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Unioni civili: in caso di morte il partner è erede legittimo

24 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 febbraio 2017



La Legge Cirinnà, con l’introduzione delle unioni civili, ha consentito finalmente il riconoscimento ufficiale di molte coppie e la tutela del partner superstite in caso di morte del compagno.

Il percorso che ha portato alle unioni civili, e alla possibilità per le coppie omosessuali di legarsi per tutta la vita davanti alla legge, è stato lungo e tortuoso, denso di rinvii e di polemiche, soprattutto da parte di coloro che non reputavano legittima tale esigenza.

In passato, anche dopo relazioni ultra trentennali, con la morte di uno dei partner l’altro non poteva vantare alcun diritto, restando completamente escluso dall’asse patrimoniale. Poteva beneficiare della quota disponibile dell’eredità solamente chi veniva inserito in un testamento, mentre la restante parte rimaneva in favore della famiglia d’origine e dei parenti più prossimi.

Pertanto si venivano a creare delle situazioni paradossali in cui i familiari, dopo avere emarginato per molti anni il proprio congiunto per insensibilità, ignoranza o per vergogna, perché omosessuale, senza avere alcun tipo di contatto o di affetto ne diventassero eredi legittimi dopo la sua morte, mentre il compagno di una vita, con il quale il defunto aveva condiviso anche un lungo percorso, per la legge era considerato solo un perfetto estraneo.

Oggi, grazie alla legge Cirinnà, le principali garanzie di cui possono godere le parti di una unione civile riguardano il campo successorio e pensionistico.

Al momento della morte di una persona si apre la cosiddetta successione ereditaria, che mira, secondo regole e criteri specifici, ad assicurare la continuità nei rapporti attivi e passivi facenti capo al defunto.

Con la Legge Cirinnà viene operato un passo in avanti, poiché anche ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, essendo parificata dalla legge al coniuge, rientra a tutti gli effetti nella categoria degli eredi, ossia di coloro che possono succedere nel patrimonio del defunto. Si parla, al riguardo, di successione necessaria, perché taluni familiari devono ricevere necessariamente una data quota del patrimonio del defunto, fissata per legge.

In caso di testamento, il defunto può quindi disporre liberamente solo di una parte del patrimonio, la cosiddetta quota disponibile, mentre l’altra parte, la quota di riserva, deve comunque pervenire agli eredi legittimari. E’ evidente come la tutela delle parti dell’unione civile, che fino a ieri in caso di morte del proprio partner potevano essere gratificate soltanto limitatamente alla quota disponibile del patrimonio caduto in successione, risulti rafforzata in maniera decisiva, essendo riservato alle stesse il medesimo trattamento che la legge prevede per il coniuge superstite.

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