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Le azioni delle Spa

18 febbraio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 18 febbraio 2017



I conferimenti, lo stato di socio, le azioni e la loro circolazione nelle Società per azioni. La differenza tra azioni e quote.

I conferimenti

Per le società per azioni è prevista una specifica disciplina dei conferimenti, ispirata ad una duplice finalità: quella di garantire che i conferimenti promessi dai soci vengano effettivamente acquisiti dalla società e quella ulteriore di garantire che il valore assegnato dai soci ai conferimenti sia veritiero.

I conferimenti, se non è diversamente disposto nell’atto costitutivo, devono essere fatti in denaro. Inoltre, per garantire fin dalla costituzione della società l’effettività almeno parziale del capitale, è disposto l’obbligo di versamento immediato presso una banca di almeno il  25% dei conferimenti in denaro.

Costituita la società, gli amministratori sono liberi di chiedere in ogni momento ai soci i versamenti ancora dovuti.

Le  prestazioni d’opera o di servizi non possono costituire oggetto di conferimento nelle società per azioni, ma solo oggetto di prestazioni accessorie.

Se previsto nell’atto costitutivo, possono costituire oggetto di conferimento i beni in natura e crediti. In tal caso, però, le azioni emesse a fronte di conferimenti in natura o di crediti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione (art. 2342, 3° comma). Ciò significa che non possono essere conferiti tutti quei beni e diritti che, per loro natura, non possono essere immediatamente e definitivamente trasferiti alla società conferitaria,

tra i quali vengono annoverati i beni generici (non specificamente individuati o individuabili al momento della sottoscrizione), i beni futuri o i beni oggetto di prestazioni continue o periodiche.

In caso di conferimento di beni in natura e crediti è prevista una particolare disciplina, che prevede che il socio che effettua dei conferimenti diversi dal denaro deve presentare una  relazione giurata di un esperto designato dal tribunale contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti (art. 2343).

Vi sono casi, però, in cui tale relazione non è più richiesta (art. 2343ter).

L’elemento personale e le azioni

Lo  status di socio di una s.p.a. si acquista con la titolarità dei titoli azionari in cui sono documentati la qualità di socio e la quota di partecipazione.

Tra i diritti del socio, si distinguono  diritti patrimoniali (diritto al dividendo, diritto alla ripartizione del residuo attivo in seguito allo scioglimento della società, diritto di opzione, diritti di recesso) e  diritti di amministrazione (diritto di intervento alle assemblee, diritto di voto, diritto di impugnativa delle delibere, diritto di esaminare i libri contabili ed il bilancio). Costituiscono, invece, obblighi dei soci, l’esecuzione dei conferimenti e le prestazioni accessorie non consistenti in danaro, eventualmente stabilite dall’atto costitutivo.

Lo status di socio cessa per volontà della società (in caso di trasferimento coattivo delle azioni del socio moroso), per volontà del socio (nel caso di esercizio di diritto di recesso e di trasferimento delle azioni), per volontà di terzi (in casi di espropriazione mobiliare su istanza dei creditori particolari del socio).

Le quote di partecipazione alla società sono rappresentate da  azioni: titoli di credito causali nominativi (solo le azioni di risparmio possono essere al portatore) sottoscritti da uno degli amministratori, che rappresentano la misura della partecipazione dei singoli soci alla società.

Le azioni, in quanto titoli rappresentativi della partecipazione sociale, assolvono ad una duplice funzione: una funzione di legittimazione, in quanto chi le possiede può esercitare i diritti di socio; una funzione di trasferimento, poiché con la trasmissione del documento si trasferisce la qualità di socio.

La legge così specifica i caratteri essenziali delle azioni. Esse:

  • devono essere di eguale valore (art. 2348, 1° comma). Regola generale è che le azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti. Si possono, tuttavia, creare, con lo statuto o con successive modificazioni di questo, categorie di azioni fornite di diritti diversi anche per quanto concerne l’incidenza delle perdite. In tal caso la società, nei limiti imposti dalla legge, può determinare liberamente il contenuto delle azioni delle varie categorie. Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria, comunque, devono conferire uguali diritti (art. 2348, 2° comma);
  • sono indivisibili (art. 2347);
  • possono essere emesse senza l’indicazione del valore nominale (quel valore, cioè, che è pari all’importo del capitale sociale suddiviso per il numero di azioni in circolazione e che pertanto esprime la parte di capitale che ciascuna azione rappresenta): in tal caso il valore delle azioni non sarà determinato con riferimento alla frazione di capitale sociale che rappresentano, bensì con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse (art. 2346, modificato dalla riforma che ha introdotto tale novità).Tuttavia, se alle azioni è attribuito un valore nominale, occorre che tale valore si riferisca a tutte le azioni emesse dalla società, non essendo ammissibile la compresenza per la stessa società di azioni con e senza valore nominale;
  • sono, per loro stessa natura, titoli liberamente trasferibili.

Cosa distingue le azioni di una s.p.a. dalle quote di una s.r.l.?

La partecipazione azionaria non si distingue dagli altri tipi di partecipazione sociali per il solo fatto di essere incorporata in titoli documentali, ma vi sono anche differenze di carattere sostanziale.

La prima differenza consiste nell’autonomia delle singole partecipazioni e nella spersonalizzazione della partecipazione rispetto al suo titolare.

Il capitale sociale di una s.p.a., infatti, viene suddiviso in un determinato numero di azioni, ciascuna delle quali ne rappresenta una frazione identica rispetto a tutte le altre.

In tutti gli altri tipi di società, la quota è misurata per la sua dimensione globale di investimento nel capitale, mentre nella s.p.a. si procede all’inverso, suddividendo il capitale sociale, nominalmente indicato nello statuto, in frazioni uguali, ciascuna delle quali rappresenta un’azione.

La differenza rispetto alle quote di s.r.l., quindi, sta nel fatto che il socio di una s.p.a. non detiene un’unica partecipazione sociale ma un determinato numero di azioni, ciascuna delle quali autonoma nei confronti delle altre.

Il socio di una s.r.l., invece, è titolare di un’unica quota che rappresenta una frazione di capitale sociale in misura che può essere diversa da socio a socio.

La circolazione delle azioni

I titoli azionari costituiscono il mezzo necessario per il trasferimento della partecipazione sociale.

Per le azioni incorporate in  certificati al portatore, il 2° comma dell’art. 2355 ribadisce la regola valevole per tutti i titoli di credito al portatore, secondo cui per il trasferimento delle stesse è sufficiente la consegna del documento. Il possessore del titolo potrà esercitare i relativi diritti mediante presentazione dello stesso alla società.

Per le  azioni nominative, invece, vige una disciplina in parte diversa rispetto a quella generale dei titoli di credito.

La situazione non cambia molto se la circolazione avviene con il metodo del cd. transfert, che richiede la cooperazione della società; quest’ultima, infatti, provvede ad annotare il nome dell’acquirente sul libro dei soci e sul titolo oppure rilascia un nuovo titolo all’acquirente e contestualmente annota il suo nome sul libro dei soci. A seguito di tali operazioni, l’acquirente diventa titolare dei diritti collegati alla partecipazione azionaria.

Sono previste, invece, regole speciali se il trasferimento avviene con il metodo della  girata, dichiarazione di volontà che contiene l’ordine rivolto al debitore indicato nel titolo di effettuare la prestazione nei confronti di un soggetto.

In tal caso, la duplice annotazione è eseguita da soggetti diversi ed in momenti diversi:

— dalle parti, all’atto del trasferimento del titolo;

— dalla società, successivamente.

A seguito del trasferimento mediante girata, il giratario che si dimostra possessore in base ad una serie continua di girate, oltre a poter ottenere l’annotazione del trasferimento sul libro dei soci, è legittimato ad esercitare tutti i diritti sociali.

Sono previsti limiti alla circolazione delle azioni?

Il principio della libera trasferibilità delle azioni è parzialmente derogabile, anche se la trasferibilità non può essere esclusa ma soltanto attenuata. Introdurre limiti alla libera trasferibilità delle azioni significa non rendere del tutto irrilevante la persona del socio nella s.p.a.

La libera trasferibilità delle azioni può essere limitata dalla stessa legge e ciò avviene:

— nel caso di azioni liberate con conferimenti di beni in natura o di crediti, che non sono trasferibili fino a che non sia stata effettuata la verifica della stima a cura dell’organo amministrativo;

— nel caso di azioni con prestazioni accessorie che non sono trasferibili senza il consenso degli amministratori.

È previsto, inoltre, che non possono essere emesse azioni prima dell’iscrizione della società nel registro delle imprese, né esse, salvo l’offerta pubblica di sottoscrizione ai sensi dell’art. 2333, possono costituire oggetto di un’offerta pubblica di prodotti finanziari.

La libera trasferibilità delle azioni può essere derogata anche in via convenzionale, sia con patti parasociali sia con espressa clausola statuaria.

Le clausole limitative statuarie più frequentemente adottate sono:

— le clausole di gradimento: che subordinano l’alienazione delle azioni al possesso, da parte dell’acquirente, di determinati requisiti soggettivi o oggettivi, la cui verifica è materia di accertamento da parte degli organi sociali;

— le clausole di prelazione: che prevedono che il socio, il quale intenda alienare in tutto o in parte le sue azioni, debba offrirle agli altri soci e, solo se costoro non intendono esercitare il diritto, è libero di cederle a terzi.

Limitazioni al libero trasferimento delle azioni possono risultare, poi, da patti parasociali (cd. sindacati di blocco), ossia quei patti convenuti tra i soci successivamente alla costituzione dell’ente, in base ai quali la circolazione delle azioni è limitata o addirittura totalmente impedita.

Categorie speciali di azioni

Accanto alle  azioni ordinarie, che attribuiscono ai soci i normali diritti di partecipazione, è consentito alla società creare categorie diverse di azioni la cui rilevanza emerge soprattutto in sede di formazione della volontà sociale.

Se esistono diverse categorie di azioni, infatti, le deliberazioni dell’assemblea che pregiudicano i diritti di una di esse devono essere approvate anche dall’assemblea speciale dei soci della categoria interessata.

La normativa attualmente in vigore contempla i seguenti tipi di azioni:

azioni ordinarie: che attribuiscono ai soci i normali diritti di partecipazione;

azioni privilegiate: che attribuiscono un diritto di priorità nella distribuzione degli utili o nella restituzione del capitale al momento dello scioglimento della società.

Agli azionisti privilegiati spetta, normalmente, il diritto di voto nelle assemblee: l’atto costitutivo può tuttavia limitarlo, tenuto conto che

— essendo garantiti da privilegio — essi possono anche non interessarsi direttamente alla gestione sociale. In questo caso le azioni privilegiate sono anche azioni a voto limitato;

azioni postergate nella partecipazione alle perdite: sono un particolare tipo di azioni privilegiate, introdotte dalla riforma, in cui il privilegio patrimoniale consiste in una diversa incidenza delle perdite. Ciò comporta che tali azioni, in caso di riduzione del capitale per perdite, subiranno gli effetti dell’abbattimento totale o parziale del capitale solo dopo che saranno state integralmente o parzialmente annullate le azioni ordinarie o quelle di altre categorie. Inoltre, in sede di liquidazione della società, saranno rimborsate con preferenza sulle azioni ordinarie;

azioni di godimento: che possono essere attribuite al possessore di azioni ordinarie, in sostituzione di esse, quando — in seguito alla riduzione del capitale sociale — ne sia stato rimborsato il valore nominale, sul presupposto che il valore dell’azione ordinaria sia superiore, al momento del rimborso, al valore nominale, a causa delle riserve esistenti (art. 2353).

Le azioni di godimento non conferiscono — salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo

— il diritto di voto;

— azioni assegnate ai prestatori di lavoro: la cui emissione avviene con norme particolari riguardanti la forma, le modalità di trasferimento ed i diritti spettanti agli azionisti (art. 2349);

— azioni di risparmio: tale categoria di azioni, istituita con la L. 216/1974 ed attualmente regolata dagli artt. 145-147 del D.Lgs. 58/1998, tutela la posizione dei piccoli risparmiatori che, con l’acquisto dei titoli, perseguono l’intento di investire i propri risparmi più che di partecipare ad un’attività economica. Sono prive del diritto di voto, ma sono privilegiate sul piano patrimoniale: condizioni, modalità, contenuti e limiti di tali privilegi sono determinati nell’atto costitutivo.

La riforma del diritto societario, nell’intenzione di aumentare l’autonomia contrattuale della società, ha previsto la possibilità di emettere .strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi. (art. 2346, 6° comma).

Si tratta di titoli a sé stanti, diversi dalle azioni o da categorie speciali di esse, che non corrispondono a parti del capitale sociale e la cui emissione consegue all’apporto da parte di soci o di terzi di prestazioni che possono consistere anche in opere o servizi.

La titolarità degli strumenti finanziari partecipativi non fa acquistare la qualità di socio, ma sono ad essa collegati, attraverso apposita previsione statutaria, diritti amministrativi o patrimoniali, ad esclusione del diritto di voto nell’assemblea generale degli azionisti.


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