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Lo sai che? Lavoratore distaccato: rinunciare o no a tfr e stipendi non pagati?

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2017

Sono dipendente di una società in liquidazione; sto lavorando in regime di distacco per una spa. Ho fatto causa per ottenere tfr e stipendi non pagati. Che succede se rinuncio?

Dalla prospettazione dei fatti dalla lettrice accennata si evince che sindacati e azienda hanno stipulato un accordo quadro che in sostanza prevede, sul presupposto delle prescrizioni circa la salvaguardia dei livelli occupazionali aziendali e la sostenibilità dei relativi costi [1], il trasferimento [2] dei lavoratori dalla società in liquidazione alla spa, a fronte della rinuncia da parte di questi in sede protetta dei diritti disponibili derivanti dal Ccnl Invitalia (cui verrebbe sostituito il Ccnl del Credito) e delle azioni giudiziarie già instaurate e potenzialmente instaurabili nei confronti della cosietà in liquidazione, ad eccezione di quelle volte al pagamento delle retribuzioni risultanti dai prospetti paga e del tfr.

La lettrice precisa altresì di lavorare in regime di distacco presso la spa, distacco espressamente qualificato come a tempo indeterminato e di aver instaurato una causa giudiziaria nei confronti della società in liquidazione per pagamento di differenze retributive maturate in ragione di superiori mansioni svolte, tutt’oggi pendente.

Ciò premesso si chiede, pertanto, quali conseguenze possano derivare dalla sottoscrizione da parte sua delle rinunce predette (ai diritti disponibili derivanti dal Ccnl Invitalia ed all’azione giudiziaria in corso).

Valutando innanzitutto l’accordo quadro in parola, esso è stato negoziato dalle organizzazioni sindacali e dall’azienda cercando, da un lato, di garantire il mantenimento di tutti i posti di lavoro a tempo indeterminato in essere mediante cessione dei relativi rapporti, dall’altro, cercando di consentire alla spa di sostenere i costi che i rapporti di lavoro ceduti implicano, garantendo alla stessa di non doversi accollare anche i debiti ed i risarcimenti conseguenti a comportamenti illegittimi che la società in liquidazione avesse maturato nei confronti di quei lavoratori. In sostanza dall’accordo si desume che la spa ha le risorse per pagare anche i lavoratori che saranno ceduti dalla società in liquidazione, ma per la stessa risulterebbe eccessivamente gravoso, da un punto di vista economico, sostenere anche i debiti maturati dalla cedente nei confronti di quei lavoratori, al pagamento dei quali – per legge – ella sarebbe altrimenti tenuta. Ovviamente i lavoratori non dovranno rinunciare ai crediti per retribuzione e tfr risultanti da busta paga, perché trattasi di diritti costituzionalmente garantiti, quindi irrinunciabili.

Valutando ora invece la personale situazione della lettrice, la rinuncia all’azione giudiziaria da lei intrapresa, a fronte del mantenimento del posto di lavoro, se da un lato vantaggiosa in quanto le consentirebbe di mantenere in vita il rapporto di lavoro, per altro verso risulta fortemente penalizzante. Ella è in credito di differenze retributive maturate a titolo mansioni superiori svolte, pertanto di somme abbastanza consistenti, che perderebbe, rinunciando alla relativa azione giudiziaria di recupero. Inoltre, emerge dalla sua prospettazione una chiara illegittimità del distacco cui lei è sottoposta. Il distacco, sia in ambito di impiego pubblico, che privato, deve essere – per espressa previsione legislativa – temporaneo e legato a specifiche temporanee necessità e/o interessi aziendali. La permanenza del distacco per un tempo non ragionevolmente connesso a precise esigenze aziendali, legittima il lavoratore ad agire giudizialmente per ottenere il riconoscimento, l’imputazione, del proprio rapporto di lavoro in capo all’utilizzatore effettivo della sua prestazione (in altre parole, l’assunzione presso l’utilizzatore). Un ricorso nei confronti delle società in questo senso potrebbe essere fondato; sottoscrivendo però le rinunce prospettate dall’accordo quadro perderebbe la possibilità di agire giudizialmente anche con riguardo a tale questione, comprendendo dette rinunce anche la proposizione di azioni future.

Concludendo, l’accordo di per sé non è né estorsivo, né comunque illegittimo, così come formulato: si tratta di una sorta di transazione e pertanto, come tale, implica che ciascuna parte contraente rinunci a qualche cosa. Nel caso specifico, però, la rinuncia richiesta può risultare come detto penalizzante. Dovrà decidere la lettrice se sia più conveniente mantenere il posto di lavoro presso la spa, oppure mantenere le azioni giudiziarie in corso, nella prospettiva del loro potenziale esito favorevole.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini 

note

[1] Contenute nella l. r. Calabria n. 42 del 02.08.2013.

[2] Ex art. 2112 cod. civ.


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