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Divorzio: quando?

17 marzo 2017 | Autore:


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La sentenza di divorzio interviene quando sia omologata la separazione consensuale tra i coniugi protrattasi ininterrottamente per almeno sei mesi dalla comparizione delle parti davanti al Presidente del Tribunale.

La cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere pronunciata quando sia stata omologata la separazione consensuale tra i coniugi e tale separazione si sia protratta ininterrottamente per almeno sei mesi dal momento della comparizione delle parti davanti al Presidente del Tribunale [1]. Ancora una volta una pronuncia in tema di diritto di famiglia e di divorzio, quella del Tribunale di Perugia, che ha come protagonisti due coniugi con figli che, dopo una separazione burrascosa, chiedono che il giudice si pronunci sulla cessazione degli effetti civili del loro matrimonio [2].

Divorzio: cos’è?

Cerchiamo di capire, prima di tutto che cosa si intende quando si parla di divorzio. A tal fine, occorre distinguere:

  • in caso di matrimonio civile (cioè quello contratto in Comune davanti all’Ufficiale dello Stato Civile), il divorzio è lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale, pronunciato con sentenza da parte del tribunale competente;
  • in caso di matrimonio concordatario (cioè quello celebrato in Chiesa e poi regolarmente trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune), più che di divorzio, sarebbe più corretto parlare di cessazione degli effetti civili del matrimonio: ciò in quanto per la Chiesa il matrimonio è un legale indissolubile, “finché morte non ci separi”, per cui gli effetti sul piano del sacramento religioso rimangono (a meno che non si ottenga una pronuncia di annullamento o di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale o della Sacra Rota).

Divorzio: quando è possibile?

La legge è molto puntuale nello stabilire quando è possibile divorziare. Innanzitutto, prima di pronunciare la sentenza di divorzio, il tribunale deve sempre tentare la riconciliazione, accertando che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa più essere mantenuta o ricostituita: in pratica, il giudice deve capire se la frattura nei rapporti fra marito e moglie possa essere o meno in qualche modo ricomposta.

Una volta compiuto tale accertamento, il giudice pronuncerà la relativa sentenza se ricorrono ipotesi tassativamente previste dalla legge. Una di queste è quella riscontrata dal Tribunale di Perugia nella sentenza in esame: i coniugi sono separati legalmente e, al tempo della presentazione della domanda di divorzio, lo stato di separazione dura ininterrottamente da almeno 6 mesi se la separazione è consensuale (tale termine decorre in ogni caso dal giorno della comparizione delle parti davanti al Presidente del tribunale nel procedimento di separazione). Proprio per questo motivo, la domanda dei coniugi nel caso in questione è stata accolta.

Gli altri casi in cui può essere pronunciato il divorzio sono i seguenti:

  • uno dei coniugi ha commesso un reato di particolare gravità (ad esempio è stato condannato con sentenza definitiva all’ergastolo o a una pena superiore a 15 anni di reclusione) oppure – a prescindere dalla durata della pena – è stato condannato per incesto, delitti contro la libertà sessuale, prostituzione, omicidio volontario o tentato di un figlio, tentato omicidio del coniuge, lesioni aggravate, maltrattamenti, ecc…;
  • uno dei coniugi è cittadino straniero e ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del vincolo matrimoniale o ha contratto all’estero un nuovo matrimonio;
  • il matrimonio non è stato consumato;
  • è stato dichiarato giudizialmente il cambio di sesso di uno dei coniugi.

note

[1] Art. 3, n. 2, lett. b), l. n. 898 del 01.12.1970, come modificato dall’art. 1 l. n. 55 del 06.05.2015.

[2] Trib. Perugia, sent. n. 208 del 06.02.2017.

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