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Mancato mantenimento figlio naturale: chi lo risarcisce?

16 marzo 2017


> Donna e famiglia Pubblicato il 16 marzo 2017



Chi deve provvedere al risarcimento del figlio naturale per il mancato mantenimento nel caso in cui il genitore che lo ha riconosciuto è morto? Gli eredi?

Il risarcimento di cui si parla nella richiesta è stato sancito dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in alcune sentenze. Tali pronunce hanno stabilito due principi: il primo è che il genitore naturale è tenuto a garantire il mantenimento al figlio anche per il periodo precedente alla dichiarazione giudiziale che ha accertato la filiazione, quindi fin dal momento della nascita del figlio suddetto; il secondo consistente nell’obbligo per gli eredi del genitore frattanto deceduto di corrispondere il mantenimento accertato e determinato dalla pronuncia giudiziale.

La domanda, pertanto, deve ricevere risposta affermativa laddove il giudizio per l’accertamento della responsabilità e la determinazione del quantum sia già intrapresa contro il genitore inadempiente successivamente deceduto in corso di causa.

Potrebbe, invece, porsi il dubbio circa l’eventuale responsabilità degli eredi di quest’ultimo laddove la richiesta di risarcimento sia avanzata quando il genitore sia già scomparso. Anche in questo caso, tuttavia, la domanda di risarcimento può essere legittimamente proposta contro gli eredi del genitore argomentando dalla circostanza che la legge consente di chiedere l’accertamento della filiazione naturale contro gli eredi del presunto genitore [1]. Se, infatti, la legge consente l’instaurazione del giudizio volto all’accertamento della paternità anche in caso di decesso del genitore – citando in giudizio i suoi eredi – a maggior ragione deve essere consentita la richiesta di risarcimento danni per mancato mantenimento di un figlio naturale già riconosciuto qualora il responsabile dell’inadempimento non sia più in vita.

Per quanto concerne, infine, il limite quantitativo dell’eventuale risarcimento, corre l’obbligo di ricordare che, salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Ove necessario, il giudice può poi stabilire la corresponsione di un assegno periodico da determinarsi considerando:

  • le attuali esigenze del figlio;
  • il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • le risorse economiche di entrambi i genitori;
  • la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici Istat in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal Giudice.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Art. 276 cod. civ.

[2] Art. 155, co. 4, cod. civ.

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