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Assegno mantenimento alla moglie giovane e capace di lavorare?

21 febbraio 2017


Assegno mantenimento alla moglie giovane e capace di lavorare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 febbraio 2017



Non è dovuto l’assegno divorzile alla donna con pregresse esperienze lavorative, in grado di trovare occupazione e mantenersi da sola.

Si consolida il filone giurisprudenziale che ritiene non dovuto l’assegno di mantenimento alla ex moglie quando ancora giovane e in grado di lavorare. A dirlo è ora il tribunale di Roma [1] (che peraltro non è nuovo a tale orientamento), ma vi sono numerose sentenze della Cassazione che, negli ultimi mesi, hanno confermato questo indirizzo. Insomma, finito il matrimonio, ciascuno deve essere in grado di provvedere al proprio mantenimento se non vi sono concreti ostacoli che lo impediscono. Questo perché, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile, il giudice deve valutare anche l’idoneità dell’ex moglie a impiegarsi e a trovare un’occupazione. Ma procediamo con ordine.

Immaginiamo una coppia relativamente giovane, con non più di quindici anni di matrimonio alle spalle, che intenda separarsi. Lei, prima del matrimonio, ha conseguito la laurea ed è anche riuscita a fare dell’esperienza di tirocini e piccoli lavori saltuari con contratti a tempo. In ogni caso, si è formata e ha accumulato una discreta esperienza nel mondo del lavoro. Senonché, dopo il matrimonio, si è adagiata sulle possibilità economiche del marito, finendo per rimanere prevalentemente a casa, accontentandosi di piccole collaborazioni esterne o di svolgere la libera professione “part time”.

Così, ottenuto l’assegno di mantenimento dopo la separazione, al successivo momento del divorzio ritiene che le spetti l’assegno divorzile. Il marito si difende, contestando la richiesta dell’ex moglie. L’uomo fa notare che quest’ultima essendo laureata, ancora giovane e senza alcun impedimento a trovarsi un lavoro, potrebbe iniziare tranquillamente a mantenersi da sola per crearsi una vita dignitosa, basata sulle sue (e non altrui) capacità. Inoltre, avendo avuto svariate esperienze lavorative, prima del matrimonio, potrebbe riprendere i contatti e ricominciare a farlo.

La donna – dal canto suo – ritiene di non dover modificare le sue condizioni di vita solo in ragione della separazione e, non lavorando ormai da anni, non intende riprendere a farlo. Chi dei due ha ragione?

Secondo la Cassazione la vertenza va decisa valutando il singolo caso, alla luce dell’effettiva e concreta possibilità, per la donna, di reimpiegarsi. In altre parole, nello stabilire se l’ex moglie ha diritto all’assegno di mantenimento o meno, il giudice deve tenere conto delle sue obiettive capacità di lavorare e, quindi, di mantenersi da sola.

Le precedenti esperienze lavorative, la formazione, l’età giovane e l’idoneità al lavoro costituiscono parametro per determinare la misura del mantenimento e, in alcuni casi, possono giustificare il completo diniego dell’assegno.

In altre parole, la Corte sta dicendo che, se non ci sono impedimenti a che la donna lavori, alla moglie può essere negato o ridotto l’assegno di mantenimento.

Simile è il caso deciso dalla sentenza in commento. Il tribunale ha negato l’assegno divorzile a una donna con poco più di 40 anni. La motivazione del giudice si è basata sul fatto che la ex moglie aveva acquisito una discreta professionalità che le consentiva di lavorare nonostante la grave crisi occupazionale del mercato di oggi. A rendere ancora più particolare la pronuncia è il fatto che la donna era anche collocataria dei figli minori.

Contano le esperienze maturate

Non è dovuto l’assegno divorzile per colmare il divario economico tra gli ex coniugi se la donna è in grado di mantenersi da sola per aver maturato, in passato, delle esperienze lavorative; il suo curriculum – che non deve necessariamente essere d’eccezione – denuncia il fatto che se non trova lavoro è solo perché “non vuole” e non perché “non può”. E ciò anche per via del fatto che, per i giudici, basta la semplice attitudine (concreta e non astratta) a ricoprire un lavoro compatibile con la propria formazione, ma non necessariamente quello dei sogni o corrispondente alla massima aspirazione di una carriera. Insomma, se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, ciò vale anche per la donna. Di qualsiasi lavoro si tratti. Con le esperienze maturate negli anni prima o dopo il matrimonio, la quarantenne ha ormai capacità sufficienti per trovare posti adeguati alla sua formazione.

Solo se la donna riesce a dimostrare di aver lasciato il lavoro per volontà dell’ex marito potrebbe ancora sperare nel diritto al mantenimento. E ciò perché è stato l’accordo tra i due, e non una libera scelta della moglie, a privare quest’ultima della potenzialità lavorativa.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 24007/16.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. E normale che uno che dimostra al giudice di percepire uno stipendio di 1900 euro e sempre dimostrato che di fatto tra affitto debiti richiesti e contratti durante il matrimonio a conto fatto con mantenimento di 350 euro ne debba tirare fuori 2300 euro e non vega riconosciuto e visto dal giudice che sono più le uscite che l’entrata? Ma un debito da assolvere richiesto e usato per la famiglia e giusto che se ne faccia carico solo il marito ? E giusto che venga lasciata la casa alla moglie con figli maggiorenni ? Trovo tutto deprimevole un uomo che debba pagarsi tutto è mantenere anche lei ..

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