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Lo sai che? Che cos’è l’assegno di divorzio

Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 marzo 2017

Assegno di divorzio: i presupposti e il legame con quello della separazione.

Il fallimento del rapporto coniugale conduce inevitabilmente alla separazione di fatto e di diritto della coppia non più innamorata e solidale. Tale separazione si ottiene a seguito di un accordo oppure in Tribunale, dopo un lungo contenzioso, ma non comporta lo scioglimento del matrimonio.

Tale contratto, infatti, si risolverà soltanto con il successivo divorzio, di cui la separazione ne sarà stato soltanto il presupposto inevitabile: a seguito del divorzio, i due coniugi non saranno più tali, ma diventeranno a tutti gli effetti degli estranei.

Ebbene, come è noto un po’ a tutti, nonostante gli ex abbiano acquisito la loro totale autonomia giuridica, la legge ammette la possibilità di prevedere degli effetti successivi allo scioglimento del matrimonio e cioè rispetto al divorzio. L’effetto forse più noto di tutti è quello dell’assegno divorzile.

Vediamo insieme di cosa di tratta, perché viene disposto dal giudice e quali sono le sue modalità.

 

L’assegno divorzile: i presupposti

Secondo la legge, il giudice del divorzio può stabilire a carico di uno dei due ex coniugi, l’onere del versamento di un assegno divorzile [1].

L’assegno deve mirare al mantenimento del tenore di vita, goduto dal beneficiario, in pendenza di matrimonio [2], tenendo conto che, ad esempio, la durata dello stesso o il contributo economico apportato dal beneficiario, non sono elementi che possono ostacolare la previsione dell’assegno, ma semmai incidere sull’ammontare dello stesso [3].

Inoltre, la norma in questione, afferma esplicitamente che l’assegno è riconoscibile quando il potenziale beneficiario non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

La disposizione di legge appena richiamata, attribuisce non poca importanza alla capacità lavorativa del soggetto beneficiario.

Infatti, la giurisprudenza costante non ammette assolutamente comportamenti opportunistici o addirittura preordinati all’ottenimento dell’assegno, con i quali il beneficiario si mette sostanzialmente a carico del coniuge onerato.

Non è giustificabile, quindi, la moglie che si licenzia di proposito e che non lavora, pur potendolo fare. Non è legittimo, non rispondere alla chiamata del collocamento, confidando sull’assegno divorzile.

Tali condotte, magari unitamente ad altri elementi, possono giustificare se non l’assenza almeno una corposa riduzione dell’assegno in questione [4].

Separazione e divorzio: il legame tra i due assegni

Secondo la costante giurisprudenza sia della Suprema Corte di Cassazione sia dei Tribunali di merito, l’assegno di divorzio è determinato e stabilito indipendentemente da quanto è stato previsto nella decisione giudiziale o nell’accordo che ha disciplinato l’avvenuta separazione legale.

Si sostiene, infatti, che l’assegno divorzile, frutto di una disciplina sostanziale diversa, presupponendo lo scioglimento del matrimonio, debba prescindere dagli obblighi di mantenimento e di alimenti, già prefissati. Esso costituisce effetto diretto della pronuncia di divorzio, e in tal senso è del tutto indipendente.

Inoltre,  l’attribuzione o meno del descritto onere non può essere esclusa, solo perché negli accordi di separazione i coniugi non avevano previsto il versamento del mantenimento alla moglie, dovendo comunque il giudice procedere alla verifica del rapporto, alle attuali condizioni economiche delle parti ed in relazione al pregresso tenore di vita coniugale [5].

Tuttavia, non si può neanche negare, che l’assetto economico derivante dalla separazione, non possa rappresentare, almeno, un indice di riferimento oltre che un elemento di valutazione, per la determinazione dell’assegno divorzile [6].

note

[1] Art. 5, comma 6 Legge 898/1970

“Con la sentenza che pronuncia lo  scioglimento  o  la  cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare  ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di  quello  comune,  del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti  elementi  anche  in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non  puo’  procurarseli per ragioni oggettive”

[2] Cass. sent. n. 2156/2010.

[3] Cass. ord. n. 21597/2014.

[4] Cass. ord. n. 24324/2015 – sent n. 2546/2014

[5] Corte di Appello di Palermo sent. n. 1902/2015.

[6] Trib. di Frosinone 397/2016 –  Cass. sent. n. 25010/2007 – 22500/2006.


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