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Agenzia delle Entrate: come difendersi dall’accertamento fiscale?

19 febbraio 2017


Agenzia delle Entrate: come difendersi dall’accertamento fiscale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2017



Accertamenti fiscali illegittimi perché la firma è di funzionari che non hanno ottenuto, dal capo ufficio, una valida delega: Cassazione e giudici di merito sono unanimi nel decretare la nullità degli atti del fisco.

Difendersi dall’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate è diventato, di questi tempi, particolarmente facile se l’atto è stato firmato non dal capo ufficio, ma da un altro funzionario: difatti la giurisprudenza unanime – finanche la Cassazione – condivide la tesi secondo cui intanto è legittima la sottoscrizione di qualcuno che non sia il dirigente della sede territoriale a condizione che questi sia un funzionario della carriera direttiva, munito di una delega con specifici requisiti. In questi casi, dunque, proponendo ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, è possibile ottenere l’annullamento dell’accertamento. Ma attenzione: guai a far scadere i termini; se dovesse infatti giungere la cartella esattoriale, quest’ultima non potrebbe più essere impugnata per il predetto vizio, anche se l’accertamento fiscale riporta la firma di un soggetto non autorizzato. Ma procediamo con ordine.

Sulla vicenda degli accertamenti fiscali illegittimi sono intervenuti, più di recente, la Commissione tributaria di Milano e quella di Enna [1] che hanno decretato la nullità degli atti notificati dall’Agenzia delle Entrate per «difetto di delega». La questione non è nuova, anzi: più di un contribuente, in passato, ha trovato come difendersi dagli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate sollevando l’illegittimità della firma e ottenendo l’annullamento dell’atto.

In buona sostanza, salvo quanto più dettagliatamente diremo a breve, l’eccezione si basa sul fatto che il funzionario che firma l’atto deve aver ottenuto una delega dal capo ufficio e tale delega deve essere:

  • scritta;
  • motivata, con indicazione delle esigenze di servizio che hanno impossibilitato il dirigente a sottoscrivere l’accertamento;
  • nominativa: deve cioè indicare il nome e cognome del delegato e non una semplice menzione del suo ruolo;
  • delimitata temporalmente: deve cioè specificare la data di inizio e di fine dell’efficacia della delega.

Mancando anche uno solo di questi elementi, l’avviso di accertamento fiscale è nullo.

La sentenza della CTP di Enna, come dicevamo, riprende questo filone e ricorda come, per legge [2], gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. Inoltre l’accertamento è nullo se l’avviso non reca la predetta sottoscrizione. Il ruolo può essere sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato [3]. Dunque, il potere di rappresentanza dell’ufficio spetta solo al suo direttore, mentre i responsabili delle articolazioni interne o gli altri dipendenti in servizio – purché appartenenti all’area terza – presso la struttura necessitano della delega di firma del direttore.

Come deve essere la delega del capo ufficio?

È su questo punto che l’Agenzia delle Entrate commette puntualmente i principali errori, violando le quattro regole che abbiamo esposto prima sinteticamente. La Cassazione [4] ha già chiarito che la delega di firma deve essere

  • nominativa, ossia deve indicare il nome e il cognome – e non solo la funzione – del delegato. È illegittima la delega in bianco, quella cioè che non specifica gli estremi del soggetto delegato;
  • motivata, con l’indicazione delle specifiche ragioni di servizio che hanno reso necessario la delega stessa (ad esempio, carenza di personale, assenza, vacanza, malattia, ecc.). È nulla la delega se mancano le specifiche ragioni di servizio non affrontabili in modo diverso. La motivazione non può neanche essere generica, come spesso succede quando si limita a richiamare la «continuità di servizio al fine di non pregiudicare l’attività delle strutture interne»;
  • circoscritta in un lasso di tempo ridotto e determinato, poiché in caso contrario l’indeterminatezza temporale della delega determinerebbe un elusivo e vietato spostamento dell’ordine delle competenze fissate dalla legge.

È indifferente la modalità concreta con cui viene data la delega: essa può essere conferita o con atto proprio o con un ordine di servizio.

 

In conclusione, sia la mancanza di motivazione delle ragioni che hanno reso indispensabile l’adozione della delega di firma, sia la mancanza di un termine di validità rendono la delega stessa difforme da quanto prescrive la legge e, quindi, l’accertamento fiscale è nullo.

Come difendersi dall’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate?

Fare o non fare ricorso? Spesso non è facile decidere a priori e bisognerebbe sapere se l’accertamento fiscale è stato firmato dal funzionario munito di regolare delega o meno. Il contribuente potrebbe informarsi prima, con una richiesta di accesso agli atti amministrativi, con l’Agenzia delle Entrate deve rispondere entro 30 giorni. In caso contrario o di silenzio (posto che sarebbe impraticabile la strada dell’impugnazione del silenzio al Tar, il che farebbe scadere i termini per il ricorso all’accertamento fiscale) si può avviare direttamente l’impugnazione al giudice tributario (la Commissione Tributaria Provinciale). Qui il contribuente deve limitarsi a sollevare l’eccezione di carenza di delega: spetterà all’Agenzia delle Entrate difendersi, producendo la delega stessa e dimostrando che essa è conforme a quanto abbiamo detto finora.

note

[1] CTP Enna, sent. n. 206/2017.

[2] Art. 42 d.P.R. n. 600/1973.

[3] Art. 12 co. 4, d.P.R. 602/1973. È l’istituto della «delega di firma» che va tenuto distinto dalla «delega di funzioni» ex art. 17 co. 1-bis, d.lgs. n. 165/2001 il quale stabilisce che “I dirigenti, per specifiche e comprovate ragioni di servizio, possono delegare per un periodo di tempo determinato, con atto scritto e motivato, alcune delle competenze comprese nelle funzioni di cui alle leggere b), d) ed e), del comma 1 a dipendenti che ricoprano le posizioni funzionali più elevate nell’ambito degli uffici ad essi affidati”. Sulla differenza tra i due istituti si confronti Cons. St. sent. n. 1573/2015 ove si chiarisce che «non è configurabile un vizio di incompetenza qualora si sia in presenza non già di delega di funzioni, ma di mera delega di firma che, senza alterare l’ordine delle competenze, attribuisca al soggetto titolare dell’ufficio delegato … il potere di sottoscrivere atti che continuano ad essere, sostanzialmente, atti dell’autorità delegante e non di quella delegata». Così anche Cass. sent. n. 6113/2005 secondo cui «la differenza tra la delega interorganica e la cosiddetta mera delega di firma, che si ha quando un organo, pur mantenendo la piena titolarità circa l’esercizio di un determinato potere, delega ad un altro organo, ma anche a funzionario non titolare di organo, il compito di firmare gli atti di esercizio del potere stesso. In questi casi, l’atto firmato dal delegato, pur essendo certamente frutto dell’attività decisionale di quest’ultimo, resta formalmente imputabile all’organo delegante, senza nessuna alterazione dell’ordine delle competenze (non è ammissibile, ad esempio, il ricorso gerarchico al delegante contro l’atto firmato dal delegato)». In conclusione la delega di firma – che tiene inevitabilmente conto delle esigenze di organizzazione dei pubblici uffici – non comporta alcuno spostamento della competenza dal delegante al delegato, ma consente al secondo di sottoscrivere l’atto “per il delegante”, fermo restando che la paternità dell’atto sottoscritto (e la conseguente responsabilità) rimane in capo al primo.

[4] Cass. sent. n. 22803/2015.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Scusate. come sempre il cittadino se la prende sempre nel sedere. Scrivo questo perchè a me è capitato di ricevere a Ottobre 2013 cartella Agenzia delle Entrate per un totale di 2.900,00€ per IRPEF del 2008 non pagata da chi mi Amministrava. Non sapendo nulla (così come tutte le cose Italiane!!!!!!) Agenzia delle entrate mi ha fatto dilazione in otto rate trimestrali, di cui due pagate. Dopodiché è venuto fuori lo scandalo delle cartelle illegittime perchè firmate da Dirigenti privi di potere, di cui ho trovato pure la lista nominativa dei Dirigenti privi di potere sul sito ADUSBEF. In tale lista ho visto che Direttore e delegato che ha firmato risultavano Dirigenti privi di potere. Non pagando più, ho fatto richiesta degli Atti all’ A.D.E. documenti che ho avuto a pagamento dall’ A.D.E. di Milano, la quale mi ha fatto presente che molti cittadini ci sono cascati in quanto la lista nominativa di ADUSBEF era fasulla. Comunque per farla breve, in attesa che la Cassazione rimbalzandosi la palla, per decidere se erano legittime o meno le cartelle firmate da Dirigenti privi di potere, a Dicembre 2016 mi è arrivata cartella Equitalia da 3.400,00€ da pagare. Adesso leggendo questa vostra newsletter dove dice che le cartelle firmate per delega devono riportare nella delega quello da Voi riportato. Negli atti ricevuti dall’ A.D.E. di Milano mancano alcuni aspetti da Voi riportati. Sicuramente io ho sbagliato!!!!! Mi chiedo se è normale che dopo quasi due anni venga fuori solo adesso questa Sentenza?
    Scusatemi ma non potevo fare a meno di scriverlo.

  2. Il cetriolo va sempre a finire nello stesso posto!!!!! Chissà come mai queste sentenze escono sempre dopo che un cittadino la già presa nel didietro!!!!!!
    Grazie!!!!!!

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