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Lo sai che? Indennità di accompagnamento: da quando spetta?

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

Lo stato invalidante ai fini della concessione dell’indennità di accompagnamento si estende nel tempo. Da quando decorre il termine per la sua concessione?

In materia di invalidità pensionabile, per calcolare i termini validi ai fini delle prestazioni previdenziali (come l’indennità di accompagnamento), il momento di insorgenza dello stato invalidante non coincide con quello degli accertamenti tecnici: ciò in quanto si tratta di uno stato o un processo esteso nel tempo, rispetto al quale è improbabile che l’accertamento tecnico intervenga nella fase iniziale. A stabilirlo è il Tribunale di Paola [1] relativamente alla domanda di accompagnamento proposta da un uomo nei confronti dell’Inps.

 

Indennità di accompagnamento: cos’è?

L’indennità di accompagnamento è una prestazione sociale che spetta agli invalidi civili totali (soggetti con riconosciuta invalidità totale e permanente del 100%) che non sono in grado di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o di compiere gli atti quotidiani della vita. Soggetti, quindi, che, a causa della propria minorazione fisica o psichica, hanno necessità di assistenza. L’importo dell’indennità di accompagnamento previsto per l’anno 2016 è di euro 512,34 al mese, pagati per 12 mensilità.

Come tutte le altre provvidenze economiche connesse con lo stato di invalidità civile, è concessa dopo la verifica dei requisiti sanitari effettuata dalle competenti commissioni mediche e decorre dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all’Asl. La Commissione può indicare, in via eccezionale e in base alla documentazione clinica visionata, una data successiva diversa.

Nella sentenza in commento, il punto controverso è proprio quello relativo alla decorrenza: i giudici sono molto chiari nel ribadire che momento di insorgenza dello stato invalidante – che rileva ai fini della decorrenza della prestazione previdenziale – non coincide con quello degli accertamenti tecnici, dato che è in questione uno stato o un processo esteso nel tempo, rispetto al quale è improbabile che l’accertamento tecnico intervenga nella fase iniziale [2]. Tale momento va, quindi, verificato dal giudice di merito con la massima precisione, attraverso un’accurata valutazione di tutte le risultanze di causa e mediante l’esercizio di tutti i più idonei poteri di indagine.

Indennità di accompagnamento: quando non viene concessa?

Il Tribunale di Paola si concentra anche su un altro aspetto: i requisiti necessari per ottenere l’indennità di accompagnamento. Non vi ha diritto, infatti, chi è ricoverato in strutture sanitarie con retta a carico dello Stato o di altro ente pubblico o che è ricoverato in reparti di lungodegenza o riabilitativi (continua invece ad essere corrisposta durante i periodi di ricovero per terapie contingenti di durata connessa al decorso della malattia). Ciò significa che, per il tempo in cui sussiste tale requisito, l’Inps non potrà erogare la prestazione.

note

[1] Trib. Paola sent. n. 90 del 08.02.2017.

[2] Cass. sent. n. 2955 del 01.03.2001.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il giudice del Tribunale di Paola  in funzione di giudice del lavoro dr.ssa Antonia Cozzolino ha pronunciato all’udienza del 08.02.2017  la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 486 del ruolo gen. dell’anno 2011

TRA

CASCINO FEDERICO rappresentato e difeso  in virtù di mandato a margine del ricorso dall’avv. Raffaella Mazzotta – ricorrente –

E

INPS in persona del legale rappresentante p.t. rappresentato e difeso dal dott. Francesco Castellano – resistente –

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Il ricorrente indicato in epigrafe ha proposto ricorso in data 12.04.2011 per ottenere l’indennità di accompagnamento inutilmente invocata in sede amministrativa sin dal 26.06.2009.

Nel costituirsi in giudizio, l’INPS ha chiesto il rigetto del ricorso deducendo pregiudizialmente la decadenza dall’azione e, nel merito, la carenza dei requisiti sanitari ed amministrativi.

Ciò posto, la domanda dev’essere accolta per quanto di ragione.

Va innanzitutto rilevata l’infondatezza delle eccezioni preliminari spiegate dall’Inps: la domanda è infatti ammissibile perché proposta nel termine di sei mesi di cui al comma 2 dell’art. 42 D.L. n. 296/2003 e successive modifiche (il verbale della commissione medica è stato comunicato a mezzo posta con raccomandata ricevuta il 20.11.2010 – cfr. attestato rilasciato dal Dirigente dell’Ufficio Postale di Verbicaro in atti – e il ricorso è stato depositato il 12.04.2011).

Nel merito, il consulente tecnico d’ufficio ha accertato che solo successivamente all’esaurirsi del procedimento amministrativo, e più precisamente dal mese di gennaio del 2015, è dimostrato che le condizioni di salute mentale del ricorrente si sono aggravate a tal punto da non consentirgli  più di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, a causa della pluralità delle patologie che l’affliggono (elencate nella relazione tecnica qui da intendersi richiamata) ed, in particolare, della  “…“sindrome da allettamento cronico”, ovvero uno stato di ipomobilità/immobilità grave che ha prodotto un avanzato quadro di grave ipotonotrofia muscolare globale…” (cfr. pag. 3 relazione ctu); sindrome che ha determinato in corso di causa la progressiva assenza di valida autonomia psichica nonché fisica, secondo quanto il medesimo ausiliare ha potuto riscontrare in sede di visita “domiciliare” presso apposita struttura sanitaria assistita, dove il ricorrente è ricoverato dal mese di maggio del 2011 a tutt’oggi (cfr. certificato di degenza in atti). Infatti “…nell’anno 2015 venivano utilizzati “ausili di sicurezza” ed attivato un monitoraggio più assiduo, anche con necessità di assistenza per l’alimentazione…” (cfr. pag. 4 relazione ctu).

La valutazione riguardo alla decorrenza, espressa dal consulente in termini probabilistici, merita di essere condivisa perché risulta conforme al consolidato insegnamento della Corte di Cassazione secondo cui: “in materia di invalidità pensionabile, di norma il momento di insorgenza dello stato invalidante – che rileva ai fini della decorrenza della prestazione previdenziale – non coincide con quello degli accertamenti tecnici, dato che è in questione uno stato o un processo esteso nel tempo, rispetto al quale è improbabile che l’accertamento tecnico intervenga nella fase iniziale. Tale momento va quindi acclarato dal giudice di merito con la massima precisione, attraverso un’accurata valutazione di tutte le risultanze di causa e mediante l’esercizio di tutti i più idonei poteri di indagine, e tenendo presente che per diversi processi evolutivi lo stadio raggiunto permette di risalire alla presumibile epoca di insorgenza anteriore. Peraltro, in via d’eccezione, il superamento della soglia di invalidità può essere correttamente riferito al memento degli accertamenti, ovvero ad epoca ragionevolmente ed immediatamente precedente, quando difettino gli elementi utili per far risalire la patologia ad un tempo determinato diverso” (Cass. 1.3.2001, n. 2955; cfr. anche Cass. n. 3047/1996; Cass. n. 7191/1995; Cass. n. 6884/1994).

Sicché può ritenersi, con sufficiente grado di certezza, che dal mese di gennaio del 2015 vada riconosciuto al ricorrente il diritto all’indennità di accompagnamento previsto dall’art. 1 L. 18/1980, che l’Inps, tuttavia, non dovrà erogargli, fintanto che durerà la condizione ostativa alla liquidazione del beneficio, rappresentata dal perdurante ricovero del medesimo ricorrente in una residenza assistenziale protetta convenzionata con il sistema sanitario nazionale, che il consulente tecnico d’ufficio ha verificato con indicazione non confutata altrimenti.

L’insorgere del diritto nel corso del giudizio induce a compensare le spese di lite (cfr. Cass. Sez. 6 – L, Ordinanza n. 7307 del 30/03/2011), mentre quelle dell’espletata consulenza tecnica vanno poste definitivamente a carico dell’Inps.

P.Q.M.

a) Accoglie il ricorso per quanto di ragione e per l’effetto riconosce al ricorrente il diritto all’indennità di accompagnamento a decorrere dal 1º gennaio 2015; b) Condanna l’Inps ad erogare al ricorrente i ratei di tale beneficio, maturati dall’anzidetta data e nei soli periodi in cui lo stesso non è stato ricoverato a spese dello Stato, aumentati degli interessi legali dalle singole scadenze mensili al soddisfo; c) Compensa tra le parti le spese del giudizio; d) Pone definitivamente a carico dell’Inps le spese di consulenza.

Paola, 08.02.2017

Il giudice del lavoro                                                                                                                      (A. Cozzolino)


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