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Cosa rischio se inizio una convivenza da separata

23 Febbraio 2017


Cosa rischio se inizio una convivenza da separata

> Donna e famiglia Pubblicato il 23 Febbraio 2017



Perde l’assegno di mantenimento l’ex moglie che inizia una stabile convivenza con un nuovo compagno benché già separata.

È certamente lecito andare a convivere con un’altra persona dopo essersi separati da questa (non certo prima), ma la conseguenza è che si perde il diritto all’assegno di mantenimento. La nuova convivenza, infatti, se stabile, instaura una nuova famiglia di fatto che, come tutte le famiglie (benché non basata sul matrimonio), determina l’obbligo reciproco per i partner di assistersi materialmente e moralmente. Risultato: il mantenimento non spetta più all’ex coniuge, ma al nuovo compagno. Le due obbligazioni (quella dell’ex marito e quella del nuovo partner) non possono tra loro sommarsi, diversamente si finirebbe per agevolare la donna che, da un numero elevato di matrimoni o convivenze, ne ricaverebbe di che vivere per una vita. È questo l’orientamento costante della giurisprudenza, riaffermato da una ordinanza della Cassazione solo ieri [1], che appunto chiarisce, ad ogni donna, cosa rischia se inizia una nuova convivenza da separata.

Andare a vivere con un’altra persona, dopo essersi separati, comporta delle rinunce. La prima è all’assegno di mantenimento o a quello divorzile eventualmente percepito dall’ex marito. Ma ad una sola condizione: che la convivenza sia stabile e non occasionale. Non si deve trattare, insomma, di mera ospitalità o di un semplice e passeggero momento, magari volto solo a “testare” la coppia prima di intraprendere scelte più durature. Tra i nuovi compagni si deve instaurare, insomma, quella tipica «comunione materiale e morale» che investe le coppie sposate, determinata da sinergie, corrispondenza di intenti e, insomma, un unico indirizzo alla vita comune. Quali sono gli indizi di questa «stabilità»? La giurisprudenza non lo dice e, di certo, non è solo il tempo. Altri possono essere gli indici come, ad esempio, il trasferimento della residenza, la vendita del precedente immobile o la disdetta dell’affitto da parte di uno dei due conviventi; la partecipazione alle spese di ristrutturazione della casa comune (l’impegno economico denota anche la stabilità della convivenza), così come l’acquisto di un nuovo appartamento, ecc. Tutti sintomi che denotano la volontà di intraprendere – o di aver già intrapreso – un percorso unitario e stabile, tutt’altro che provvisorio.

In questi casi l’ex marito non può, di punto in bianco, smettere di pagare all’ex moglie l’assegno di mantenimento, ma deve prima avviare un procedimento in tribunale di revisione delle condizioni di separazione o di divorzio. Solo il giudice, infatti, può modificare un proprio procedente provvedimento. Lo dovrà fare, quindi, munito di un avvocato e notificando l’atto processuale alla ex moglie. La quale, a sua volta, avrà diritto a partecipare al giudizio con un proprio difensore. Insomma, se le parti non trovano un accordo (accordo che, anch’esso, andrà portato all’attenzione del giudice), si instaura una vera e propria causa. In tale giudizio l’ex marito deve dare prova del fatto che «la donna abbia intrapreso una nuova convivenza». Tale dato mette in discussione la legittimità dell’assegno divorzile. Ciò perché quando «il coniuge crea una nuova famiglia, anche se “di fatto”, costituita da uno stabile modello di vita in comune – magari con la nascita di figli e il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente» – allora viene meno il suo diritto all’assegno di mantenimento, se riconosciuto in precedenza, in occasione del divorzio e/o della separazione.

note

[1] Cass. ord. n. 4649/17 del22.02.2017.

Autore immagine 123rf com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 20 gennaio – 22 febbraio 2017, n. 4649
Presidente / Relatore Ragonesi

In fatto ed in diritto

Il Tribunale di Avezzano ha pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto tra S. G. e R. A. ponendo a carico di quest’ultimo l’obbligo di corrispondere alla R. un assegno mensile di Euro 250,00.
Avverso tale sentenza proponeva impugnazione il S..
La Corte d’Appello di L’Aquila, con sentenza n. 262/15, ha respinto l’appello, confermando la sentenza impugnata.
Il S. ha proposto ricorso per cassazione avverso la detta sentenza.
R. non ha resistito.
Con l’unico motivo il ricorrente deduce l’erronea pronuncia del giudice di merito per non aver la sentenza tenuto conto di quanto previsto dall’art. 5 L. 898/70 in relazione ai parametri ivi indicati per l’assegno divorzile.
In particolare si duole per non aver il giudice di Appello tenuto conto della situazione attuale della R., la quale ha intrapreso una nuova convivenza che escluderebbe la corresponsione dell’assegno a carico dell’odierno ricorrente.
La censura è fondata.
Questa Corte ha già avuto modo di chiarire che in tema di diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto, costituita da uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente. Da ciò consegue la cessazione del diritto all’assegno divorzile, a carico dell’altro coniuge, (Cass. 17195/11; 3923/12; 25845/13;Cass 6855/15).
Il ricorso va quindi accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio anche per le spese alla Corte d’appello dell’Aquila in diversa composizione.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del presente giudizio alla Corte d’appello dell’Aquila in diversa composizione diversa composizione. Si dispone in caso di pubblicazione l’oscuramento dei dati personali.


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