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Lo sai che? Se rinuncio all’eredità, sono comunque soggetto a revocatoria?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Sono proprietario di 1/3 di un immobile, l’altra parte é di mia madre. Se rinuncio alla legittima e l’eredità viene lasciata a mio figlio minorenne, il creditore può agire in revocatoria?

Il mancato esercizio o la rinuncia espressa all’esercizio dell’azione di riduzione da parte del legittimario (cioè dell’erede cui per legge spetta una quota di riserva sui beni oggetto di successione) sicuramente costituisce presupposto (assieme agli altri contemplati dalla legge e cioè: il carattere lesivo dell’atto e che l’atto stesso fosse preordinato in modo doloso a pregiudicare il soddisfacimento delle ragioni del creditore) perché il creditore agisca con azione surrogatoria [1] nel primo caso (cioè di inerzia) e di revocatoria ordinaria [2] nel secondo (di rinuncia espressa).

Il nostro ordinamento [3] prevede che il debitore debba rispondere delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e contempla dei rimedi nei casi in cui il debitore medesimo, per sottrarsi a questa responsabilità, dismetta i propri beni o rimanga inerte ai fini di non far entrare nel proprio patrimonio beni che vi entrerebbero ove, invece, agisse esercitando diritti e facoltà che gli competono.

Se, dunque, la preoccupazione del lettore è di mettere al riparo l’immobile (oggi in comproprietà con sua madre) rispetto a future possibili azioni del suo eventuale futuro creditore, sappia che ad ogni tipo di attività finalizzata ad evitare che i due terzi di quell’immobile entrino a far parte del suo patrimonio vi sarà per il creditore la possibilità di reagire per aggredire comunque l’intero immobile. E questa possibilità si potrà concretizzare non solo, come detto sopra, con l’azione surrogatoria o con quella revocatoria ordinaria, ma anche con l’azione con la quale il creditore si fa autorizzare dal giudice ad accettare l’eredità in luogo del proprio debitore al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari e fino a concorrenza del proprio credito [4] nel caso in cui, invece, la madre del lettore lasciasse direttamente a lui la quota d’immobile di sua proprietà e il lettore, poi, rinunciasse all’eredità. Ovviamente sarebbe pure soggetta ad azione revocatoria la vendita o la donazione o la costituzione di fondo patrimoniale aventi ad oggetto l’immobile nella sua interezza (una volta che il lettore, invece, avesse accettato l’eredità).

Non si dimentichi, infine, che una recentissima riforma autorizza il creditore, entro un anno dalla trascrizione dell’atto, ad agire direttamente sui beni oggetto di atti a titolo gratuito (donazioni o costituzione di fondi patrimoniali, ad esempio) aggredendoli direttamente senza prima dover agire in revocatoria (toccando poi al debitore e/o al terzo agire in opposizione).

È chiaro che queste sono tutte ipotesi che non tengono conto della effettiva volontà del creditore di volere affrontare, pur di vedersi corrispondere il dovuto, azioni giudiziali non semplici; tuttavia la legge riconosce queste possibilità di “reazione” al creditore e se ne deve tener conto. E, quindi, nel momento in cui vi fosse una sentenza che condannasse il lettore ad un risarcimento, egli deve valutare che oltre alla possibilità di impugnarla ricorrendo in appello, c’è sempre la possibilità di avviare trattative per stabilire le modalità del pagamento di quanto stabilito a suo carico nella pronuncia del giudice e ciò allo scopo di evitare ciò che egli teme e cioè il pignoramento dell’immobile e la sua vendita (si valuti, comunque, che la sentenza costituisce titolo per iscrivere ipoteca giudiziale sui beni del debitore [5]. È possibile, a puro titolo d’esempio, proporre pagamenti rateali dell’importo (magari assistiti da garanzie personali oppure tramite l’emissione di titoli cambiari), oppure proporre al creditore la concessione in comodato (quindi a titolo gratuito) dell’immobile per un periodo di tempo che vada a compensare l’importo al cui pagamento il lettore sarà stato eventualmente condannato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte 

note

[1] Art. 2900 cod. civ.

[2] Art. 2901 cod. civ.

[3] Art. 2740 cod. civ.

[4] Art. 524 cod. civ.

[5] Ai sensi dell’art. 2818 cod. civ.


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