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Lo sai che? Firma senza leggere, quale tutela

Lo sai che? Pubblicato il 20 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 febbraio 2017

In caso di un contratto senza leggere è possibile anche una tutela: si può invocare l’errore o la presenza di clausole vessatorie.

Quante volte capita di firmare un contratto, specie quelli particolarmente lunghi e complessi, senza leggerne il contenuto. È un errore in cui incorrono tutti, anche agli avvocati che, invece, per deformazione professionale, dovrebbero studiare attentamente ogni documento. Quindi, nessuna vergogna se, anche tu, hai messo la firma alla fine di un modulo, un prestampato o qualsiasi documento senza verificarne le clausole e solo in un successivo momento ti sei accorto che il contenuto non è quello che credevi. Ma non preoccuparti: esistono diverse forme di tutela per chi firma un documento senza leggerlo. In verità, si tratta di espedienti rivolti, più che altro, a “limitare i danni” e a contrastare le pretese ingiustificate ed esorbitanti. In linea di principio, difatti, vale la regola secondo cui chi firma un contratto o qualsiasi altro documento ne riconosce il contenuto e lo accetta in ogni sua parte. Ciò, ovviamente, salvo che la firma non sia la propria, nel qual caso basta un semplice disconoscimento per non subire gli effetti della scrittura (leggi Come denunciare una firma falsa). Brutte notizie per chi crede di fare il furbetto, apponendo uno scarabocchio diverso dalla propria firma consueta (magari con la mano sinistra) solo allo scopo di contestarlo in un successivo momento ed a proprio piacimento: come abbiamo detto in Se firmo un contratto con la mano sinistra posso annullarlo esistono degli avanzati mezzi di riconoscimento della sottoscrizione che, a prescindere dal segno apportato sul foglio, riescono a evidenziare se l’autore della sigla coincide davvero con quello apparente. I periti calligrafici, insomma, ci stanno proprio per risolvere i dubbi di questo tipo. Ma procediamo con ordine e vediamo quando è possibile difendersi quando si firma senza leggere il contratto.

Firma senza leggere le clausole vessatorie

La legge, consapevole del fatto che spesso si firmano i contratti senza leggerli o senza porvi la dovuta attenzione, richiede che, per le cosiddette «clausole vessatorie» sia apposta una seconda sottoscrizione, in modo da rendere più consapevole il consumatore della loro presenza. Le clausole vessatorie sono quelle condizioni che:

  • pongono vincoli più onerosi a carico della parte che non ha redatto il contratto ed è stata costretta a “prendere o lasciare”, senza cioè partecipare al processo formativo del documento;
  • limitazioni di responsabilità a favore della parte, invece, che ha redatto il contratto da sola, senza cioè che l’altro contraente avesse voce in capitolo.

In entrambi i casi si tratta dei contratti prestampati in moduli standard, dove al cliente non è data possibilità di intervenire sul contenuto con modifiche o personalizzazioni: si pensi a tutti i contratti con le grosse società, come assicurazioni, banche, compagnie telefoniche, della luce, ecc. In tali casi, dunque, se il consumatore non appone, oltre alla consueta firma a fine contratto, una seconda (di norma dopo una clausoletta conclusiva che richiama tutte le condizioni più onerose), tali clausole vessatorie sono nulle nei suoi confronti.

Qualche esempio:

  • tacito rinnovo del contratto alla sua scadenza;
  • previsione di un giudice competente diverso da quello previsto dalle norme generali (che vogliono sempre il giudice del luogo del convenuto come foro ordinario);
  • limitazioni alla possibilità di far valere contestazioni su eventuali difetti;
  • riduzioni del risarcimento o della responsabilità del venditore, ecc.

Firma per errore

Un altro tipo di contestazione che si può far valere quando si firma un contratto senza leggerne il contenuto è il cosiddetto errore. Immaginiamo di comprare un oggetto credendo che sia d’oro, mentre invece è di ottone oppure un terreno ritenendo che sia edificabile e invece non lo è: poiché il venditore ha l’obbligo di comportarsi secondo buona fede, informando l’acquirente di ogni questione che potrebbe inficiarne la volontà e facendo, insomma, tutto il possibile affinché questi non cada in un abbaglio, se ciò invece avviene il contratto può essere annullato entro 5 anni dalla sua sottoscrizione.

Attenzione però: rilevano solo gli errori sulle circostanze di fatto e non quelli sul diritto, ossia sull’interpretazione della legge; non si può, ad esempio, chiedere di non rispettare un contratto di vendita, sostenendo di non sapere che i contratti devono essere osservati. Inoltre, l’annullamento del contratto per errore è possibile solo se tale errore, in cui è caduto il cliente, è riconoscibile dall’altro contraente ed è stato la ragione unica o principale del contratto (ad esempio, acquisto un abito nero per un funerale, mentre non mi accorgo che, in realtà, è blu).

Clausole ambigue

Un altro classico sistema per superare il problema di un contratto non letto o non compreso perché poco chiaro (magari perché scritto in linguaggio tecnico) è quello di far riferimento ai criteri generali di interpretazione del contratto che, nell’ipotesi di clausole ambigue, se persiste un dubbio sul logo significato, questo va inteso nel senso meno oneroso per il soggetto obbligato (che, di norma, è il consumatore). In verità questo è solo uno dei tanti criteri per estrapolare, da un contratto, il suo significato effettivo, secondo quanto voluto effettivamente dalle parti ed a prescindere di quello che vi è scritto. Volontà delle parti che – per legge – deve sempre prevalere sulla forma. A riguardo sarà meglio rinviare alla nostra guida Come interpretare un contratto.


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