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Dipendenti pubblici: via libera al decreto “anti-furbetti”

19 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2017



I dipendenti pubblici che “strisciano” il badge e poi escono saranno sospesi entro 48 ore e licenziati entro 30 giorni.

L’altro ieri (17 febbraio 2017) il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato il decreto legislativo sul licenziamento lampo dei c.d. “furbetti del cartellino”. Si tratta di uno dei decreti attuativi della c.d. Riforma Madia, che si pone (tra gli altri) l’obiettivo di acuire la severità nei confronti dei c.d. “fannulloni” della P.A. e di valorizzare il riconoscimento per chi invece “lavora bene”. Detto decreto prevede che i dipendenti pubblici che timbrano il cartellino e poi si allontanano dal posto di lavoro dovranno essere sospesi entro 48 ore dalla commissione del fatto. Dopodiché avrà inizio il procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro 30 giorni dalla sospensione: nel caso in cui l’illecito risulti provato seguirà immancabilmente il licenziamento.

Si tratta di un procedimento molto accelerato. Come evidenziato, infatti, l’iter per accertare l’abuso non potrà essere lungo come quello attuale che può durare sino a 120 giorni, ma dovrà concludersi entro un mese. “Non c’è scampo”, quindi, per chi venga colto in flagrante con telecamere o altri strumenti che registrino l’accesso sul posto di lavoro ed il successivo allontanamento: chi falsifica la propria presenza in ufficio verrà immediatamente sospeso.

Si badi bene, la sospensione non riguarda solo l’incarico, ma anche la retribuzione. Ed infatti, in tali ipotesi – fatto salvo il diritto all’eventuale assegno di mantenimento  –  al lavoratore “sleale” verrà immediatamente negato lo stipendio. La sospensione (dall’incarico e dalla retribuzione) deve essere disposta dal responsabile della struttura ove il dipendente “disonesto” presti la propria attività lavorativa, senza che sia nemmeno necessario previamente sentire cosa il lavoratore abbia da dire “a sua discolpa”. Non c’è, infatti, alcun obbligo di preventiva audizione dell’interessato. A tal proposito si evidenzia che, secondo quanto dispone il decreto “anti-furbetti”, se il dirigente omette di denunciare l’abuso entro le 48 ore dal momento in cui viene a conoscenza del fatto incorrerà in pesanti sanzioni, rischiando addirittura il licenziamento. Orbene, se si considera che ad oggi il dirigente “omertoso” non rischia quasi nulla se non al massimo una sospensione, evidenti risultano le finalità della riforma. E ciò perché sarebbe anche ora di sfatare il mito del posto fisso, quale “poltrona” comoda e foriera esclusivamente di “nullafacenza”, dando al contempo merito  a chi , al contrario, ogni giorno fa il proprio dovere con diligenza e rispetto.


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