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Lo sai che? Come fare a non pagare troppe tasse sui beni ereditati?

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2017

Erediterò da mia madre un villino del valore di 400.000 euro. Non vorrei pagare troppe tasse considerando anche le spese di successione. Come posso fare?

In generale la legge prevede l’applicazione della imposta di successione ai beni rientranti nell’asse ereditario. Fra i beni che possono essere ereditati sono compresi i beni immobili ed ogni altro bene mobile di proprietà del dante causa.

Dal quesito, come riportato dal lettore, si evince che la proprietaria dell’immobile, valutato circa 400.000 euro a valore di mercato, sia una signora di 82 anni, che vi siano due figli chiamati all’eredità, che entrambi abbiano a loro volta dei figli e che abbiano già fra loro regolato, verbalmente, come dividere i beni provenienti da una futura eredità. Non è dato sapere se vi siano altri beni nella disponibilità della madre che, in un futuro più lontano possibile, potrebbero costituire asse ereditario. Non è dato sapere se prima d’ora siano state effettuate donazioni nella famiglia (padre-figli, madre-figli, ecc…).

Alla luce di quanto sopra, senza considerare donazioni e altri beni diversi

dall’immobile, occorre distinguere la risposta al quesito in due parti. La prima parte relativa alla sottoposizione ad imposta di successione, in futuro, dei beni ereditati, la seconda parte relativa ai rapporti fra futuri eredi.

Per quanto riguarda il primo quesito, occorre considerare che, ad oggi, l’imposta

sulle successioni si applica ai discendenti in linea retta (madre-figli) con la franchigia di 1 milione di euro per ogni erede, pertanto se i beni nell’asse ereditario hanno valore inferiore ai 2 milioni di euro, il passaggio agli eredi del villino alla non sarà sottoposto al pagamento dell’imposta. Occorre, inoltre, ricordare che, ai fini dell’imposta di successione, la valorizzazione dei beni immobili avviene in base al criterio della rendita catastale rivalutata, che solitamente è inferiore al valore di mercato, pertanto, a maggior ragione, l’asse ereditario risulterà rientrare nella franchigia di legge e non verrà assoggettato a tassazione ai fini di detta imposta. Tuttavia, se il bene immobile non avrà i requisiti per essere considerato prima casa per gli eredi, esso sarò sottoposto al pagamento delle imposte ipotecaria-catastale, sempre sul valore della rendita catastale rivalutata, con la percentuale del 2%+1%. Pertanto ogni 100.000 euro di rendita catastale rivalutata si pagheranno 3.000 euro di imposte ipo-catastali, a meno che l’immobile ed almeno uno degli eredi non abbiano i requisiti per considerare il bene come prima abitazione, infatti in quest’ultimo caso si pagheranno le imposte di cui sopra in misura fissa di euro 200 più 200. Pertanto allo stato attuale, sempre che la normativa non cambi nei prossimi anni, la risposta al quesito sarebbe di fare assolutamente nulla. Tuttavia, il nostro Paese è spesso pieno di sorprese non sempre gradite ai contribuenti, dunque, nell’ipotesi che in un prossimo futuro vengano modificati i limiti della franchigia, le percentuali della imposta di successione e aumentate le rendite catastali, occorrerebbe valutare i nuovi dati, per come sono attualmente prevedibili, e se ne conseguisse un aumento di tassazione, cercare di individuare procedure utilizzabili per ridurre la tassazione, ma di costo contenuto, altrimenti il risparmio di imposta sarebbe superato dal costo dell’operazione. Si potrebbe, dunque, ipotizzare una vendita della nuda proprietà del bene immobile al figlio con corrispettivo di rendita vitalizia alla madre, di modo che all’apertura della successione l’usufrutto si riunirebbe gratuitamente ed automaticamente alla nuda proprietà, lasciando la piena proprietà dell’immobile in capo al figlio e senza dover presentare denuncia di successione in quanto, al momento dell’apertura della stessa la dante causa non risulterebbe più la proprietaria di alcun immobile. Detta operazione avrebbe un certo costo professionale ed economico – finanziario, però eliminerebbe anche la problematica di cui alla seconda parte del quesito, cioè l’insorgere di contrasti fra eredi. D’altro canto, se non si procedesse, invece, ad effettuare alcuna operazione in relazione alla proprietà dell’immobile, confidando che nel medio-lungo tempo non si modifichino le condizioni previste oggi dalla legge, il rapporto fra eredi dovrebbe comunque essere disciplinato al più presto possibile tramite necessarie scritture – ad esempio con un riconoscimento di debito della figlia verso il fratello – per scongiurare, non soltanto problematiche di carattere successorio fra eredi in futuro, ma anche per evitare problematiche di carattere fiscale in relazione ad eventuali accertamenti basati sul redditometro in capo alla figlia che ha ricevuto prestiti dal fratello ed ha speso denari senza aver però presentato dichiarazioni dei redditi capienti per dimostrare la propria capacità di spesa.

Articolo tratto da una consulenza del dr. Mauro Finiguerra


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