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Terzo chiamato in causa: chi paga le spese?

15 marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2017



Le spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto devono essere poste a carico dell’attore. Quando vale questa regola?

Le spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto devono essere poste a carico della parte soccombente, attore o convenuto che sia. Tanto per fare un esempio, se Tizio cita in causa Caio e Caio chiama in garanzia Sempronio, nel momento in cui Caio vince il giudizio, Tizio pagherà le spese sia a Caio che a Sempronio; tale regola vale se la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate. Non conta, infatti, che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda. Al contrario, il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo se l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria. A stabilirlo è il Tribunale di Lecce in una recente sentenza [1]. Stesso discorso ha avuto più di recente modo di affermare la Corte di Appello di Firenze [2]: quando la domanda è rigettata, l’attore va condannato a pagare le spese di lite anche al chiamato in garanzia dal convenuto. Si applica il principio di causalità laddove la chiamata in causa del terzo si è resa necessaria in relazione alle tesi sostenute da chi ha azionato la controversia, tesi poi rivelatesi infondate.

A meno che non si renda necessaria la compensazione degli oneri per i motivi indicati dalla legge, il criterio della soccombenza opera anche per individuare chi deve deve sopportare le spese del chiamato in garanzia, o anche del terzo interveniente, pure quando nei suoi confronti non sia stata proposta alcuna domanda o emessa alcuna pronuncia di merito: ne consegue che le spese processuali del chiamato o del terzo interveniente che non è rimasto soccombente devono gravare sul soggetto che è rimasto soccombente, attore o convenuto che sia. In particolare è necessario che la liquidazione delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia sia posta a carico della parte, rimasta soccombente, che abbia dato causa alla chiamata, mentre non rileva rilevando la mancanza di una istanza di condanna in tal senso.

Spese processuali: cosa sono?

Come precisato nel pezzo dal titolo Spese processuali: chi paga la causa? La compensazione va sempre motivata in sentenza, quando si inizia una causa o si viene chiamati in giudizio da qualcun altro, ci sono sempre delle spese da sostenere: per fare un esempio, è chiaro che occorrerà quanto meno pagare il proprio avvocato. Esse vengono anticipate da ciascun soggetto che partecipa al processo, ciascuno per le proprie esigenze e necessità. Alla fine del procedimento, il giudice decide chi debba pagare tali costi per tutti (si parla, di decisione sulla “condanna delle spese”): in genere, vale il principio della soccombenza. Paga, cioè, chi perde la causa.

Spese processuali: chi paga?

Le cose cambiano se vengono chiamati in causa terzi soggetti, come nella sentenza che si sta esaminando: se, infatti, tale chiamata è assolutamente infondata, la condanna alle spese è di chi ha effettuato, imprudentemente, la citazione del terzo [2].

La regola generale in questa ipotesi è che le spese del chiamato in garanzia vanno poste a carico della parte soccombente del giudizio principale: in pratica, paga chi ha perso la causa e, in un certo senso, anche se indirettamente, ha provocato detta chiamata in garanzia. Se, però, l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria le cose cambiano questi paga al terzo le spese processuali. In sostanza, il principio di soccombenza viene meno.

note

[1] Trib. Lecce sent. n. 419 del 31.01.2017.

[2] C. App. Firenze, sent. n. 1761/18

[3] Già prima del Tribunale di Lecce si erano pronunciati i giudici milanesi: si veda C. App. Milano sent. n. 2818 del 26.06.2015.

Tribunale di Lecce, sez. II Civile, sentenza 31.01.2017, n. 419

Il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate, a nulla rilevando che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa, il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

Corte d’Appello di Milano, sentenza 26.06.2015, n. 2818

In tema di spese processuali, la palese infondatezza della domanda dì garanzia proposta dal convenuto nei confronti del terzo chiamato comporta l’applicabilità del principio della soccombenza nel rapporto processuale instaurato tra convenuto e terzo chiamato, anche quando l’attore principale sia a sua volta soccombente nei confronti del convenuto, atteso che il convenuto chiamante sarebbe stato soccombente nei confronti del terzo anche in caso di esito diverso della causa principale.

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