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Minori: rinuncia all’eredità o accettazione con beneficio di inventario?

11 marzo 2017


Minori: rinuncia all’eredità o accettazione con beneficio di inventario?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2017



Risiedo all’estero e voglio rinunciare all’eredità di mio padre. So che per mia figlia serve l’autorizzazione del giudice tutelare in Italia. Cosa mi conviene: rinuncia e/o accettazione con beneficio di inventario?

I genitori non possono accettare o rinunciare ad eredità o legati devoluti ai figli minori se non per necessità o utilità evidente del figlio dopo autorizzazione del giudice tutelare, pena il compimento di un atto annullabile [1]. La necessità di ricorrere al tribunale chiedendo l’autorizzazione del giudice tutelare nasce dal meccanismo della cosiddetta rappresentazione [2] per la quale, a seguito della rinuncia di un chiamato all’eredità, subentrano a quest’ultimo i suoi discendenti in linea retta. Pertanto, a seguito della rinuncia all’eredità paterna del lettore, sua figlia lo sostituisce nella posizione di chiamato all’eredità da lui precedentemente ricoperta.

In considerazione della minore età della figlia, la legge dispone precise cautele affinché, seppur tramite la legale rappresentanza dei genitori, non vengano commessi atti di disposizione del patrimonio in maniera frettolosa o comunque priva di adeguato controllo sui potenziali effetti che tali operazioni avrebbero sul patrimonio della minore: l’autorizzazione del giudice tutelare, quindi, serve a impedire eventuali abusi sul patrimonio di quest’ultima.

Venendo al caso concreto e in considerazione dei valori in campo (40.000 euro di debiti a fronte di cespiti attivi per 5.000 euro) nonché della scarsità di beni presenti nell’eredità (un’autovettura di modesto valore), non vi è alcuna convenienza per la minore ad accettare un’eredità simile. Tanto più considerato che, per il caso in cui chiamati all’eredità siano soggetti minori di età e ove questi non intendano rinunciare, la legge impone l’accettazione con beneficio d’inventario che comporta diversi oneri (il compimento dell’atto di accettazione e dell’inventario, nonché il pagamento dei creditori mediante la liquidazione del patrimonio ereditario). Non essendovi valori e beni di un certo rilievo economico o, comunque, non essendovi particolari legami affettivi con qualche bene dell’eredità, l’operazione più conveniente in questo caso risulta senz’altro la rinuncia.

Per quanto riguarda infine la necessità di ottenere la preventiva autorizzazione del giudice tutelare, il lettore e sua moglie potranno incaricare di redigere apposito ricorso al giudice alternativamente un avvocato oppure direttamente il notaio che curerà la pratica di rinuncia all’eredità poiché la legge professionale di quest’ultimo professionista gli consente di presentare in tribunale questo genere di atti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 320, co. 3, cod. civ.

[2] Artt. 467 e ss. cod. civ.

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