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Occupazione abusiva case popolari: come calcolare il danno

17 Marzo 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Marzo 2017



Se una casa popolare viene occupata illegittimamente, l’Ente titolare ha diritto al risarcimento. Ma come deve essere calcolato? Quali sono i criteri di riferimento?

L’occupazione senza titolo (cioè abusiva) di una casa popolare non determina, in automatico, un danno: essa può, tutt’al più, essere considerata una condotta da cui può derivare un pregiudizio che, ai fini del risarcimento, può essere dimostrato anche attraverso presunzioni. Ciò in quanto danno non è la lesione del diritto in sé quanto piuttosto il pregiudizio patrimoniale o non patrimoniale che dalla condotta lesiva deriva. A stabilirlo è il Tribunale di Caltagirone [1] nella causa che vede parti in giudizio  un istituto autonomo casa popolari e madre e figlio. Questi ultimi avevano occupato abusivamente un immobile di proprietà dell’ente che, quindi, chiedeva la condanna al pagamento dell’indennità di occupazione dell’immobile, fondando il calcolo sulle norme in materia di equo canone.

 

Occupazione abusiva: cos’è?

L’occupazione abusiva di edifici si ha quando uno o più soggetti decidono di invadere la proprietà altrui, stabilendosi all’interno di essa senza averne alcun titolo e in modo del tutto arbitrario, con l’obiettivo di trarne un’utilità o un vantaggio.

Colui che ha diritto a occupare legittimamente l’immobile può agire sia in sede civile che in sede penale.

Nel caso di specie, l’Ente titolare dell’immobile chiede agli occupanti abusivi un risarcimento calcolato sulla base delle norme sull’equo canone. Tuttavia, tale richiesta si scontra con l’orientamento giurisprudenziale prevalente che non riconosce la categoria del danno evento, intendendo per tale la lesione di un diritto protetto dall’ordinamento giuridico da parte di un soggetto diverso da colui che ne è titolare (ad esempio, se Tizio non restituisce a Caio il denaro che gli ha prestato, Caio subisce una lesione del proprio diritto di credito). Proprio per questo motivo, i Giudici siciliani, nella sentenza in commento, sostengono che l’occupazione senza titolo dell’immobile non è fonte di un danno  in automatico ma è, piuttosto, la condotta da cui può derivare un pregiudizio che, a fini risarcitori, deve, quindi, essere dimostrato, sia pure facendo ricorso a presunzioni. In base a questo ragionamento, il risarcimento non mira a punire gli occupanti abusivi ma a ristorare l’ente del danno subito. Ecco, dunque, applicando tali principi, il danno subito dell’ente è quello corrispondente alla perdita del canone di riscatto applicato a chi aveva diritto di occupare la casa popolare e che avrebbe continuato a percepire in assenza del comportamento illecito dei convenuti.

note

[1] Trib. Caltagirone sent. n. 105 del 09.02.2017.


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