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Visto investitori: il Bel Paese è il più caro dell’Unione Europea

19 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 febbraio 2017



La Legge di bilancio 2017 prevede nuove norme per il rilascio del permesso di soggiorno agli stranieri facoltosi, ma non fa i conti con le norme degli altri Paesi europei.

Come si ottiene il permesso di soggiorno in Italia?

La nuova legge [1] prevede facilitazioni all’ingresso in Italia di stranieri, facoltosi, che siano disposti ad investire sul territorio nazionale. In particolare, possono ottenere il visto di ingresso ed il conseguente permesso di soggiorno, gli stranieri che, alternativamente [2]:

  • investono nel capitale di un’impresa italiana per almeno un milione di euro;
  • investono in titoli di Stato italiani per almeno due milioni di euro;
  • investono almeno 500mila euro nel capitale di società start-up innovative;
  • effettuano una donazione a carattere filantropico, per un importo non inferiore ad un milione di euro, nei settori della cultura, dell’immigrazione, dell’istruzione, della ricerca scientifica, della tutela ambientale e paesaggistica.

Per i primi due impegni gli stranieri devono mantenere l’investimento per almeno 2 anni.

Il rilascio del visto e del permesso di soggiorno è, in ogni caso, preventivamente sottoposto alla verifica della dimostrazione della disponibilità e della provenienza delle somme da investire, nonché al loro effettivo trasferimento in Italia.

Il permesso di soggiorno rilasciato vale per due anni e potrà essere prorogato per successivi periodi triennali a seguito della verifica positiva dell’autorità amministrativa competente, individuata con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, da emanare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

Con lo stesso decreto saranno definite le modalità attuative della procedura da seguire ed il contenuto dei documenti da presentare per ottenere il visto investitori.

Ma cosa accade negli altri Paesi europei?

La concorrenza degli altri Paesi europei, soprattutto di quelli in crisi, è tuttavia molto forte.

In Spagna la norma prevede il rilascio del visto agli stranieri che acquistano un immobile del valore di almeno 500mila euro, con possibilità di ottenere un mutuo per la differenza fino al valore totale dell’immobile.

In Grecia basta un investimento di 300mila euro ed è allo studio una norma che esoneri da tassazione i pensionati che provengono dall’estero.

In Portogallo, come in Spagna, è sufficiente acquistare un immobile per almeno 500mila euro, oppure investire un milione di euro in una società portoghese ed assumere almeno 30 dipendenti.

A Malta è possibile ottenere addirittura la cittadinanza con un investimento complessivo di 650mila euro, diviso fra immobili ed acquisto di titoli di Stato maltesi.

In tutti i Paesi inoltre la tassazione locale dei redditi dei non residenti avviene in modo semplificato e con sottoposizione ad aliquote meno pesanti di quelle applicate in Italia.

Quali le conseguenze della scelta per gli stranieri?

Certamente lo straniero che deve effettuare la scelta si può trovare in grande difficoltà, perché in ogni caso la destinazione Italia è sicuramente la più completa e, anche se si rischia di essere troppo campanilisti, effettivamente si deve ammettere che un Paese come quello in cui viviamo, sotto il profilo ambientale, culturale, storico, eno-gastronomico, turistico, è irripetibile a livello mondiale. Tuttavia il discorso del «chi sceglie l’Italia la deve pagare» oggi non è più logico né sensato.

Chi vuole vivere in un Paese mediterraneo può tranquillamente prendere la residenza in un Paese Ue fra quelli sopra citati e poi agevolmente trascorrere ugualmente lunghi periodi in Italia, se non addirittura, con la cittadinanza maltese, trasferire liberamente la propria residenza in Italia come cittadino dell’unione. Senza contare che al cittadino straniero residente in Italia oggi viene offerta una tassazione italiana sostitutiva [3], estremamente interessante come concetto, perché alternativa all’applicazione del principio della tassazione mondiale dei redditi, tuttavia economicamente piuttosto rilevante. Infatti la residenza viene concessa a chi è disposto a versare una imposta sostitutiva di 100mila euro annui, oltre a 25mila euro per ogni familiare che si trasferisce al seguito, di modo che una famiglia di quattro persone, dovrebbe pagare 200mila euro di imposte. Inoltre detta opzione dura per quindici anni e non è possibile effettuarla se si è stati residenti nei nove anni precedenti a quello in cui si vuole esercitare l’opzione. Cifre importanti per personaggi esclusivi dunque, pertanto vedremo in futuro se la norma riscuoterà il consenso degli stranieri intenzionati a venire a vivere in Italia.

note

[1] Legge 11.12.2016 n. 232 – Legge di bilancio 2017.

[2] Legge n. 232/2017 art. 1 comma 148 e art. 26-bis Dlgs n. 286/1998 (Tuli).

[3] Legge n. 232/2017 art. 1 comma 152 e art. 24-bis Dpr n. 917/1986 (Tuir).

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