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La tenuità del fatto nel reato

24 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 febbraio 2017



Nel 2015 il codice penale si è arricchito del nuovo art. 131 bis: con tale norma viene sancita la non punibilità del reato in caso di offesa tenue.

Con l’art. 131 bis del codice penale, introdotto nel marzo 2015, il legislatore ha stabilito una nuova causa di non punibilità per i reati puniti con pena detentiva di massimo cinque anni (ovvero con la pena pecuniaria, sola o congiunta a pena detentiva). Per tali delitti il colpevole non è sanzionabile se per le modalità della condotta ovvero per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa arrecata non è stata rilevante. Scopriamo dunque cosa vuol dire la legge quando parla di tenuità del fatto nel reato.

Cosa vuol dire tenuità del fatto?

Si pensi ad esempio al reato di furto, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro [1]. La pena detentiva prevista per tale delitto, dunque, è inferiore nel massimo a cinque anni: ne deriva che il furto rientra nell’ambito di applicazione del 131 bis. Nell’esaminare il caso concreto, il giudice può accertare che il comportamento del reo non presenti modalità particolarmente gravi, oppure che il danno cagionato non sia rilevante (si pensi al furto di pochi euro o di un oggetto di scarso valore): in questo caso, ferma restando la commissione del reato, il soggetto che lo ha commesso non sarà punibile proprio per via della particolare tenuità del fatto.

La regola in esame risponde ad una esigenza di deflazione processuale. In altre parole, si cerca di ridurre l’enorme numero di procedimenti pendenti nei tribunali italiani, al fine di garantire un miglior funzionamento del sistema giudiziario.

Che significa «causa di non punibilità»?

Quando il legislatore introduce una fattispecie di reato, egli va sempre a punire l’offesa arrecata ad un determinato interesse. L’obiettivo non è solo quello di punire il colpevole, ma anche quello di tutelare uno specifico bene. Ad esempio, tramite il reato di omicidio vengono protette la vita e l’incolumità personale delle persone; con il furto si tutela il patrimonio; col reato di inquinamento ambientale si tutela l’ambiente, e così via. Ogni reato, quindi, presuppone l’offesa a un determinato interesse personale o collettivo.

Quando il legislatore stabilisce una causa di non punibilità (come quella prevista dal 131 bis), non significa che il reato non sia stato commesso. Al contrario, il reato è perfetto, l’offesa al bene protetto è stata arrecata. Tuttavia, per determinate ragioni, il reo non è punibile. Nel caso specifico del 131 bis, il colpevole va esente da pena non perché l’offesa manca, ma perché la stessa è considerata tenue dal giudice. «Causa di non punibilità», quindi, non vuol dire che il reato non c’è stato: al contrario, l’illecito si è perfezionato, ma ciò che viene meno è solo la punibilità di chi lo ha commesso.

 Quando sussiste la tenuità del fatto?

Come visto, ai fini dell’applicazione del 131 bis occorre innanzitutto che il reato in questione non sia punito con una pena detentiva superiore a cinque anni. Ad esempio, per una rapina non si potrà dichiarare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, perché tale delitto è punito con la reclusione da tre a dieci anni [2]. La tenuità del fatto va valutata considerando due parametri, espressamente menzionati dalla norma in esame:

  • le modalità della condotta;
  • l’esiguità del danno o del pericolo.

Di regola, questi criteri vengono presi in considerazione dal giudice per stabilire la pena da irrogare nel caso concreto (si veda Come si calcola la pena per un reato). In questa circostanza, invece, vengono utilizzati per stabilire la non punibilità del reo per particolare tenuità del fatto.

Quando va esclusa la tenuità del fatto?

La particolare tenuità è sempre esclusa nei seguenti casi:

  • quando l’autore del reato ha agito con crudeltà oppure per motivi abietti o futili, anche in danno di animali;
  • quando ha adoperato sevizie o ha approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche considerando l’età della stessa;
  • quando la condotta ha provocato, anche involontariamente, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

In questi casi l’offesa arrecata dal reo non è mai tenue. Il colpevole, quindi, dovrà necessariamente scontare la pena inflitta dal giudice. Inoltre, la particolare tenuità non può sussistere quando il comportamento del reo è abituale. Ciò avviene quando:

  • l’autore del reato sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza [3];
  • lo stesso abbia commesso più reati della stessa indole [4], anche se ciascuno di essi è stato considerato di particolare tenuità;
  • si tratta di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate (ad esempio il reato di maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la relazione incestuosa e così via).

Che succede ai reati commessi prima della riforma?

Che succede per i reati commessi prima dell’introduzione del 131 bis? I relativi colpevoli possono andare esenti dalla pena per via della tenuità del fatto? Riguardo alla successione di leggi nel tempo, il codice penale [5] prevede che:

  1. se un reato viene abrogato, i fatti commessi prima dell’abrogazione non hanno più rilievo penale: anche se c’è stata condanna ne cessano gli effetti;
  2. se invece a cambiare è solo la disciplina prevista dal codice penale (senza cancellazione del reato), il giudice dovrà effettuare una comparazione tra le normative che si sono succedute e scegliere quella più favorevole al reo.

È chiaro che l’introduzione del 131 bis rientra nel secondo dei casi considerati. Non c’è un’abrogazione: non viene meno la rilevanza penale dei reati rientranti nella norma. Al contrario, gli illeciti si configurano e sono perfettamente integrati, ma non sono punibili. Se quindi il giudice deve applicare la normativa più favorevole all’imputato, egli applicherà il 131 bis anche ai fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Attenzione però, perché se è intervenuta una sentenza di passata in giudicato quanto detto non potrà avvenire, in forza del disposto dell’art. 2 comma 4 del codice penale.

Che succede per i reati con soglie di punibilità?

Nel nostro ordinamento esistono alcuni reati la cui punibilità è subordinata al superamento di una determinato valore-soglia: si pensi ai reati tributari o a quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato [6]. In quest’ultimo reato, se la somma illecitamente percepita è inferiore ad euro 3.999,96, non si integra il reato penale ma si applicherà soltanto una sanzione amministrativa. Ebbene, ci si chiede se in questi casi possa applicarsi l’art. 131 bis del codice penale: in poche parole, se la soglia è superata di poco, il giudice può dichiarare la tenuità del fatto e sancire la non punibilità?

La Cassazione si è pronunciata recentemente (a Sezioni unite) sulla questione [7]. Come si è osservato nei paragrafi precedenti, la tenuità del fatto non consegue ad un accertamento circa l’offensività/inoffensività della condotta di reato. Il fatto è già offensivo: il reato è già integrato. L’accertamento che il giudice compie ai sensi del 131 bis è successivo rispetto a quello sulla presenza o meno di offensività: anzi, la valutazione del giudice presuppone l’offesa come già esistente nel fatto. Il magistrato, infatti, accerta se l’offesa (già presente) è tenue o meno: se lo è il reo non sarà punibile.

Nei reati che prevedono soglie di punibilità, il legislatore compie una scelta (a monte) di politica legislativa: in poche parole, afferma che se non viene superato il valore-soglia, il reato non si perfeziona perché l’offesa non c’è. Viceversa, se la soglia viene superata la condotta diventa offensiva e il reato si configura. Logicamente quindi, se il tasso-soglia stabilito dalla legge viene superato di poco, il giudice ben potrà (a valle) affermare che l’offesa arrecata è stata tenue: di conseguenza, potrà applicare la causa di non punibilità prevista dal 131 bis.

Cos’è l’attenuante della particolare tenuità?

L’ultimo comma del 131 bis afferma che «la disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante». Il riferimento è all’attenuante comune prevista dall’art. 62 n. 4) del codice penale, nonché ad altri specifici casi in cui la pena è diminuita per via della tenuità del fatto. In pratica, alcune volte la legge stabilisce che se l’offesa arrecata dal colpevole è di particolare tenuità, il giudice potrà diminuire la pena stabilita.

Si tratta quindi di due istituti giuridici diversi: il 131 bis esclude totalmente la pena per il reo (è una causa di non punibilità); l’attenuante della speciale tenuità diminuiscono la sanzione, che però rimane in piedi. Il legislatore, dunque, si è espresso chiaramente affermando che il 131 bis può applicarsi anche quando la speciale tenuità del fatto è prevista come circostanza attenuante del reato (si veda l’articolo Cosa sono le attenuanti).

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 628 cod. pen.

[3] Artt. 102 ss. cod. pen.

[4] Art. 101 cod. pen.

[5] Art. 2 cod. pen.

[6] Art. 316 ter cod. pen.

[7] Cass. sent. n. 13681/2016 del 25.02.2016.


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