè quelli a carico del cliente);
  • inoltre, sempre dal 2016, per i conti correnti affidati (cioè caratterizzati da un’apertura di credito che sia di fatto o di diritto), tale divieto è derogabile mediante autorizzazione preventiva del cliente.

Quest’ultimo aspetto può ritenersi la novità più rilevante perché, se si considera che il settore bancario è caratterizzato da contratti standardizzati, è ragionevole ritenere che l’anatocismo verrà automaticamente incluso nei contratti tra banca e cliente. In breve, ciò comporta un sostanziale ritorno al passato con forte depotenziamento del divieto di anatocismo.

note

[1] L’art. 1283 cod. civ. dispone che, salvo gli usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre altri interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di  accordo posteriore alla loro scadenza e sempre che si tratta di interessi dovuti almeno per sei mesi.

[2] Corte di Cassazione, Sez. III, sentenza n. 3096 del 30/03/1999 e n. 2374 del 16/03/1999.

[3] Si veda la delibera del 9 febbraio 2000 emanata dal Cicr (comitato interministeriale per il credito ed il risparmio) ed in particolare, l’art. 2 “(Conto corrente) 1. Nel conto corrente l’accredito e l’addebito degli interessi avviene sulla base dei tassi e con le periodicità contrattualmente stabiliti. Il saldo periodico produce interessi secondo le medesime modalità. 2. Nell’ambito di ogni singolo conto corrente deve essere stabilita la stessa periodicità nel conteggio degli interessi creditori e debitori. 3. Il saldo risultante a seguito della chiusura definitiva del conto corrente può, se contrattualmente stabilito, produrre interessi. Su questi interessi non é consentita la capitalizzazione periodica”. Si vedano anche gli artt. 3 e 4 della delibera citata.

[4] Legge 27 dicembre 2013 n. 147, sebbene si discuta sull’immediata applicabilità della legge in mancanza delle norme attuative.

[5] Legge 49/2016, la quale ha ulteriormente modificato l’art. 120 Tub che, al comma 2, attualmente dispone: “Il Cicr stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che: a) nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti; b) gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale; per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido: 1) gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono esigibili il 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili; 2) il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo.”


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