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Lo sai che? Misure alternative alla detenzione: l’affidamento in prova

Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 febbraio 2017

Un soggetto condannato, con sentenza definitiva, a non più di quattro anni di reclusione, può chiedere di scontare la pena, non in carcere, ma in affidamento.

Se sei stato condannato a quattro anni di reclusione, o ad una pena superiore (ad esempio cinque anni) ma ne hai già scontata una parte agli arresti domiciliari per cui ti residuano solo quattro anni (o meno), potresti chiedere al giudice (tribunale di sorveglianza) di concederti l’affidamento in prova. Ma vediamo in cosa consiste.

Cosa sono le misure alternative alla detenzione?

Le misure alternative alla detenzione rappresentano (per l’appunto) un’alternativa al carcere e consentono al soggetto che abbia subìto una condanna definitiva di scontare tutta la pena (o una parte di essa) fuori del carcere.

Le misure alternative alla detenzione possono essere concesse solo ai condannati definitivi (per i quali la sentenza di condanna è irrevocabile, cioè non più impugnabile) e sono state previste dal legislatore in modo da facilitare il reinserimento sociale dei condannati nella società civile. Tra le principali misure alternative alla detenzione vi sono:

  • l’affidamento in prova al servizio sociale [1];
  • la detenzione domiciliare [2];
  • la semilibertà [3].

Cos’è l’affidamento in prova?

L’affidamento in prova al servizio sociale è una misura alternativa alla detenzione che consente al condannato di espiare la pena al di fuori del carcere, lavorando presso un terzo che, in un certo senso, lo deve sorvegliare (comunicando al magistrato di sorveglianza eventuali disobbedienze dell’affidato).

Il condannato deve rispettare rigorosamente le regole che gli vengono prescritte all’uscita dal carcere. Il tribunale di sorveglianza, infatti, può prevedere (ad esempio) che l’affidato:

  • esca da casa solo per lavorare e vi faccia immediato ritorno;
  • non frequenti soggetti pregiudicati o alcuni luoghi in particolare;
  • non esca da casa in certi orari.

L’affidamento funziona come una vera e propria prova di risocializzazione, il cui esito positivo estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale della condanna (ciò significa che il condannato non dovrà entrare in carcere).

Se il condannato è in condizioni economiche disagiate, il buon esito dell’affidamento in prova potrà estinguere anche la pena pecuniaria.

 

Quando può essere concesso l’affidamento?

L’affidamento in prova può essere concesso:

  • al condannato alla pena dell’arresto o della reclusione non superiore a tre anni;
  • al condannato con pena residua superiore ai tre anni ma uguale o inferiore ai quattro che nell’anno precedente abbia tenuto una condotta regolare.

Quando la sentenza di condanna diventa definitiva (cioè non più impugnabile), la procura della repubblica (ufficio esecuzione) invia al condannato un ordine di esecuzione (cioè l’atto con il quale si comunica al soggetto condannato che è arrivato il momento di scontare la sua pena).

Se la pena non è superiore ai quattro anni, l’ordine di carcerazione arriva sospeso, cioè il condannato non viene portato direttamente in carcere ma ha trenta giorni di tempo per chiedere di poter scontare la pena con una misura alternativa alla detenzione, come l’affidamento in prova. La richiesta si presenta al pubblico ministero che ha emesso l’ordine di carcerazione che poi la trasmette al tribunale di sorveglianza che fisserà un’udienza e deciderà sulla richiesta.

Se l’ordine di esecuzione arriva ad un soggetto già detenuto in carcere, quest’ultimo potrà presentare la richiesta di misura alternativa alla detenzione attraverso l’ufficio matricola presente in ciascun istituto penitenziario, sempre che la pena non sia superiore a quattro anni.

Per le condanne comprese tra i tre ed i quattro anni il legislatore ha previsto che l’affidamento in prova possa essere concesso solo se nell’ultimo anno il condannato abbia serbato una buona condotta.

note

[1] Art. 47, L. 354 del 26.7.1975.

[2] Art. 47 ter, L. 354 del 26.7.1975.

[3] Art.50, L. 354 del 26.7.1975.

Se ti condannano ad una pena non superiore ai quattro anni puoi evitare il carcere chiedendo di essere affidato al lavoro.


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