HOME Articoli

Lo sai che? Non ho pagato le tasse: è vero che non è più reato?

Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 15 marzo 2017

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (ipotesi non aggravata): la legge sulla depenalizzazione dei reati minori e l’istanza di revoca del fondo patrimoniale possono evitare una condanna in primo grado?

Prima di rispondere al quesito posto è bene ricordare la nuova disciplina sulla non punibilità dei reati e sulle finalità perseguite con la riforma dal legislatore.

La nuova disciplina appena richiamata è stata introdotta con il decreto legislativo n. 28 del 16 marzo 2015 il quale prevede l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto con riferimento ad una serie di reati ed in presenza di determinati presupposti.

In particolare, i presupposti richiesti affinché possa essere applicata la nuova normativa sono due:

  1. la particolare tenuità del fatto. Questo presupposto ricorre quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa arrecata risulta essere di particolare tenuità. Tuttavia l’offesa non può essere considerata particolarmente tenue nel caso in cui il soggetto abbia agito per motivi abietti o futili o con crudeltà, anche in danno di animali; abbia adoperato sevizie; abbia approfittato della minorata difesa della vittima, anche in base all’età; abbia cagionato lesioni gravissime o la morte di una persona;
  2. la non abitualità della condotta. Con questa espressione s’intende dire che il soggetto a cui sia stato attribuito un determinato reato non è abitualmente dedito all’attività illecita o delittuosa. Il legislatore specifica che l’abitualità è esclusa in caso di delinquenza abituale, professionale o per tendenza ovvero qualora l’autore della condotta abbia già commesso reati della stessa indole (cioè dello stesso tipo di quello contestato) oppure nel caso in cui si tratti di reati aventi ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

La finalità perseguita mediante la riforma normativa è quella di ridurre il carico giudiziale ed evitare che si inizino processi a carico di persone che non presentano una tendenza a delinquere e che, quindi, non costituiscono un pericolo per la collettività. Proprio a tal fine è bene precisare che la nuova normativa non ha introdotto nuove ipotesi di depenalizzazione ma ha previsto, con riferimento a determinate figure di reato, la non punibilità.

Quanto alle modalità attraverso le quali gli organi competenti possono disporre la non punibilità per particolare tenuità del fatto, il legislatore distingue due ipotesi:

  1. qualora il procedimento sia ancora nella fase delle indagini preliminari, il pubblico ministero può presentare al giudice la richiesta di archiviazione se ritiene che il fatto sia di particolare tenuità ed il comportamento non sia abituale;
  2. qualora vi sia già stato il rinvio a giudizio ma il dibattimento non sia stato ancora aperto, il giudice può ritenere di applicare la nuova normativa e disporre la sentenza di non doversi procedere. Parimenti può decidere il giudice alla fine del processo se le prove acquisite durante il giudizio dimostrano che il fatto è di particolare tenuità e non è abituale.

Tanto premesso quanto alla disciplina generale vigente in tema di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il lettore dice di essere stato imputato del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nella forma non aggravata [1], che prevede la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. Stante la soglia di punibilità prevista, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte rientra tra quelli che potrebbero beneficiare della nuova normativa sulla non punibilità. Inoltre, poiché il dibattimento non è stato ancora aperto, il legale del lettore potrebbe avanzare la richiesta di non luogo a procedere. Ciononostante, oltre al limite di pena, devono sussistere anche gli altri due presupposti e, cioè, la non abitualità della condotta e la particolare tenuità dell’offesa. Ebbene, se non si nutre alcun dubbio sulla sussistenza del primo requisito (cioè la non abitualità della condotta, a meno che il lettore non abbia precedenti di questo tipo), perplessità nascono quanto alla ricorrenza del secondo requisito (e, cioè, la particolare tenuità dell’offesa) poiché, se la somma contestata al lettore è pari a 3,5 milioni di euro (ed è questo il valore che risulta dal capo d’imputazione), difficilmente l’offesa potrà definirsi “particolarmente tenue”.

In conclusione, alla prossima udienza il suo difensore potrà avanzare la richiesta di non luogo a procedere previa valutazione della sussistenza del requisito della particolare tenuità dell’offesa. Sarà, tuttavia, l’organo giudicante a decidere sulla richiesta nei limiti della discrezionalità riconosciutagli dell’ordinamento.

Quanto, invece, all’istanza di revoca del fondo patrimoniale, essa potrà essere utilizzata tra gli elementi probatori a difesa del lettore al fine di dimostrare l’assenza di dolo nel comportamento a lui ascritto, ma non è un elemento idoneo all’applicabilità della nuova disciplina.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Art. 11, co. 1, prima parte, d.lgs. n. 74 del 10.03.2000.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI